Ordinul Negru – Faustian Nights

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Mancavano loro tra le fila dei come back nel 2018. A distanza di tre anni dall’ultimo full lenght, il combo di misantropi rumeni (da one man band degli esordi ora sono una band a tutti gli effetti) torna sul mercato con un disco di puro ed ineccepibile occult black metal, atmosferico e malvagio, tradizionale e moderno allo stesso tempo, dove lo spazio per sperimentazioni non esiste ma continui viaggi tra mondi paranormali e alieni accompagnano l’ascoltatore in maniera costante. Un disco ben riuscito per quello che è un genere di non facile fruizione, che enfatizza le atmosfere oscure e mistiche passaggio dopo passaggio, suonato in maniera buona e graziato da una produzione all’altezza. La formula è sempre la stessa, collaudata, trovandoci di fronte ormai all’ottava fatica della band, senza contare vari split o ep che son stati commercializzati: un black metal tradizionale intriso di sofferenza e disperazione, dai riff di chitarra che prediligono l’atmosfera e il lato più depressivo del genere, con tempi rarefatti e cadenzati ma senza disdegnare le classiche sfuriate a base di blast beats e tremolo, che tuttavia vengono inserite in maniera non troppo generosa ma intelligente.

L’opener “Approaching The Door Of Damnation” ci fa capire subito davanti a che disco ci troviamo: senza troppi fronzoli, lento e inesorabile scorre il tempo, come per farti assaporare il male prodotto dagli strumenti della band e già capiamo che questo nuovissimo “Faustian Nights” non sarà di sicuro un ascolto facile come quelli da inserire nello stereo dell’auto per andare a prendere la propria fidanzata e portarla a cena fuori; non fatelo, vi lascerà. O tanto meno se volete presentarvi a un primo appuntamento con “Killing Tristan” a tutto volume, la donzella scapperà a gambe levate mentre voi continuerete a fare headbanging forsennato; sì, perché questo è davvero un pezzo black dai canoni più tradizionali, grande impatto di blast per poi lasciare spazio a un tappeto di doppia cassa che accompagna le tristi chitarre. Stesso discorso vale per “Faceless Metamorphosis” e la titletrack, altre bordate sulla nuca come se vi fosse stata data da Kenshiro in persona.

Gli Ordinul Negru sono di moda tanto quanto una dacia a Beverly Hills, qui tutto funziona come se fossimo in un parallelismo con un’epoca andata e sommersa. Plauso alle chitarre, meritevoli di attenzione per le linee melodiche e dannatamente paranoiche che tessono per tutta la durata del platter accompagnando le aggressive vocals di Fulmineos e Urmuz, fautori di una prova dietro al microfono davvero convincente e mai monotona, grazie ai repentini cambi nell’uso delle vocals stesse: dagli screams più acidi a quelli più profondi, passando per qualche sporadica clean vocal, riescono a dare profondità e longevità agli ascolti. La tracklist prosegue variegata ma seguendo linee ben precise che non lasciano scampo, le strutture dei brani sono quelle e non se ne esce fuori. L’atmospheric di classe è quello e ben si sa, le chitarre ricordano spesso e volentieri i mostri sacri Mgla ma solo in alcuni frangenti, qui la ricerca di un suono più intimo e personale è evidente, così come è evidente la volontà di rimanere ancorati alla propria tradizione senza uscire mai dagli schemi in maniera eccessiva. Un bel disco, nel complesso orecchiabile e di buona assimilazione, anche se l’easy listening è ben altra cosa!

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