Fadheit – Inhaling The Trauma

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Come fulmine a ciel sereno ci è arrivato in redazione questo disco dei Fadheit, combo polacco di Łódź, che ha esordito nel 2018 con l’ep “Stilleben” e che approda al debutto sulla lunga distanza con questo “Inhaling The Trauma”, classico buon disco di black metal dalle tinte depressive, che ci trascina in una visita guidata in un manicomio, tra camicie di forza, pazzi scatenati e qualche lobotomia per calmare gli animi più agitati. La giovane band, che in realtà è un duo, non si risparmia in nessuna delle dieci tracce, divise in maniera egregia tra brani strutturati e intermezzi atmosferici utili all’economia del disco e capaci di creare una sorta di ponte tra un pezzo e l’altro, addolcendo così la medicina da ingerire che risulterebbe forse troppo amara. Black metal? Depressive black metal? Doom black metal? Ai Fadheith credo importi ben poco di una definizione univoca, ma basta inquadrare la bella copertina per capire che chi si cimenta con questa band verrà trasportato in luoghi di perdizione e miseria, tra urla di disperazione e vortici di malattia mentale.

Di sicuro le tematiche trattate (quali il suicidio, l’ansia di vivere e la depressione) non rendono “Inhaling The Trauma” un ascolto solare e allegro, anche se le prime note dell’opener “Nikt Już Nie Przyjdzie” sono quasi cristalline, grazie al tempo in levare della batteria, soluzione usata più volte nel corso del disco, così come le chitarre con una distorsione mai eccessiva, che regalano un’aura quasi calma ai brani, prima che l’oscurità prenda il sopravvento. La successiva “2017-Jak Każdy Inny” è l’altra faccia della medaglia rispetto alla precedente song: i tempi rallentano, le chitarre diventano più cattive ma senza dimenticare mai quella melodia sinistra e malsana, mentre le urla acute e acide di Selbstmord si sposano alla perfezione con le parti più narrate e ovattate, creando una sorta di dialogo a due voci all’interno di ogni pezzo.

Dalla terza traccia in poi si assiste a un’alternanza tra brani atmosferici e strumentali, con la band che sfiora picchi di eccellenza nel genere, come nella perversa “Euphoria Of Self-Destruction”, dove si alternano i classici tempi in levare a break atmosferici, sino a giungere alla conclusiva sfuriata in blast beat.

È nella parte finale del lavoro tuttavia che si perde un po’ di qualità e si scivola in territori eccessivamente plumbei e deprimenti, croce e delizia del disco, che finisce per diventare un po’ monotono: per certi versi infatti qualche momento più tirato avrebbe giovato nell’economia generale, tenendo più desta l’attenzione dell’ascoltatore black medio.

“Inhaling The Trauma” è un lavoro che vive di luci e qualche ombra: nei brani completi e cantati la band dimostra di avere le idee ben chiare e un sound già riconoscibile e ricco di personalità; d’altra parte il disco risulta un po’ prolisso per le sezioni strumentali e atmosferiche che trascinano la durata dello stesso, rendendo a volte inevitabile la tentazione di skippare. Chi si ciba di Xanax e vede nel futuro solo fallimenti e oscurità troverà pane per i suoi denti; gli altri si possono astenere perché qui si naviga in una valle di lacrime.