Autori di un interessante debutto, che risponde al nome di “Insaniam Convertunt“, i Falhena propongono un black metal molto curato, al tempo stesso furioso e melodico, cattivo ed atmosferico. L’occasione è quindi propizia per andare a scoprire qualcosa di più sull’album e sul mondo della band attraverso le parole del mastermind Naedracth, al quale diamo il benvenuto sulle nostre pagine virtuali, dandogli la parola senza ulteriori indugi…

Vuoi raccontarci la storia del progetto Falhena? Perché hai scelto il nome di queste creature notturne? Ha un significato particolare in riferimento alla musica che vuoi proporre?

Il progetto Falhena nacque immediatamente dopo lo scioglimento degli Aivarim, avevo del mio materiale da parte, e siccome non volevo gettare la spugna ho ripreso da quelle bozze accantonate negli anni. Il nome lo avevo in testa da tempo, le falene sono animali che mi trasmettono qualcosa, non saprei descriverlo, vivono nell’ombra attratte però dalla luce, un comportamento  che trovo particolare, una condizione nella quale un po’ mi ci ritrovo pure io, vivere silenziosamente nell’ombra, e poi sono da sempre considerate simbolo di mistero e cattiva sorte, mi piaceva l’idea di accostare questo animale, questo simbolo, alla musica che proponiamo.

Com’è nata la collaborazione con Summum Algor e Katharos? Si tratta di membri effettivi della band oppure dobbiamo considerare Falhena alla stregua di un progetto solista?

Summum Algor entrò a far parte degli Aivarim, quindi già ci conoscevamo, è stato naturale proseguire con lui, oltre al fatto che per me è uno dei migliori batteristi balck metal in Italia. Katharos è entrato in seguito, quando ci siamo resi conto che i pezzi per rendere al meglio avevano bisogno di un cantante che sapesse il fatto suo. Falhena da parte mia è una band, io compongo la musica e in “Insaniam Convertunt” ho anche scritto i testi, ma l’apporto di tutti è stato fondamentale. È capitato di discutere con Summum Algor su come meglio potesse suonare un pezzo o un altro durante la fase compositiva, e anche questo ha contribuito alla stesura dei brani, Katharos ha invece interpretato e fatto rendere al meglio i testi sulla musica. Sono fortunato ad aver avuto la possibilità di poter lavorare con due persone come loro, vantano tra l’altro un bagaglio di esperienze enorme acquisito nei loro altri progetti, anche questo a mio avviso ha un certo peso, senza il loro contributo l’album non si sarebbe realizzato.

Facendo un piccolo passo indietro, puoi raccontarci qualcosa dei tuoi vecchi progetti Aivarim e Eptagon e spiegarci perché hai deciso di lasciarli morire?

Eptagon fù l’inizio di tutto, si parla di vent’anni fa, sembra passato un secolo!!! Eravamo giovani, “gasati”, inesperti, tecnicamente discutibili con gli strumenti, ma devo dire che probabilmente è stato uno dei periodi più belli della mia vita. Nacque tutto in una soffitta, suonando cose casuali assieme ad uno dei miei migliori amici di sempre, l’altro chitarrista Ozzyr, ci siamo ingenuamente detti : “facciamo un gruppo?”, e da lì è partito tutto. Dopo aver radunato i membri base necessari per la formazione di un gruppo abbiamo iniziato a suonare cover dei gruppi più disparati, successivamente ci siamo addentrati nel metal e man mano nel black, dai Cradle Of Filth ai Carpathian Forest, dopo qualche anno di cover ho iniziato a scrivere pezzi nostri, che sono finiti poi, dopo innumerevoli cambi di formazione, nel nostro primo demo “Agonia e Silenzio”. Anni dopo riuscimmo ad ottenere un contratto con la Cimitero Record (successivamente Evil Cemetery Records) e pubblicammo il mini “Discrimen”. Il gruppo si sciolse per problemi interni che non sto qua a snocciolare, purtroppo quel che è stato è stato, peccato… Negli Aivarim entrai poco prima dello scioglimento degli Eptagon, inizialmente solo come bassista, e successivamente anche partecipando alla stesura dei brani, finchè al duo Naedracth – Amon, si aggiunse Summum Algor che registrò le parti di batteria dell’album, che però non vide mai la luce a causa della totale ed immotivata dipartita di Amon, anche in questo caso posso solo dire “peccato”… inutile rimuginare sul fatto che un album fatto e finito sia stato gettato alle ortiche… In sostanza non ho lasciato morire i due gruppi, ma come purtroppo accade tra le persone ci possono essere incomprensioni, screzi o altro, che portano poi a scelte che hanno queste conseguenze. Nemmeno mi sembrava potesse aver senso portarmi dietro il nome di una delle due bands sciolte, meglio girare pagina ed andare avanti.

