Nomi come Symbiosis, Reflection, Anhedonism, Stridor Absonus si caratterizzano tutti per la medesima provenienza: Valerio Orlandini, una mente dalla creatività frenetica, per non dire a tratti malata – basta ascoltare lo sperimentalismo estremo e disturbante di Stridor Absonus per capire di cosa parlo – e soprattutto fertile e dedita all’”espressione vera” come poche persone. Sentiamo come ha risposto ai quesiti di questa intervista.

Salve Valerio: è per me un piacere e un onore darti il benvenuto a Bmik. Una sorta di “indice-non-scritto-delle-domande-da-porre” richiede come primo passo l’introduzione dei tuoi progetti: essendo tutti molto interessanti, vorrei porti domande generali, cercando anche di toccare i punti salienti di ognuno… prego, a te la parola!

È anche per me un vero piacere presenziare su queste pagine e ti ringrazio dello spazio concessomi. Sono lieto di presentarmi spendendo alcune parole su ciascuno dei miei progetti. – Symbiosis: senza dubbio l’entità più importante da me creata. È un progetto di musica ambient nato concretamente verso la fine del 2005, nonostante fosse tempo che pensavo a intraprendere questa avventura. Inizialmente ero principalmente alla ricerca di uno stile non dissimile da quello di artisti quali Burzum, Mortiis e Vinterriket. In seguito, ampliando i miei orizzonti, musicali e non, e scoprendo tante altre forme di sperimentazione elettronica, ho pian piano intrapreso una strada più personale e dalla meta ignota, tanto che per le uscite future non è assolutamente detto che si tratterà ancora di ambient, ma potrebbe esservi un’evoluzione verso lidi multicomprensivi per quanto concerne l’elettronica. Inoltre, credo che con questo progetto il tempo dei demo, degli split e dei cdr sia finito. A parte una raccolta di vecchio materiale, mi auguro che tutti i nuovi lavori di Symbiosis, sempre che ve ne saranno, potranno godere del supporto di una label professionale. Per contatti: www.symbiosis.tk – Reflection: questo progetto inizialmente iniziò come uno sfogo. Nel 2005 registrai un demo di raw black noise chitarristico, quasi per niente distribuito, e diedi Reflection come nome a questa entità. Era un progetto che ormai pareva morto e sepolto, ma lo resuscitai in chiave atmosferica e purissimamente ambient verso la fine del 2006. È un’entità che è molto giocata sull’improvvisazione, nonostante i nuovi brani siano molto più meditati che nel passato. Probabilmente è ritornato alla luce in seguito allo spostamento che ho effettuato con Symbiosis verso nuove influenze, dato che credo proprio di avere bisogno di un progetto ambient. Attualmente sto lentamente componendo nuovi brani, forse per un futuro split. Per contatti: www.reflectionlair.tk – Anhedonism: questo non è un progetto solista, ma un gruppo che ho fondato insieme ad Axurnas dei blackster Ravish Nocturne, un grandissimo amico e un eccelso musicista. Sicuramente anche questo va considerato, come importanza, alla stregua di Symbiosis. Il genere proposto è poco definibile, potremmo vagamente dire che si tratta di industrial ambient con influenze ebm e apocalyptic folk. La genialità sconfinta del mio amico Axurnas unita alla mia sensibilità verso l’atmosfera ci sta permettendo di fare grandi cose. È in uscita per una label francese il primo demo. Per contatti: www.anhedonism.tk – Stridor Absonus: si tratta di un progetto di noise dark ambient, ed è la prima esperienza “musicale” che abbia mai avuto. Iniziai nel 2003, e negli anni successivi ho realizzato 3 demo/full-lenghts. Non avevo la minima idea di come il pubblico potesse prendere certa non-musica, e questo dubbio mi paralizzò a tal punto che attesi oltre 3 anni per far sentire in giro i miei lavori. La reazione fu sorprendente: le atmosfere perverse di questo progetto non hanno mancato di shockare molti ascoltatori. Questo progetto segue un concept apocalittico: il prossimo disco, sul quale lavoro da due anni e più, e che dovrebbe vedere la luce quest’anno, sarà l’ultimo. Poi sarà tutto finito. Per contatti: www.stridorabsonus.tk Per onor di cronaca, sono stato impegnato in un paio di altri progetti: Misein, raw synth black metal, e Wild Boar, ambient medioevale. Ma si è trattato di esperienze minori, i progetti più importanti li hai correttamente messi in luce.

