Kalaallit Nunaat / Au Revoir – Memories From Desolate Battlefields…

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È uscito all’inizio di quest’anno in formato tape, dopo essere stato originariamente pubblicato in formato cd nell’aprile del 2018, sempre sotto l’egida della nostrana This Winter Will Last Forever, questo split, che vede impegnati due progetti solisti provenienti dal più profondo underground tricolore e probabilmente poco noti a più. Si tratta di Kalaallit Nunaat e Au Revoir, provenienti rispettivamente dalla Puglia e dalla Lombardia e facenti capo il primo a Luigi Andrea Scopece, impegnato anche nel progetto Shine Of Menelvagor, e il secondo ad A., già nella one man band Talv. Kalaallit Nunaat ha alle spalle due demo, nelle quali aveva proposto i due pezzi ora compresi in questa release. Il nome del progetto significa “Terra degli Uomini” ed è la denominazione della Groenlandia nella lingua groenlandese indigena, kalaallisut.

Le due canzoni qui presenti sono brani di lunga durata, in equilibrio tra assalti di raw black metal nella più classica vena scandinava dei primi anni novanta, dalle sonorità alla registrazione dannatamente grezza ed artigianale, qualche squarcio atmosferico più vicino al depressive e diversi momenti di autentica matrice ambientale, che evocano un feeling grigio ed introspettivo, nell’intento, come recitano le note all’interno del booklet di “onorare i valori morali dei tempi antichi”. L’impostazione e la resa finale sono molto tradizionali ed i pezzi sono costruiti sulla giustapposizione e sull’alternanza sistematica tra passaggi più violenti e canonicamente black ed altri decisamente e puramente ambientali, senza che in realtà le due anime del progetto riescano in effetti mai a compenetrarsi completamente. Tuttavia se amate il black metal nordico più selvaggio e primordiale, alla Ildjarn per intenderci, e le sperimentazioni ambient più minimali ed essenziali alla Neptune Towers, in queste due canzoni troverete sicuramente degli spunti interessanti. Au Revoir invece a quanto pare è al suo debutto assoluto e presenta un unico pezzo di lunghissima durata (quasi diciannove minuti), che galleggia tra black metal atmosferico, derive depressive e qualche squarcio shoegaze e post-black: non è un caso che il nostro A. citi tra le sue influenze musicali realtà come Trist, Lifelover, Coldword e Paysage D’Hiver, perchè in questi pezzi si possono in effetti trovare tracce e contaminazioni della musica di ciascuno di questi gruppi.

“In Memory Of An Ephemeral Sunshine” appare a tratti più fluida rispetto alle canzoni proposte da Kalaallit Nunaat ma ne ripropone in sostanza le medesime coordinate stilistiche e ne ricalca il medesimo andamento caratterizzato dall’alternanza insistita tra assalti furiosi e soste riflessive, con un approccio forse meno rabbioso ed istintivo, che tende a privilegiare soluzioni più pesanti, paludose e nebbiose, soprattutto nella seconda metà della canzone che si fa particolarmente plumbea ed opprimente. “Memories From Desolate Battlefields…” è certamente un prodotto canonico e per molti versi prevedibile, con riferimento ad entrambi i progetti coinvolti nello split, ma non per questo meno affascinante o privo di momenti emotivamente coinvolgenti, specie nei passaggi più intrisi di dolorosa malinconia, tra cadaveri sepolti sotto una bianchissima coltre di neve, in un paesaggio artico e desolante. In ogni caso si tratta di una testimonianza dello stato di forma attuale della scena underground nostrana, quella più genuina e ruspante, il cui ascolto è consigliato se siete amanti di questo genere di sonorità. “And illusion, the only treasure will remain in my cold hands, in an ephemeral vesper”.