Goat Vulva – Goatvulva

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Nato in Finlandia nel lontano 1989 come divertissement di Nuclear Holocausto Vengeance, all’anagrafe Marko Laiho, leader dei ben più noti Beherit, quello dei Goat Vulva è sempre stato un progetto secondario, alimentato più che altro dall’alcool, dal porno e dall’istinto omicida del momento. Si dice che esistano svariate registrazioni sotto questo nome, non esattamente ufficiali, con date di uscita assolutamente ipotetiche e probabilmente distribuite in pochissime copie tra i fidati amici dell’osteria di Rovaniemi: la prima demo accreditata è “Blasphemous Sexfago” del 1990, bestiale cassettina che già dal titolo ci fa capire lo spessore concettuale che sta alla base del progetto in questione; seguono poi nell’arco di un paio di anni “Crucifixions”, “Baphometal”, “Capella” e “Erotic Worship”, tutta roba di prima scelta se vi piace il rumore più demente ed insensato, condito da invocazioni al maligno, con contorno di tette, culi e perversioni sessuali di varia natura. È quindi con grande giubilo che accogliamo questa omonima raccolta celebrativa, pubblicata dall’integerrima Werwolf Records (etichetta finlandese di proprietà del buon Werwolf dei Satanic Warmaster), che contiene in sostanza tutto il materiale pubblicato da questa simpatica band nel corso della sua onorata carriera. “Goat Vulva isn’t a satanic group, but an xxx rated porno speed noise today” ebbe a dichiarare, dopo il terzo grappino, un gioviale Nuclear Holocausto Vengeance a qualche fanzine di settore nei primi anni novanta, tanto per mettere in chiaro la profonda speculazione filosofica dietro a canzoni come “Midnight Suck Session”, “Nuclear Clitgame” o “69 Passion”. E comunque non fu preciso, perché è ovvio che il satanasso ha messo il suo zampino in pezzi come “Procreation Of Black Goat”, “Evil Souls” e “Dark Triumph”.

Ma cosa suonano (o suonavano, visto che, anche se non ufficialmente, pare davvero che il progetto abbia cessato di esistere) i Goat Vulva? Innanzi tutto “suonano” non è esattamente il verbo corretto: qui abbiamo a che fare con rumore bestiale, un morboso spurgo di vomito nero e liquido seminale senza struttura e senza costrutto, una sorta di becero black/death/noise/grind tanto estemporaneo da rivelare perfino un’attitudine sperimentale e da rappresentare una testimonianza dello spirito di quei tempi, votati al nichilismo e alla distruzione senza rigidissime preclusioni di genere. Qui dentro c’è roba disturbante e frenetica, a cavallo tra primi Beherit e primi Impaled Nazarene, e un sacco di rumore (ma questo l’ho già detto): peccato che la qualità delle registrazioni, specialmente per quanto riguarda i lavori più vecchi, sia talmente orrenda da rendere quasi tutto un pastone cacofonico sublime e completamente folle.

Ma insomma, se c’è di mezzo la gnocca, ci possiamo anche passare sopra, che dite? Bizzarra, puerile e selvaggia dissacrazione sonora, effettivamente priva di significato e, forse per questo, assolutamente pura ed autentica. A suo modo seminale, l’opera dei Goat Vulva deve essere considerata con estrema serietà, nella sua totale mancanza di serietà. E ovviamente la valutazione numerica è del tutto indicativa: avrei potuto dargli zero o cento e non sarebbe cambiato proprio niente. Ed allora non mi resta che farvi la mia personale raccomandazione finale: umiliate le vostre orecchie davanti al porno-trono dei Goat Vulva!

REVIEW OVERVIEW
Voto
60 %
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