Il termine Symbiosis pare indicare una sorta di rapporto comunicativo tra due entità: è così? Di cosa si tratta esattamente?

Biologicamente, la simbiosi è un rapporto tra due forme di vita attraverso il quale entrambi gli organismi godono di vantaggi che non avrebbero vivendo da soli. Si differenzia dal parassitismo in quanto quest’ultimo è invece un rapporto nel quale uno dei due organismi trae vantaggi, l’altro viene danneggiato. Non è uno sfoggio di conoscenza quello che ho appena fatto, ma è la chiave per capire il mio nome: la simbiosi che auspico è quella tra uomo e Natura. È sotto gli occhi di tutti che tra queste due entità al giorno d’oggi il rapporto è di puro parassitismo, con l’uomo ovviamente che fa la parte del parassita. Non ho certo la presunzione di ristabilire un rapporto simbiotico per mezzo della mia musica (non faccio come alcuni gruppi black metal che sono convinti di “invertire il flusso cosmico” o di “generare il caos” attraverso un cdr), ma dato che il progetto Symbiosis parla di me, credo che sia una buona presentazione delle mie concezioni. La Natura è essenziale per la vita dell’uomo, ma anche quest’ultimo potrebbe darle tanto, se soltanto avesse uno spirito davvero in contatto con essa. E poi, sarei un ipocrita a non dire l’altro motivo per cui ho scelto Symbiosis come nome per il mio progetto: secondo me suona benissimo. Significato e significante entrambi perfetti: potevo scegliere meglio?…

Tradizione e novità, “classicismo” e sperimentalismo: credo che si possano trovare entrambi questi elementi nelle tue composizioni, accentuate nei singoli progetti in modo diverso. Secondo te però, qual è il rapporto tra “antichi” e “nuovi”, tra classico e sperimentale: estendiamo la domanda non solo alla tua musica, ma alla tua complessiva visione.

Credo che in ogni cosa, in particolar modo nell’Arte, esistano tre possibilità: Tradizione, modernità ed Avanguardia. Spiegare che cosa intenda per i primi due termini, in una webzine black metal è scontato: nel caso, rimando chiunque alle più che citate opere di Evola e Guenon. Se si guarda bene, Tradizione e Avanguardia non sono due concetti antitetici, ma sono conciliabili senza contraddizioni. La modernità è un modo (a mio parere errato) di concepire la realtà nella quale si vive, l’Avanguardia è una sorta di guardare oltre il Kali-Yuga. Anche molti dei mezzi tecnologici e scientifici del giorno d’oggi, tanto demonizzati da gente che poi, senza certi progressi, sarebbe morta da piccina per una banale polmonite, non sono direttamente “moderni”, ma semmai concepiti in senso moderno da questa società. Per capire cosa dico, basti pensare al Giappone tra Ottocento e primo Novecento, dove a una civiltà assolutamente Tradizionale si associava un progresso tecno-scientifico con pochi pari nel resto del mondo. L’Avanguardia è il cercare oltre, è non fossilizzarsi su posizioni precostituite a tutti i costi, è la “rivoluzione nella rivoluzione” (concetto assolutamente apolitico, per quanto di reminescenza maoista): lo stesso Taoismo, tra le somme dottrine orientali della Tradizione, condanna nel libro di Chuang-Tzu chi è convinto di vivere ancora in tempi passati, essendo cieco di fronte alla realtà della propria era. Questa consapevolezza può portare a una reazione del tutto diversa dal rassegnarsi a vivere passivamente in questa bieca epoca moderna. Come esempio, potremmo pensare all’Archeofuturismo del Faye, con estrema pertinenza avvicinato anche da Argento all’idea sulla quale si basa il black metal (almeno gli sviluppi eruditi degli ultimi anni). Dopo questo delirio, torniamo alla tua domanda: vedo i concetti di classico e sperimentale come affini, e non come antitetici, per cui per me è assolutamente normale unire questi elementi nella mia musica. I motivi di questo, credo di averli sommariamente espressi poc’anzi.