Com’è stato composto “Insaniam Convertunt”? Puoi spiegarci qualcosa in merito al concept che sta dietro al disco?

“Insaniam Convertunt” è stato composto nell’arco di quasi cinque anni, avendo, oltre al black metal, lavoro, famiglia  e altri interessi, il tempo a disposizione non è molto. Un paio di pezzi li composi per Eptagon addirittura, e mai utilizzati all’epoca, ovviamente in origine erano abbastanza diversi ma i riffs principali sono rimasti quasi invariati. Il resto dei brani è stato composto nel corso di alcuni anni come già detto. Non c’é un vero e proprio concept nell’album, diciamo che grossomodo i testi parlano del disprezzo verso la natura umana, di alcuni aspetti in particolare, che possono portare alla pazzia se vengono analizzati razionalmente perchè inaccettabili, mi riferisco alla perdita della vera natura umana, e all’avvento nella vita moderna di un vortice di superficialità e pressapochismo di cui però non ho intenzione di parlare apertamente; si puo’ dire che i testi e la musica siano un filtro per far passare solo una parte dei miei pensieri, in modo tale che chi ascolta e legge possa interpretare a modo suo le mie parole. L’unica eccezione in fatto di tematiche è il brano “Ritorneremo”, un omaggio a mio nonno tornato dalla seconda guerra mondiale dopo aver subito e visto cose inimmaginabili. L’ultima parte del testo, cantata da me in italiano, è una porzione di canzone scritta da lui durante la prigionia in Russia che ho voluto inserire nel brano per far sì che non andasse persa e per far rivivere la sua memoria.

Com’è nata la collaborazione con la Hidden Marly Productions?

Dopo aver registrato e mixato il lavoro abbiamo cominciato a cercare un’etichetta interessata a produrre l’album, la più interessata al nostro lavoro e con la proposta migliore è stata proprio la Hidden Marly, che tra l’altro fece già uscire l’ultimo album degli Adversam, già conoscevano Summum Algor e Katharos, quindi è stata una scelta abbastanza rapida.

Velocità e melodia sono due costanti di “Insaniam Convertunt”: sei d’accordo se dico che il black metal svedese rappresenta una basilare fonte d’ispirazione per questo disco? Ne citeresti altre?

Nel corso degli anni ho ascoltato di tutto, e credo sia normale essere influenzati anche inconsciamente da più correnti, ma non mi sento di definire “basilare fonte d’ispirazione” la scena svedese in ciò che compongo. Alcuni dei miei gruppi preferiti non hanno nulla a che vedere o quasi con la scena svedese, per citarne alcuni Khold, Craft, Belphegor, Anaal Nathrak, Satyricon, Behemoth, Deathspell Omega, Immortal, per quanto riguarda nomi “grossi”, c’è poi tutta una parte di ascolti di gruppi  underground, che non sto qua ad elencare, che volere o no lasciano qualcosa che poi si va a ripresentare in ciò che si compone. Indubbiamente ho ascoltato e ascolto tutt’ora gruppi svedesi, ma non li ritengo essenziali nell’ispirazione quando suono, a volte basta avere un motivo in testa, anche semplice e lavorandoci sopra nasce un pezzo senza voler necessariamente emulare un sottogenere in particolare. Trovo che “Insaniam Convertunt” abbia brani anche abbastanza diversi tra loro, questa disomogeneità compositiva non la trovo un difetto, anzi, sicuramente è frutto di tutti gli ascolti fatti nel tempo, perciò non credo sia un lavoro influenzato da un filone specifico.

