Ancient North – The Gates

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Non c’è niente da fare, quando la Iron Bonehead Productions sente puzza di marcio non riesce proprio a trattenersi dal mettere sotto contratto la band che ha prodotto la spazzatura in questione. È il caso del progetto solista Ancient North, provienente dall’Oregon, che nasce proprio quest’anno e dietro al quale si cela il mastermind Forlorn, a quanto pare cresciuto a pane e Gorgoroth, con contorno di Darkthrone e Immortal, e convinto che il black metal debba restare esattamente così com’era nel 1994, true, cattivo, nero, criptico ai limiti dell’incomprensibile e naturalmente registrato col deretano. Soprattutto registrato col deretano. E infatti questo full length d’esordio (ma nel 2022 sono già usciti un ep e un altro disco) rientra a pieno titolo nella mia personale classifica dei dieci dischi registrati peggio che abbia mai ascoltato, rivaleggiando alla pari con pesi massimi del calibro di Vlad Tepes e Belketre, il che è tutto dire, considerata appunto la feroce concorrenza.

Siamo davvero ai livelli delle demo cantinare in presa diretta che circolavano nei primi anni novanta, tra fruscii, volumi bassissimi (a parte la voce che sovrasta tutto), batteria in pratica da immaginare ed effetto aspirapolvere assicurato. Quanta truezza in tutto ciò. Ed in realtà una certa nostalgia ti pervade all’ascolto perché davvero sembra di tornare indietro nel tempo, quando prodotti come questo erano all’ordine del giorno e questo modo di suonare rappresentava una specie di dogma, specie in certi ambienti scandinavi, ma non solo, dove l’attitudine e l’atteggiamento elitario sembravano contare più di ogni altra cosa.

Però prevale quasi subito il fastidio, ed anzi il nervoso perché, pur senza rinunciare al grezzume, un suono anche solo leggermente migliore avrebbe reso giustizia a canzoni che assolutamente pessime non sono, anche se siamo al livello di sostanziali fotocopie fatte con mestiere, desiderio di far rivivere i bei vecchi tempi e nulla più. Perché diciamo che la fantasia compositiva nel comporre i pezzi e nel confezionare i vari aspetti dell’album non è una delle migliori qualità del nostro amico, e basta guardare la copertina, giusto un po’ simile a quella di “Pentagram” dei già citati Gorgoroth (un disco che nessuno conosce eh), per rendersene conto.

E allora ecco il classico riffing ossessivo e minimale fino all’osso, ecco i classici cambi di tempo, ecco il classico screaming demoniaco, ecco la classica cover dei Darkthrone (tratta neanche a dirlo da “Transylvanian Hunger”, perché se uno è true allora tanto vale che omaggi il disco più true di tutti i tempi), senza particolari guizzi, nel quadro di un bignami che più compilativo non si può. Magari ci sarà pure qualcuno che avrà il coraggio di definirlo “di culto” ma credo che un disco così concepito oggi non possa che oscillare in un discreto anonimato, tra accademia e puro revival, e che possa essere ascoltato solo per curiosità, apprezzandone al massimo l’onestà d’intenti. Voto puramente indicativo.

REVIEW OVERVIEW
Voto
55 %
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TRACKLIST <br> 1. Intro; 2. A Glimpse Ov Eternity; 3. Rites Ov The Demon Race; 4. Deicide Warriors Ov The Abyss; 5. Forsaken Mountain Ov The Storm Race; 6. Devourer Ov Souls; 7. Graven Tåkeheimens Saler (Darkthrone cover); 8. The Gates <br> DURATA: 40 min. <br> ETICHETTA: Iron Bonehead Productions <br> ANNO: 2022 ancient-north-the-gates