Ogni espressione artistica tende in modo più o meno esplicito a esprimere sentimenti che richiamano una precisa visione del mondo: così il black metal e l’ambient o il noise sperimentale. Tu cosa intendi esprimere con la tua arte?

Con la mia musica esprimo solo e unicamente la mia visione del mondo, ed è questo un altro motivo per il quale non voglio fossilizzarmi su un solo genere, con il rischio conseguente di venire identificato con un’ottica standardizzata e che assolutamente non mi appartiene. Questo mi ha causato spesso non pochi problemi, dato che mi è capitato di fare affermazioni non conformi a nessuna ‘scena’, in particolare a quella black. La cosa più paradossale è che Symbiosis (ma anche in generale la mie serie di progetti) non ha mai fatto black metal, quindi è ancora più assurdo volermi associare -concettualmente- a un modo d’intendere la musica che, al massimo, mi appartiene come ascoltatore, ma non certo come autore. Passando alla seconda parte della tua domanda, con la mia musica vorrei esprimere una decisa varietà di emozioni, e soprattutto vorrei coniugare l’intimismo con una certa universalità. Il mio sogno sarebbe quello di pubblicare musica in forma anonima, proprio perché mi piacerebbe scavare a fondo non soltanto dentro me stesso, ma in qualunque ascoltatore dedicato, senza che nessuno collegasse necessariamente un mio brano al mio nome o a un progetto in particolare. Sicuramente nella musica tendo a riversare molta malinconia e nostalgia, ma sono aperto a un ampio raggio di possibilità, in gran parte ancora inesplorate.

Mi collego alla domanda di prima; vorrei sapere cosa ne pensi a proposito di queste parole di Picasso: “L’arte non è la verità, ma una bugia che ci aiuta a comprendere la verità”.

Confesso di non conoscere questo aforisma, che presumo sia anche piuttosto noto. Leggendolo comunque, mi sono trovato pienamente d’accordo. L’arte è effettivamente un modo fittizio di vedere la realtà, un’artificiosità che, in una vita pura, sarebbe soltanto dannosa. Sono assolutamente all’opposto del dandy per cui “l’arte è tutto” (nonostante sia un accanito lettore degli autori rifacentisi all’Estetismo). Troviamo una visione del genere anche nei testi fondamentali del Taoismo, verso i quali nutro profondo rispetto e che mi hanno aperto una strada interiore incredibilmente ricca. Ma, in un mondo in cui si è persa l’armonia, credo che l’arte possa costituire un primo passo verso un’analisi spirituale che dovrà poi procedere senza di essa. È questo sia il motivo per il quale io mi cimento in attività che possono essere definite artistiche, sia perché provo molta attrazione verso i prodotti artistici di chi vede nell’arte qualcosa di totalizzante – costoro hanno sicuramente capito più cose del borghese materialista che vede l’arte, al massimo, come una possibile lauta fonte di guadagno. Bramo di arrivare a un giorno in cui non avrò più bisogno dell’arte.

Come ti sei avvicinato a questa musica così difficile da ascoltare e così complessa da interpretare? Cosa esprime per te il noise sperimentale? Con la musica Stridor Absonus e Anhedonism cosa intendi trasmettere al pubblico?

Mi sono avvicinato alla musica estrema sperimentale attraverso il black metal. Anche se mi ricordo che, quando ancora non lo ascoltavo, rimasi colpito dalla lunga suite ambient che c’è in “Filosofem”, questo fattomi ascoltare da un caro amico. Quel modo completamente differente di concepire la musica, quell’avvicinamento all’arte astratta, mi aveva interessato come poche altre cose. Poi ci sono anche molti altri stimoli musicali, distanti dal black metal, che mi hanno avvicinato e mi fanno tuttora scoprire nuovi campi della musica sperimentale. Il noise sperimentale è come un urlo disperato nei confronti di un mondo senza punti di riferimento. Non credo proprio sia musica, e anche il suo intrinseco valore artistico è decisamente latitante. Tuttavia è un segno, sublime e criptico, del nostro tempo. Ed è per questo che ha catturato la mia attenzione. Voglio che Stridor Absonus assurga a una sorta di documento di un certo clima epocale, e di una possibile conclusione apocalittica di tutto ciò. Riguardo ad Anhedonism, il discorso è radicalmente diverso. È vero che questo progetto ha velate influenze noise, ma si tratta di musica a tutti gli effetti, e probabilmente in futuro prenderà una svolta anche più melodica. Anhedonism è nato senza un perché preciso, semplicemente dall’unione delle mie intuizioni con quelle di Axurnas. È un progetto denso e stimolante proprio perché è ricco di significati ma nessuno sa dove porterà in futuro. L’intenzione è quella di creare qualcosa di interessante tanto musicalmente quanto concettualmente, e devo dire, senza finte modestie, che se i prodromi sono rappresentati dal demo che sta per uscire, beh, ne vedremo delle belle!