Qual è il pezzo del disco che preferisci, che più lo rappresenta e perché? (per quanto mi riguarda è “Memories”…)

Il mio pezzo preferito è “Insaniam Convertunt”, trovo che dentro ci sia cattiveria, rabbia, dolore, disprezzo, sconforto, sia nella musica sia nel testo, un concentrato di ciò che voglio trasmettere a chi ascolta.

Una volta terminato questo periodo infernale e tutti i deliri connessi, contate di fare qualche data live come Falhena?

Non è una cosa in programma, l’idea non mi attira particolarmente, come già detto prima ho davvero poco tempo a disposizione, non credo riuscirei a ritagliare anche spazio per preparare un concerto. In secondo luogo nel black metal trovo che spesso, salvo qualche eccezione, durante un live vada a perdersi completamente l’atmosfera che invece si sviluppa ascoltando un disco perciò confermo, non è una cosa in programma, anche se… mai dire mai…!

Cosa dobbiamo aspettarci dalla band nel futuro? Hai già in cantiere qualcosa?

Sto lavorando a nuovi pezzi e sto scrivendo nuovi testi, non so stimare quanto tempo ci andrà prima di poter far uscire un secondo album, ma l’obiettivo è quello.

Una domanda forse un po’ scontata ma che mi piace fare: com’è cambiata la “scena” dai tuoi esordi ad oggi? Cosa ha aggiunto (o tolto) l’avvento di internet, che è ormai uno strumento indispensabile per far conoscere la propria musica? Si può ancora parlare di underground come se ne parlava vent’anni fa?

Non è una domanda scontata e mi fa piacere parlarne. La “scena”, per come l ‘ho vissuta io, nel Cuneese è cambiata radicalmente, vent’anni fa, quando ho iniziato con gli Eptagon, era tutto in fermento, dalle mie parti si erano formati gruppi che in un modo o nell’alto hanno lasciato qualcosa, gruppi anche molto validi, cito ad esempio Malinvern e Uxor, ora a parte Falhena, che per due terzi è una band Torinese, dalle mie parti cè solo un altra realtà ancora in attività, i Disamara di Maur, one man band validissima e della quale consiglio vivamente l’ascolto (ce ne siamo occupati in occasione della recente uscita di “Notturna È La Quiete” n.d.r.). Trovo però che sia sparito tutto quel nascere continuo di gruppi, di qualsiasi genere intendo, in generale sembra che non sia più interesse delle nuove generazioni formare bands. Per quanto riguarda la scena al di fuori delle mie zone non saprei dirti, in alcune città non credo sia cambiato molto, un tempo ero in contatto con diversi gruppi con i quali si facevano scambi di materiale ecc, con alcuni sono rimasto ancora in contatto. Per ciò che riguarda internet posso dire che indubbiamente è un vantaggio enorme sotto parecchi aspetti, ogni realtà può farsi conoscere mettendo in rete le proprie produzioni, tutti possono ascoltare qualsiasi cosa online, il risvolto della medaglia è che si è andata a perdere quella “magia” dell’acquisto di un disco, spesso alla cieca, o magari dopo aver visto una band esibirsi in un concerto. Ora basta accedere ad una qualsiasi piattaforma digitale per ascoltare musica, fantastico certo, ma qualcosa è andato perduto a mio avviso… Internet ha consentito di poter lavorare ad un progetto anche a distanza, come abbiamo fatto noi con il nostro album, perciò la sua utilità è innegabile. L’underground a mio parere non è quello di un tempo, allora si leggevano le riviste per avere informazioni, si leggevano le ‘zine, lo si fa tutt’ora ma in modo diverso, prima erano l’unico modo per venire a conoscenza di certe realtà, oltre ovviamente ad assistere ai concerti e scambiare opinioni con altre bands del genere. L’underground di quegli anni era qualcosa di particolare, la “scena” vista dall’esterno aveva un alone di mistero, i gruppi erano in contatto tra loro in modo più coeso rispetto ad ora.

Bene, ti ringrazio e ti lascio concludere come meglio credi…

Sono io che devo ringraziarti per avermi concesso la possibilità di rilasciare questa intervista dando così spazio ai Falhena per farsi conoscere da chi legge BlackMetalIstkrieg. Spero di aver modo in futuro di parlare ancora del mio gruppo magari a seguito di un nuovo album. Grazie ancora.