Torresian Call / Welldweller – Split Tape

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La scena raw americana non smette ormai da anni di alzare l’asticella della sua follia e violenza in musica, cercando sempre di esprimere la propria disperazione verso il mondo e la vita attenendosi ad un linguaggio ormai diventato iconico. È il caso questo del nuovo split tra i Torresian Call, provenienti dalla terra dei canguri ma fedeli ad un certo modo di intendere il black tutto a stelle e strisce, e i Welldweller, altra realtà che prende a piene mani da progetti quali i Bekëth Nëxhëmu. Lo split è composto da cinque pezzi invero piuttosto brevi dei Torresian Call, al loro debutto, e una lunga traccia di oltre dieci minuti dei Welldweller. Dopo una intro dark ambient ben riuscita, gli australiani si gettano nella mischia partorendo schegge raw black in cui la batteria sembra quasi un soffio di vento, le chitarre ronzano continuamente in power chords e palm muting che talvolta ricordano un certo black’n’roll di scuola americana, e la voce altro non fa se non urlare senza capo nè coda nel microfono. Il tutto condito da una registrazione più che orrenda, come da tradizione. Insomma nulla di distante da tanti altri album raw black’n’roll, eppure piacevole per gli amanti del genere che non si stancano mai di un po’ di sano headbanging, magari dopo la solita giornata frustrante al lavoro.

Ma tutto cambia con l’ultima traccia, stavolta dei Welldweller. Si viene subito travolti da un forte rumorismo, come se ci fosse una grandinata sul microfono, mentre accordi funerei scandiscono i ritmi folli della batteria. I suoni bassi sono praticamente inesistenti, mentre si viene investiti da una voce roca e lamentosa, che urla la propria disperazione a qualche divinità cosmica. La registrazione è decisamente peggiore della prima parte dell’album, ma contribuisce a creare un senso di oppressione e di impotenza verso questa continua scarica di malvagità, che penetra nel nostro animo come una scheggia nera. Il tutto incentrato su un forte minimalismo, proprio perché le sequenze di accordi e i ritmi della batteria rimangono praticamente identici per svariati minuti, ma ciò aiuta a creare una sensazione di disagio che permea tutto il brano. L’unica pausa è un intermezzo arpeggiato verso i minuti finali, che tuttavia è solo un piccolo momento di respiro prima di riprendere con l’ultima scheggia di violenza, che stavolta abbandona definitivamente l’ambient per gettarsi in un black più puro e oscuro che mai. In definitiva, uno split che qualitativamente pende tutto verso il lato B, davvero ben riuscito, e che rimane forse troppo ancorato a certi stilemi preconfezionati nel lato A. Assolutamente consigliato, ma solo a metà.