La sterilità e la ripetitività artistica sono al giorno d’oggi, sfortunatamente, caratteristiche che risaltano sempre più spesso nei lavori delle band. Tu personalmente da cosa riesci a trovare l’ispirazione per la tua musica?

Le influenze indirette sono costituite da ogni cosa mi catturi l’attenzione nella vita di ogni giorno. Se voglio però concentrarmi sulle fonti di ispirazione, per così dire, dirette, posso citarne due: musica e letture. Sto scoprendo in questo periodo tantissimi generi diversi, e così come sono molti i difetti comuni a tutte le scene, allo stesso modo si trovano artisti eccezionali quasi ovunque. Ultimamente sono stato catturato dalle frange più creative della techno, così come da estremismi quali il crust, lo sludge e l’hardcore più deviato, che spesso ha fatto felici nozze con l’ambient. Inoltre, sto scoprendo il piacere dell’orecchiabilità tipica del pop: perché demonizzare, come spesso accade, un brano solo perché è “easy”? Nell’elettronica è essenziale coniugare semplicità e strutture cerebrali, per cui il pop mi sta aiutando molto. In ogni caso, di grandi uscite e di capolavori ce ne sono tutt’oggi, la grande musica non è finita né negli anni ’70, né nei ’90. Basta rendersi conto che un genere difficilmente può essere una fucina senza fine di grandi artisti, e se si ha voglia di capolavori bisogna ampliare i propri ascolti. Si può anche ascoltare un solo genere, non sono un estremista dell’open-minded a tutti i costi: l’importante è poi non lamentarsi perché si sentono sempre le solite cose e non vi sono più capolavori. In campo ambient, per restare in argomento, sono rimasto shockato da “Senza Ritorno” di Giuseppe Dal Bianco, flautista professionista e pittore d’avanguardia che ha realizzato questo cd nel 2005, poco fa dunque. E secondo me è uno dei più grandi dischi che mi sia mai capitato di ascoltare (per info: www.giuseppedalbianco.it); riflettiamo: recente, italiano, capolavoro. Basta cercare e lamentarsi di meno. Riguardo alle letture, nonostante la mia vastità di interessi, è la poesia che mi ispira di più. Sto pensando di fare nel futuro una vera opera multimediale, che unisca musica, poesia, foto. Ecco, quasi dimenticavo: la fotografia paesaggistica, da me effettuata in prima persona, è un’altra forte influenza. O meglio: la reale influenza è costituita dai luoghi dove vivo. Oscillo tra Firenze e l’Appennino Emiliano, e tengo a precisare che tutte le cover dei miei dischi non sono immagini fregate da Internet, ma scatti personali che, ancora prima di essere delle foto, sono luoghi che ho scolpiti dentro.

Qualche parola sull’attuale situazione italiana in ambito culturale e musicale (in particolare concernente il Black metal)… Credi che l’uomo sia irrimediabilmente in un periodo di decadenza degradante e progressiva o ci sono delle speranze?

