Devastator – Baptised In Blasphemy

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Attitudine alla Motörhead, sognando i Judas Priest ma ammiccando agli Exploited, con un retrogusto vintage alla Venom, senza tuttavia dimenticare primissimi Metallica e Slayer? Si può, e i Devastator ne sono l’esempio eclatante. Veneratrice del culto della capra, la giovane band di Derbyshire, UK, fa il suo esordio sulla lunga distanza, dopo la pubblicazione di una demo, un live album e un singolo. Effettivamente su un disco come “Baptised In Blasphemy” ci sarebbe poco da dire, in quanto ci troviamo di fronte all’ennesimo platter di breve durata (appena venticinque minuti) che recupera lo speed metal old school, infarcito con una sacrosanta dose di attitudine black nichilista (soprattutto per quanto riguarda liriche e vocals), e trae a tutti gli effetti le sue influenze principali dal punk e dall’heavy metal d’annata. Caproni e zolfo, con qualche spruzzata di whiskey ogni tanto, è ciò che trasuda da ogni singola traccia del disco, che scorre via alla velocità della luce. I brani sono praticamente tutti simili, caratterizzati da riffing incessante e ritmi sostenuti, e creano una sana confusione generale, senza però picchi d’eccellenza: il disco staziona su un livello qualitativo medio e rimane nei ranghi del genere, nell’ambito di un panorama di proposte simili praticamente immenso.

Non si tratta di una critica ma di una constatazione, che si palesa minuto dopo minuto con l’ascolto del disco, che finisce come parte, ad eccezione di “Spiritual Warfare”, unico pezzo che si distacca leggermente dagli schemi ben rodati dalla band, grazie al flavour più oscuro che ricorda vagamente i Misfits più noir. L’opener “Howling Night” è ciò che hanno insegnato Lemmy & Co. in tutta la loro carriera discografica, ossia che un riff di una semplicità disarmante può risultare vincente pure se viene riproposto all’infinito, mentre le seguenti “Worship The Goat” ed “Hail Death” sono il perfetto mix tra i Metallica di “Kill ‘Em All” e i primissimi Slayer: up tempo sparato in faccia senza un minimo di ritegno e riffing tagliente come cesoie, per quattro minuti di headbanging assicurato. Tuttavia la band non si nasconde e la pillolina della buona notte sta nel mezzo del disco, con l’accoppiata “Send Them To Hell” e “Death Slut”, meno di tre minuti se si sommano entrambe: velocità pazzesche e groove da messa nera, conditi da ignoranza e invocazioni al maligno attorno al fuoco. Se pensaste che i nostri abbiano già dato tutto però vi sbagliereste: “Spiritual Warfare” infatti dimostra che la band sa pure ragionare, senza per forza utilizzare velocità supersoniche, e partorisce un’ottima song che da sola vale il prezzo dell’acquisto, grazie a un guitarwork classicamente metal, dal sapore maideniano, ed atmosfere oscure degne del miglior thrash metal della bay area, complice un ritornello epico e melodico.

I Devastator non aggiungono nulla al già inflazionato scenario black/thrash/speed ma suonano con onestà, senza scimmiottare nessuno, e sono capaci di rendere la loro proposta comunque fresca e piacevole da ascoltare, preferibilmente davanti a una cassa di birra con qualche amico fanatico degli anni ottanta. Ottimamente prodotto e interpretato, “Baptised In Blasphemy” è un disco che gli amanti del genere non dovrebbero farsi sfuggire. Bang your head!