Malauriu – De Natura Obscuritatis

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Abbiamo seguito nel corso degli anni sulle nostre pagine virtuali il percorso evolutivo dei Malauriu, band siciliana guidata dal mastermind Schizoid, che ha saputo ritagliarsi il proprio spazio nel vasto sottobosco underground italiano (e non solo), esplorando varie sfaccettature dell’estremo, dal black metal necrotico degli esordi fino alle singolari sperimentazioni ambient/darkwave dell’ultimo album “Malauriu”, uscito solo qualche mese fa. È ora la volta di questo “De Natura Obscuritatis”, ep che esce sotto l’egida della neonata Black Mass Prayers, etichetta nostrana decisamente impegnata nella promozione dell’underground tricolore, e che ci restituisce una band in gran forma, animata da una vitalità compositiva davvero sorprendente. I Malauriu infatti tornano in parte sui sentieri battuti in passato ma lo fanno in maniera molto ispirata, offrendoci un’altra sfumatura del loro sound (anzi, più di una), che in questo caso unisce ad una struttura raw e tradizionale suggestioni che rimandano a certo horror-metal made in Italy, per un risultato finale davvero convincente. L’opener “Red Goat Rises” è un brano di classico true black metal, dal riffing gracchiante e tremolante e, se è sostanzialmente prevedibile nel suo sviluppo, suona tutt’altro che banale o scontato perché è ancora possibile concepire canzoni di questo tipo senza scadere nel manierismo più sfrenato, e i Malauriu ci riescono benissimo, inserendo qua e là tastiere spettrali davvero efficaci.

Ma è con la successiva “Putridarium” che emergono in modo ancora più evidente quegli elementi orrorifici ai quali facevo riferimento poco prima, con canti liturgici e le onnipresenti tastiere che, lugubri e cimiteriali come un organo ad una funzione funebre, si vanno a innestare molto bene su un pezzo black scuro come la pece, veicolando un’atmosfera oppressiva e ritualistica che lo rende probabilmente una delle cose migliori scritte dai Malauriu di recente. “The Locust” è invece una nenia funebre che evidenzia un altro aspetto della musica dei nostri amici, dominata com’è da un riff ipnotico al limite del depressive e da un cantato distante e sciamanico capace di evocare scenari da incubo. Vorrei infine citare anche la title track conclusiva, lunga suite ambientale di quasi quindici minuti di durata che si riallaccia all’album precedente, di cui riprende il discorso stilistico e l’impostazione narrativa, partendo con un piglio ossessivo e percussioni quasi robotiche per evolversi in seguito attraverso note di organo, lamenti femminili e divagazioni a metà strada tra il dungeon synth e i Goblin degli anni settanta, degne della colonna sonora di qualche vecchio film di casa Hammer, con Christopher Lee o Peter Cushing.

Con questa nuova fatica, ulteriore mattoncino in una discografia assai nutrita e varia che non ha mostrato finora particolari cadute di tono, i Malauriu ci offrono la loro personale descrizione della “natura dell’oscurità” e dimostrano per l’ennesima volta che è possibile essere coerenti con una certa, inattaccabile attitudine di fondo senza per questo necessariamente suonare sempre le stesse cose e chiudersi in una comfort zone malamente mascherata da ortodossia.

REVIEW OVERVIEW
Voto
75 %
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TRACKLIST <br> 1. Red Goat Rises; 2. Putridarium; 3. The Locust; 4. De Natura Obscuritatis <br> DURATA: 29 min. <br> ETICHETTA: Black Mass Prayers <br> ANNO: 2022 malauriu-de-natura-obscuritatis