Wampirvs Sinistrvs – Blood Of The Vampyre

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Wampirvs Sinistrvs, un moniker meraviglioso. Non riesco a smettere di ripeterlo. Wampirvs Sinistrvs. Band avvolta nel mistero, della quale non si sa nulla, come da copione. Dal fatto che questo loro dischetto d’esordio esca per la Harvest Of Death (in formato vinile 12” e in edizione rigorosamente limitata), sub-label della portoghese Signal Rex, etichetta specializzata in robaccia raw black metal, e dal fatto che “Nevoeiro” significhi “nebbia” appunto in portoghese, deduco che si tratti di un gruppo lusitano. E ci potrebbe tranquillamente stare, considerato che dal Portogallo ultimamente arriva un sacco di sporcizia nera, con il fascino della più ortodossa registrazione da cantina, come se il tempo si fosse fermato alla metà degli anni novanta. Con un moniker del genere è anche abbastanza facile intuire quale sia il concept del progetto: i nostri simpatici amici si dilettano infatti di vampirismo, in un’accezione particolarmente retrò, legata agli aspetti più esoterici, mortiferi e decadenti della faccenda: nulla a che vedere quindi con il languido erotismo in salsa gotica che spesso viene associato a questo genere di tematiche. E che “Blood Of The Vampyre” sia ispirato al capolavoro espressionista “Nosferatu, Eine Symphonie Des Grauens” di F.W. Murnau, non fa che ispessire ulteriormente la patina di muffa di cui è abbondantemente ricoperto.

Al calare delle tenebre, scoperchiate le bare nascoste nei più reconditi e polverosi anfratti del loro desolato castello, i Wampirvs Sinistrvs (che bel moniker, Wampirvs Sinistrvs) sono assetati di sangue e pronti a vomitarci addossi il loro black metal gelido e notturno, che si pone, senza alcuna pretesa di originalità, nel solco della tradizione più low-fi, pagando l’inevitabile e doveroso tributo a band come Vlad Tepes, Belketre e Black Funeral.

Raw black metal quindi, con tutti i classici luoghi comuni del caso, declinato in quest’occasione con ricorso ad ampie dosi di melodia, che nel loro insieme danno l’idea di una nebbia rarefatta ed avvolgente, e con l’utilizzo di uno screaming quasi sussurrato, decisamente in secondo piano rispetto alle chitarre, come se provenisse da distanze siderali o dall’interno di una grotta. È ovvio che, sia per il contenuto musicale che per la limitatissima diffusione, un lavoro di questo genere non può che essere destinato soltanto agli irriducibili seguaci dell’underground black più putrido e marcio, dimensione nella quale i nostri Wampirvs Sinistrvs (moniker meraviglioso, l’ho già detto?) desiderano restare, magari all’ombra di una fredda lapide, sotto qualche metro di terra umida e scura.