Necrobode – Sob O Feitiço Do Necrobode

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Siete finalmente riusciti a convincere la ragazza più bella della scuola a uscire a cena con voi. Cosa potreste fare per conquistarla definitivamente? Ad esempio, mentre siete in macchina, diretti verso il kebabbaro più vicino, potreste mettere su questo “Sob O Feitiço Do Necrobode”, primo e quasi omonimo album dei Necrobode. Se dovesse esserne entusiasta, avreste probabilmente trovato la vostra anima gemella; se invece dovesse esserne disgustata, potreste sempre sacrificarla sull’altare della “necrocapra”, dando in pasto il suo sangue vergine alle schiere demoniache (perché lei è sicuramente vergine, fidatevi). I Necrobode sono portoghesi (l’ho già detto che dalla penisola iberica negli ultimi anni arriva la spazzatura più putrida e malsana che ci sia in circolazione? Se l’ho già detto lo ribadisco; se non l’ho detto, beh, è proprio così): partiti come duo, hanno dato alle stampe nel 2018 la demo “Metal Negro Da Morte”, il cui succulento titolo già ci faceva presagire i mefitici scenari musicati dai nostri; ora, divenuto un trio, il gruppo pubblica la sua prima fatica sulla lunga distanza, un concentrato di black/death metal plumbeo e sulfureo, perfettamente sintetizzato dalla classicissima immagine caprina di copertina, che non poteva che uscire per la Iron Bonehead Productions, etichetta tedesca tra le più attive e le migliori in ambito underground, da sempre specializzata in questo genere di nefandezze sonore.

Vomito, sangue, blasfemie assortite e l’odore penetrante dei corpi in putrefazione, lambiti dalle fiamme del 666° girone infernale: chitarrone dai toni ribassati e quasi smorzati, che tessono riff elementari; batteria bestiale, che dà il meglio di sé quando crea un tempestoso muro sonoro ma che riesce comunque ad evitare il fastidioso ed inutile effetto cacofonia, mantenendo quel minimo di lucidità indispensabile a dettare i vari cambi di tempo (perché spesso e volentieri le canzoni sono costellate da rallentamenti cavernosi, che non fanno altro che aumentare la generale sensazione di soffocamento e di ossessionante ritualità); il classico vocione in scream/growl carico di riverberi, che vomita impurità e celebra nel più tradizionale dei modi (sempre gradito) la gloria del satanasso; produzione low-fi come da copione, ma non eccessivamente raffazzonata.

Non è lecito aspettarsi da un lavoro di questo tipo chissà quali guizzi di originalità ma bisogna dire onestamente che i Necrobode dimostrano di essere in grado di fornire una versione quanto più possibile personale della lezione impartita dai gruppi che hanno fatto la storia di questo sottogenere così putrido e primitivo, come Archgoat, Black Witchery, Proclamation e gli indiscussi capostipiti Blasphemy, senza poter possedere, per ovvi motivi, la carica seminale di questi ultimi: pochi accorgimenti, in uno scenario generale minimale che punta sull’atmosfera e chiaramente rifugge ogni ricerca tecnica, sono sufficienti per distinguere i pezzi l’uno dall’altro e comunque per mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore, ad esempio con qualche linea in tremolo più insistita e violentemente ipnotica o con qualche riffone più smaccatamente death oriented che va a chiamare in causa la scena classica statunitense dei primi anni novanta (primi Morbid Angel su tutti). Non vi è molto altro da aggiungere: “Sob O Feitiço Do Necrobode” è un album che potrà piacere esclusivamente ai maniaci di questo genere di sonorità (gli altri ne stiano tranquillamente alla larga), che qui troveranno una mezz’ora di spazzatura satanica con la quale soddisfare la propria brama sanguinaria.