Azazel – Aegrum Satanas Tecum

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Azazel è colui che è più forte di Dio, il demone dei deserti della mitologia ittita, mesopotamica e mazdea, il dio della giustizia e della vendetta, maestro di arti nere e protettore dei viaggiatori. Non male come biglietto da visita quando, nel lontano 1996, la band esordì ufficialmente con l’ep “The Night Of Satanachia”, diventato nel suo piccolo simbolo ed emblema di quel black metal rudimentale e underground, basato su un’iconografia ben precisa, fatta di face painting, foreste e croci rovesciate. Un ep che, se ascoltato oggi, potrebbe forse lasciarci ben poco ma, nel contesto di venticinque anni fa, faceva intravedere i barlumi della scuola finlandese, caratterizzata da melodie sinistre e glaciali, seppur il sound fosse lontano anni luce da quello delle attuali band portabandiera di questo stile. Gli Azazel sono circondati da un alone di culto, anche se effettivamente negli anni sono venuti alla ribalta non propriamente per dischi capolavoro, considerato che il primo full length, risalente al 2012, è il non memorabile “Jesus Perversions”, seguito a ruota dal tutt’altro che fenomenale “Witches Deny Holy Trinity” del 2015. Anche le loro performance live hanno spesso lasciato a desiderare e hanno messo in mostra limiti tecnici e di affidabilità, anche perché la band prediligeva presentarsi sul palco in stato di ebrezza e quasi incapace di suonare.

Il passato musicale degli Azazel, possiamo dirlo, è fatto sicuramente da più bassi che alti, nonostante la dedizione e la follia di Lord Satanachia, autentico leader e mastermind del progetto, siano sempre state esemplari. Fu lui negli anni novanta ad esternare “desidero distruzione, morte, dolore ed oscurità” e varie sono le leggende sulla sua persona, come l’aver decapitato l’ex fidanzata ed aver trascorso diversi anni in prigione: tutte cose che, sommate alla base “filosofica” e lirica prettamente anti cristiana della band, hanno contribuito a creare attorno a questo moniker quell’alone di cui si parlava, alimentato dal mistero in anni in cui le informazioni non erano come oggi alla portata di tutti. Cosa attendersi quindi da questo nuovo disco della band, che vede la luce senza eccessivi proclami, come la tradizione underground impone? Dopo vari ascolti possiamo dire che “Aegrum Satanas Tecum” è un grande disco di black metal underground old school, come difficilmente se ne ascoltano di questi tempi; un concentrato di blasfemia, stregoneria, satanismo becero e mistero; un tuffo nel passato, dove si bada alla sostanza senza particolari ausili tecnici: urla disumane, che spaziano tra harsh e growl soffocati e costantemente disturbanti; una quantità inverosimile di riff e un drumming elementare ma al contempo quadrato e tribale, come se dettasse il tempo agli schiavi in una cava di pietre.

Non aspettatevi quindi altro che un disco brutale ma ben equilibrato, dove l’alternanza tra pezzi veloci e mid tempos è studiata e nulla sembra lasciato al caso, anche grazie a una produzione di alto livello che valorizza la performance senza pecche della band e lascia apprezzare ogni singolo riff o fill di batteria, nel contesto di una proposta non articolata ma diretta in faccia, che riesce alla perfezione nell’intento di farti agitare la testa e farti venire voglia di una birra. Pezzi come “Jesus Christ Impotent Rotting Saviour”, “Demons Attack The Nun’s Chapel (Aegrum Satanas Tecum)” o la fucilata “Succubus, My Infernal Vampire Spirit” sono delle vere e proprie gemme nere e grezze. Un ottimo ritorno questo degli Azazel che mettono a tacere, almeno per un po’, qualsiasi tipo di critica e tengono alto lo scettro del male tirando fuori un platter per certi versi sbalorditivo (se confrontato con il loro passato) per la qualità dei pezzi contenuti.