Nott – XX

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A tre anni di distanza dal precedente “4”, torna a far sentire la propria voce metallica il progetto Nott, one man band dietro la quale si cela il factotum H. Der Wanderer, con questa nuova fatica, la quinta sulla lunga distanza, con la quale, come si può intuire dal titolo, si festeggia un traguardo importante, ovvero quello dei vent’anni di carriera, costellati da uscite all’insegna di un black metal fondamentalmente tradizionale ed intransigente, pur variamente declinato nel corso degli anni. Appare evidente fin dal primo ascolto come questo nuovo album faccia di un sound granitico e gelido il proprio vessillo, puntando molto sull’impatto di brani dall’andamento monolitico, che si reggono su un riffing solido e marziale e su una sezione ritmica ben ragionata, privilegiando la velocità esecutiva ma senza disdegnare momenti più cadenzati e pesanti. Si tratta di un lavoro decisamente compatto, con canzoni che presentano poche significative variazioni l’una rispetto all’altra, ma credo che l’intento del nostro amico fosse proprio quello di creare un prodotto coeso e quadrato, come un macigno.

Brani taglienti come “We Are The Virus”, “So Close In The Fog” e “Earth’s Black Box” (per citare quelli che mi hanno colpito maggiormente) sono oneste e furiose bastonate sui denti, tradizionalmente ancorate ad una forma canzone classica per il genere e ad un suono violento ed integerrimo che guarda continuamente ai modelli scandinavi (e in maniera particolare svedesi), ai quali finisce per pagare inevitabilmente dazio, con il rischio concreto di risultare forse eccessivamente scolastico e prevedibile nella resa finale, nonostante l’uso sporadico di clean vocals dal piglio ieratico, più di contorno che altro ma che rappresentano comunque un interessante elemento di diversificazione.

Come detto vi sono (apprezzabili) passaggi nei quali il piede viene almeno parzialmente sollevato dall’acceleratore, come accade ad esempio in “Conclave Of Fire”, suite che nei suoi otto minuti di durata si dipana tra un inizio più lento e carico di groove ed una seconda parte più feroce e lanciata a maggiori velocità.

Ma non si tratta mai di una violenza fuori controllo, anzi ciò che caratterizza questo lavoro e ne costituisce probabilmente uno degli elementi di maggior interesse è proprio il fatto che la furia esecutiva è costantemente irregimentata in strutture ragionate, il che evidenzia uno sforzo compositivo che non sempre è dato di vedere in lavori di questo genere. Altro elemento da sottolineare è la produzione, pulita e potente, tanto da poter essere definita moderna (senza che al termine possa essere attribuita in questo caso un’accezione negativa, anzi), specie se paragonata alla media generale delle uscite underground.

Ed è a parer mio una scelta coerente, che non snatura affatto la natura sotterranea del disco ma anzi contribuisce in maniera sostanziale a dare corpo ad un’atmosfera spietata, fredda, meccanica, robotica, si potrebbe dire quasi “industrial”, che marchia ogni nota e il disco nel suo complesso rappresentandone un po’ la cifra essenziale. Cosa dire in conclusione? Vent’anni di attività non sono di certo pochi e questo album austero e glaciale li celebra discretamente, segnando anche il cammino per possibili futuri sviluppi di un progetto che si è comunque ritagliato il suo piccolo spazio nella scena nazionale. Ascolto consigliato se amate questo genere di sonorità.

REVIEW OVERVIEW
Voto
69 %
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TRACKLIST <br> 1. Two Decades Of Oblivion; 2. We Are The Virus; 3. Naked Apes; 4. So Close In The Fog; 5. Conclave Of Fire; 6. Earth's Black Box; 7. Culicidae Cult; 8. Twelve <br> DURATA: 42 min. <br> ETICHETTA: Schierling Klangkunst <br> ANNO: 2022 nott-xx