Burzum – Hlidskjalf

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Opera ultima (durante la carcerazione) di Varg Vikernes, da molti a torto trascurata e snobbata, “Hlidskjalf”, al contrario, come ogni parto della mente immaginifica del Conte, costituì (e costituisce tuttora, basti ascoltare le ultime fatiche di Vrolok e Wrath, pesantemente influenzate da questo album) il punto di partenza per le produzioni successive di decine di altre bands. Questo disco prosegue ed approfondisce il discorso intrapreso nel precedente “Daudi Baldrs”, estremizzandone ulteriormente la linearità ed il minimalismo sonoro, anche se manca, a tratti dell’epicità di quel lavoro, salvo sporadiche eccezioni, come la seconda traccia “Der Tod Wuotans”. L’ambient proposto dal Conte in quest’album è per molti versi accostabile a quello del primissimo Mortiis, spogliato di ogni orpello medievaleggiante: lunghe e monotone note di dolore, inframmezate da sprazzi di colore dalle tonalità invariabilmente oscure, che evocano immagini struggenti di un popolo mitico di Dei ed eroi, destinato mestamente alla decadenza e all’oblio. “Die Liebe Nerpus”, con i suoi suoni vagamente folk, è una parentesi quasi spensierata, che si stempera immediatamente nella cupa e rassegnata disperazione della successiva “Frijos Einsames Trauern”. La parte centrale del cd è quella che sprigiona le immagini più nitide e potentemente evocative, mentre tale forza di suggestione perde intensità nei pezzi finali, meno ispirati ed eccessivamente ripetitivi. A tratti il mood si fa soffuso, oserei dire delicato, ma si tratta di una delicatezza ombrosa, che sa di morte, costantemente accompagnata dalla sensazione oppressiva e malinconica della fine imminente ed irrimediabile di un’epoca vagheggiata e di certo mai esistita, evocata ed accarezzata, desiderata ardentemente in quella che resta una fantasiosa rievocazione mitica dell’Età dell’Oro vichinga: Varg Vikernes suggella (prima dell’uscita dalle patrie galere e della ripresa del progetto Burzum) la sua irripetibile parabola compositiva con quest’ultimo tassello dal sapore apocalittico ed insieme impregnato di un intenso e poetico lirismo. Splendidi i disegni che corredano il booklet; allo stesso tempo eterei ed angoscianti, accompagnano alla perfezione la conclusione della fantastica cosmogonia in musica concepita da un personaggio tanto discusso come uomo quanto (almeno a mio giudizio) assolutamente geniale come musicista.

REVIEW OVERVIEW
Voto
75 %
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TRACKLIST <br> 1. Tuistos Herz; 2. Der Tod Wuotans; 3. Ansuzgardaraiwo; 4. Die Liebe Nerpus; 5. Frijos Einsames Trauern; 6. Einfuhlungsvermogen; 7. Frijos Goldene Tranen; 8. Der Weinende Hadnur <br> DURATA: 34 min. <br> ETICHETTA: Misanthropy Records <br> ANNO: 1999 burzum-hlidskjalf