Nachtmystium – The World We Left Behind

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Strane e fumose le vicende umane e artistiche di Blake Judd (Twilight, Hate Meditations, ecc…), musicista attivo da anni nella scena USBM e non solo, la cui principale creatura, Nachtmystium, è da tempo, e con merito, fra le teste di serie mondiali del genere, grazie ad album coraggiosi, progressivi e soprattutto dannatamente piacevoli all’ascolto. I continui rumors di reati, (tossico)dipendenze varie e condanne penali eventuali avevano rapidamente portato Blake alla decisione forzata di concludere l’avventura della band, coronandola con la pubblicazione, via Century Media, di questo ultimo, emblematico “The World We Left Behind”, testamento artistico che, a quanto pare, è invece il manifesto di un nuovo inizio a tutti gli effetti. Fatta pulizia fuori e dentro di sé (o almeno è ciò che sinceramente gli auguro), Judd ha ripreso in mano le redini psichedeliche ma sempre oscure che caratterizzano la band, attiva da ormai tre lustri, sintetizzando in sostanza tutto quanto di buono e valido ha caratterizzato gli album precedenti in una manciata di brani assolutamente validi e funzionali. Come sempre il ruolo del protagonista lo interpretano le diverse intelaiature armoniche di chitarra, con quel tipico sound contemporaneamente liquido e granulare, a cavallo fra echi psych e iconoclastia black. Rispetto al tutto sommato spento e regressivo “Silencing Machine”, “The World We Left Behind” appare connotato da un grande slancio vitalistico, suscitando termini quali redenzione, riscatto, rinascita, come confermano per altro le lyrics dell’iniziale “Fireheart”, manifesto della fenice che risorge dalle fiamme… dell’inferno! Giustapponendo momenti lineari e aggressivi (“Into The Endless Abyss”, “On The Other Side”) ad altri più melodici e mutevoli (“Tear You Down”, “Epitaph For A Dying Star”), l’album scorre bene e senza particolari soluzioni di continuità, facendosi apprezzare a ogni ascolto, grazie alla sua stratificazione sonora, ricca e trasversale. Stando così le cose i Nachtmystium non avrebbero potuto concepire ritorno discografico migliore, confermando e superando loro stessi sotto tutti i punti di vista, a discapito delle fosche premesse di partenza. Perciò non si può che concludere con l’ormai classica citazione: “la fine è il mio inizio”.

REVIEW OVERVIEW
Voto
80 %
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