Bathory – Under The Sign Of The Black Mark

0
1214

Cosa dire ancora sui Bathory che già non sia stato detto? Che senza di loro la maggior parte del metal estremo come oggi lo conosciamo non sarebbe neppure esistita? Che la creatura di Quorthon è stata in grado di gettare le basi tanto del black più grezzo e rude quanto del viking pagan più epico ed evocativo? Nessuna parola sarebbe sufficiente a descrivere la parabola di un artista unico ed inimitabile che, lontano dai clamori e dai riflettori, ha saputo dar vita nel corso di un ventennio ad un’entusiasmante e multiforme epopea musicale, aprendo la via ed influenzando in modo decisivo in pratica tutti i gruppi della famigerata scena scandinava e non solo, senza mai svendersi e senza mai perdere un’oncia della propria integrità e credibilità. Meglio lasciar spazio esclusivamente alla musica e a questo “Under The Sign Of The Black Mark”, autentica pietra miliare, uscito nel lontano 1987, quando di metal estremo si parlava soltanto in riferimento a bands quali Venom, Celtic Frost, Hellhammer e Sarcofago. E proprio a questi nomi fu accostato il sound dei Bathory (molti all’epoca accusarono Quorthon di scimmiottare la band di Cronos), che tuttavia mantiene intatta la propria specificità, il proprio mood ed i propri tratti distintivi squisitamente “nordici”. In questo lavoro sono presenti dei classici senza tempo, alcune tra le songs più coverizzate in assoluto, come “Woman Of Dark Desires”, “Call From The Grave” e la celeberrima “Equimanthorn”, vere schegge veloci ed assassine di fottuto black thrash, stridenti, stonate e marcissime, dannatamente bathoryane. Ed ancora la cadenzata “Enter The Eternal Fire”, che con il suo andamento circolare in qualche modo prelude alla trasformazione del suono della band che maturerà nel successivo “Blood Fire Death” (tra l’altro uno degli album favoriti di Varg Vikernes). Quorthon riposa in pace nel Valhalla degli eroi ma la sua musica rimarrà tra noi mortali quale eterno ed imperituro lascito di questo figlio prediletto di Odino.