Vspolokh – Помре

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Non si può dire che i russi Vspolokh abbiano fretta nel fare le cose. A dieci anni di distanza dal loro primo e unico album, giungono inaspettatamente al secondo sigillo in questo anno dannato, suggellando la loro fede nella fiamma più oscura del black metal con un sound caratteristico, che spazia spesso e volentieri tra sferzate di violenza cieca e momenti più introspettivi e rarefatti, al limite dell’atmosferico. Decisamente un bell’album questo “Помре”, un costante viaggio nella mente umana, nella natura e in tutto ciò che è più spirituale, mettendo da parte la superficialità delle cose materiali. Pregevole la performance dal combo russo, che riesce a trasmettere tramite atmosfere decadenti e miserabili, in maniera magistrale, un estratto della madrepatria, rendendoci tutti inermi davanti al muro di suono arcigno forgiato pezzo dopo pezzo. Tessuto su una tela con una sorta di cupa eleganza che trascina in ambientazioni lugubri e gelate, cantato in lingua madre, questo disco è una sorta di film horror con tendenze noir, che evocano un costante e affascinante intrigo; una serata nebbiosa e umida, dove l’unico barlume di speranza viene delegato alla fievole luce di un lampione sgangherato, capace di illuminare a malapena i pochi metri circostanti. “Помре” crea nell’ascoltatore sensazioni univoche; la band suona in maniera cristallina, precisa, elegante e compatta, senza mai lasciare niente al caso, con arrangiamenti al limite del maniacale. Nulla sembra artefatto e la genuinità del sound è il vero valore aggiunto di questo disco che, grazie alla naturalezza delle atmosfere sinistre e nostalgiche, ci trasporta nei classici casermoni in stile brutalista, tanto cari ai grandi paesi del nord est europeo, abbandonati e lasciati così, come se la vita si fosse fermata di punto in bianco senza un minimo preavviso, come se una catastrofe avesse semplicemente azzerato l’esistenza della nostra specie, lasciando che tutto proceda senza il fastidio dell’essere umano a rovinare la nobile decadenza del trascorrere inesorabile del tempo. Il lavoro, articolato in otto tracce, delle quali due strumentali, è un autentico immergersi in una città abbandonata all’imbrunire, dove i nostri riescono a creare ambientazioni fantasmagoriche: i capisaldi del black metal sono costantemente presenti in tutte le tracce che, con la loro lunga durata, consentono alla band di dare sfogo a molti cambi di velocità, con una certa predominanza dei tempi medi, come a enfatizzare la volontà di dare corpo a un costante presagio maligno.

Il bello di questo disco è che viene ascoltato come un tutt’uno, ogni traccia è collegata elegantemente a quella che la precede grazie ad arpeggi e accenni di synth mai invadenti che creano un filo conduttore tra i pezzi, come i capitoli di un unico tema (pur non trattandosi di un concept album), con il freddo degli Urali che scorre sopra ogni cosa. Non esiste una traccia migliore dell’altra; al massimo possiamo indicare i pezzi che possono rappresentare al meglio il disco, come la title track, la lunga ed epica “Туман и пепел” o la conclusiva “Чрьнътопь”, dove i Vspolokh riassumono la loro essenza primordiale con una rassegna di tutto il loro ingegno e bagaglio bellico, dai blast più veloci ai riff più taglienti, dagli arpeggi più epici alle atmosfere più maligne. La prestazione dei singoli è encomiabile, in particolare il lavoro dei vocalist Vel e Velezar, che riescono a mescolare scream e growl in modo molto particolare e caratteristico, per un risultato carico di frustrazione e lontano dalle classiche black metal vocals.

La produzione è potente e armonizza moderatamente nitidezza e parti più barbare e sgraziate, in un equilibrio impressionante tra distorsione e pulizia, senza mai dare la sensazione che qualche passaggio sia forzato o fuori luogo, con una naturalezza d’esecuzione fuori dal comune. I Vspolokh sono il classico esempio di band nella quale emerge l’attitudine prima che il genere. Potrebbero suonare senza blast o senza tremolo ma si parlerebbe comunque di black metal in quanto il loro animo è realmente decadente e negativo. Ogni singola nota riesce a trasmettere emozioni malsane e cupe senza che per forza di cose debbano emergere una distorsione zanzarosa o i clichès del genere. “Помре” è un ascolto diverso e molto complesso che va assimilato con calma: black metal senza troppi fronzoli, ma di quello ragionato e mai incline a criteri commerciali che tanto vanno di moda; ai Vspolokh non frega nulla di questo.

REVIEW OVERVIEW
Voto
76 %
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