No, non credo che ve ne siano. Sono fermamente convinto che ci troviamo nella fase terminale del Kali-Yuga. Tutti i tentativi di uscire anzitempo da questa quarta età sono inutili, a partire da certe ideologie del Novecento che, a mio parere, non sono state che altri sintomi della nostra epoca, e ben poco di più. Riguardo alla situazione culturale italiana, trovo che sia in un momento di stallo, ma ultimamente sembra che qualcosa si stia muovendo. Non dimentichiamoci che nel passato vi sono stati decenni su decenni di vuoto culturale e artistico, seguiti da nuove rinascite. I più grandi letterati italiani del Novecento sono tristemente scomparsi solo da poco, e non è escluso che giunga nei prossimi tempi una generazione ben più valida di quella di Faletti e Moccia. Stesso discorso per le arti figurative. Per quanto concerne il black metal, dubito che vi sarà mai una rinascita del genere che lo riporti ai vecchi fasti. Mi fa ridere chi sostiene, ogni qualvolta esca un disco decente, che c’è una rinascita del black. Quando ascolterò capolavori che, qualitativamente parlando, si potranno accostare a “Nemesis Divina” o “Hvis Lyset Tar Oss”, allora riconoscerò la possibilità che il genere sia rinato. Ma dato che a negare questa remota possibilità sono primi fra tutti gran parte di coloro che propongono black, beh, forse è meglio volgere lo sguardo altrove. Con questo è comunque innegabile che vi siano artisti attualmente, come Spite Extreme Wing, Forgotten Tomb, Trivmphvs Mortis e pochi altri, che sono a dei livelli eccelsi. Ma, secondo me, il più grande gruppo nato nella scena black metal italiana (e non solo, trattandosi dei miei preferiti in assoluto), e che ora ha intelligentemente esplorato nuovi terreni, sono i Tronus Abyss. Credo che siano tra i pochi a fare davvero Arte, e ad avere un valore che, con molta disinvoltura, accomuno senza problemi a quello, sconfinato, di Vikernes e dei fratelli Botteri (menti degli In the Woods…). Nel resto del campo musicale, ricordo Giuseppe Dal Bianco, anche pittore fra l’altro, citato nella risposta precedente. E poi come dimenticare gli Ianva? E tanti altri… L’Italia può ancora giocare un grande ruolo nel panorama culturale mondiale, ne sono certo.

Cosa si può aspettare il tuo pubblico nei prossimi mesi? In questa enorme varietà di progetti, hai ancora idee da proporre, nuove carte da giocare?

Quando non avrò più carte da giocare, smetterò ogni attività. Non me lo ha detto il medico di suonare, per cui fin quando lo faccio voglio proporre qualcosa che l’ascoltatore non trovi da altre parti. Ridurrò drasticamente le uscite, in quanto non voglio finire come l’ennesimo musicista mediocre ma ‘sincero’ che fa un demo al mese. Mi concentrerò su Symbiosis ed Anhedonism. Riguardo al primo, sto collaborando con lo scrittore giapponese Kenji Siratori (uno degli autori prediletti da David Bowie), sta uscendo fuori un disco allucinato. Sulla mia industrial dark ambient, nuova incarnazione di Symbiosis, c’è questo pazzo che recita i suoi racconti cyber-fantabiologici in giapponese! Sarà un autentico viaggio verso una dimensione alienante. Con Anhedonism ci saranno forse dei live, anche all’estero, e in ogni caso nuovi brani, che lentamente formeranno un nuovo disco, sul quale io e Axurnas puntiamo tantissimo. Mi piacerebbe poi molto, se qualcuno me ne darà la possibilità, di realizzare intro/outro o intermezzi per dischi di qualsiasi genere, purché sia musica sentita e con una certa atmosfera. Sembra un desiderio infimo rispetto ai progetti poc’anzi esposti, ma mi farebbe davvero piacere entrare in simbiosi con la musica di qualche artista che apprezzo. Ah, dimenticavo, farò alcune spoken vocals per il nuovo album degli Svarrogh (folk black metal d’avanguardia), sarà un’esperienza nuova.

Ti ringrazio per la tua partecipazione e disponibilità: concludi come preferisci e a presto!

Dunque, cosa potrei scrivere? I contatti li ho lasciati nella prima risposta, a rigraziarti ti ho ringraziato… hmm, un saggio sul teatro sintetico di Marinetti? Un parallelo tra D’Annunzio e Mishima? Un sunto delle opere di Buzzati? Un’introduzione al raggismo russo? Mah, mi sa che se qualcuno è arrivato fin qui sarà già stanco abbastanza, per cui passo e chiudo!