Nel Buio

0
908

Abbiamo avuto l’onore di ascoltare in anteprima Nel Buio, un nuovo viaggio musicale in cui black metal e darkwave si fondono in un’unica entità. L’esperienza artistica di Clod The Ripper, accompagnato da altri due rinomati musicisti italiani, dà vita a una nuova definizione: “pure italian black wave”. Un esordio destinato a lasciare sicuramente il segno sulla scena internazionale, grazie a una produzione di alto livello. In attesa della release ufficiale del disco, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Clod per rivelare al pubblico alcuni dettagli di questo nuovo progetto.

Ciao Clod, benvenuto su Black Metal Ist Krieg. Appena ho letto del tuo nuovo progetto Nel Buio mi sono subito incuriosito, visto il bellissimo nome italiano e le premesse riguardo alla musica. Puoi darci qualche anteprima sul progetto? La band esordirà con un EP o un full? Le lyrics saranno in italiano o inglese?

Grazie mille. Nel Buio nasce a fine agosto dalla mia esigenza di sperimentare maggiormente in ambito black, in questo caso incorporando elementi di musica dark/synth anni ‘80, un binomio unico che ritengo ancora inesplorato e che apre interessanti e stimolanti prospettive all’interno del panorama post-black/avant-garde, mantenendo viva la fiamma oscura del black metal. Da qui nasce la definizione “pure italian black Wave”, ovviamente omaggiando la celeberrima “true norwegian black metal”. Stiamo completando le fasi di pre-produzione di tre brani che invieremo ad una selezione di etichette discografiche per valutare l’interesse verso la nostra proposta e, a seconda delle risposte che riceveremo, pianificheremo i nostri prossimi passi. Sicuramente, per non lasciare attendere troppo prima di farvi ascoltare qualcosa, usciremo quanto prima con almeno una canzone e forse un video. Mi hai intervistato così rapidamente che non ho molto altro da aggiungere al momento, ma ti faccio i complimenti perché, quando saremo tra i massimi esponenti mondiali, sarai stato tu il primo a intervistarci e questa conversazione diventerà una vera e propria intervista di culto tra gli amanti del genere! Tornando alla realtà, i testi delle nostre canzoni, di cui mi occupo personalmente, saranno principalmente in inglese, ma con alcuni elementi della nostra lingua madre.

I musicisti che ti accompagnano in questa nuova avventura musicale, Francesco Vellacifer (già Blasphemer) e Neil Grotti (Electrocution), sono entrati subito in sintonia con le tue idee? Come avviene la stesura di un vostro brano?

Io e Vellacifer (drum) ormai è anni che suoniamo assieme nei Blasphemer e devo ammettere che è uno dei batteristi più fantasiosi e tecnicamente preparati con i quali abbia mai avuto il piacere di suonare. Lui e Neil (guitar) suonano a loro volta negli Electrocution, quindi la triangolazione è stata piuttosto naturale. Ci siamo trovati tutti con le stesse esigenze di sperimentazione e voglia di mettersi in gioco, quindi la mia proposta di tirare su un gruppo nuovo è stata accolta da subito positivamente. Per quanto riguarda la composizione sono stato in studio da Neil a Bologna letteralmente tre giorni e tre notti, ed abbiamo composto circa cinque brani. Le mie idee, unite alla straordinaria capacità tecnica e la mente aperta di Neil, sono andate subito in sinergia, davvero da non crederci.

Ci sarà un concept alla base del disco?

Sì, le tre canzoni scelte per l’EP sono connesse tra loro e narrano  dell’alienazione dell’individuo nella società, diviso in tre atti: il senso di diversità e inadeguatezza, la comfort zone della solitudine e l’ultima canzone preferisco non svelarvela… Il nostro obiettivo è offrire un’esperienza d’ascolto coinvolgente, in cui l’ascoltatore possa immergersi e scoprire la storia che si sviluppa attraverso parole e musica.

Parlando degli anni ‘80, visto che Nel Buio fonde black metal e dark wave, quali sono i tuoi ascolti in campo dark?

Se parliamo di anni ‘80 in generale, permettimi di fare outing e dire che amo ed ho sempre amato Madonna e Michael Jackson di quegli anni. Sarà che li ascoltava mio fratello maggiore e quindi sono cresciuto con quel sound che mi riporta a quel periodo ad ogni ascolto. Oltre a queste eccezioni, in campo dark/synth/post-punk, ho una grande ammirazione per i classici come Depeche Mode, The Cure, New Order, Joy Division, Sisters Of Mercy e moltissimi altri, ma negli ultimi tempi, ho sviluppato un interesse crescente per la scena musicale “giovane” che propone sonorità elettrodark. Band come She Past Away, Twin Tribes, Lebanon Hanover, Bragolin, Forever Gray e moltissime altre, hanno contribuito ad alimentare la mia passione per questo genere e a far crescere la voglia di sperimentazione in ambito black.

Spostandoci sugli ascolti black metal, cosa ascolta Clod oggi e quando e come ti sei avvicinato a questo genere?

Devo dirti che il mio approccio al black metal è avvenuto relativamente tardi, purtroppo o per fortuna… Da sempre ho ascoltato, suonato e prodotto death, brutal e grind. Quando il black metal nella seconda metà degli anni ‘90 cominciò a diffondersi in Italia, presi una posizione impulsiva, scegliendo di non ascoltarlo. Da giovani, si sa, siamo spesso intransigenti e dogmatici, ed io ero fedele solo al death metal. Negli ultimi dieci-quindici anni ho sentito però la necessità di qualcosa di fresco e nuovo. Stufo ormai del death metal, mi sono avvicinato un po’ all’hardcore di Raised Fist, Death Before Dishonor, oltre ai classici come Hatebreed, Terror e Sick Of It All, ma non mi soddisfacevano appieno (queste influenze le si trovano nel mio progetto ormai concluso da anni Modus Delicti, dove suonavo la batteria). Una sera ripresi in mano alcuni dischi black che avevo acquistato secoli prima, come Marduk, Satyricon, Dark Funeral e altri classici, scoprendo che mi piacevano molto più di quanto ricordassi! Ho iniziato quindi ad approfondire sempre di più il genere, grazie anche ad internet e a numerosi libri che ho acquistato. Dicevo “purtroppo o per fortuna” perché, da un lato, ho perso l’opportunità di essere parte di quella scena quando stava nascendo e godermi anche dal vivo delle band che ho recuperato solo vent’anni dopo. Ad esempio vidi i Satyricon nel 2000 di supporto ai Pantera…ma non mi interessavano minimamente, quindi non li guardai neanche; sempre quell’anno il No Mercy Fest ospitò Immortal, Dark Funeral e Marduk, ma io guardai solo gli show di Deicide, Cannibal Corpse e soprattutto Hate Eternal, giunti per la prima volta in Italia, e avrei decine e decine di altri esempi, come quando un mio amico dei tempi mi portò a vedere i Cradle Of Filth nel tour di “Dusk And Her Embrace”, ricordo che c’erano una cinquantina di paganti ed io stetti quasi tutto il tempo fuori a fumare e chiacchiarare con alcune ragazze. Dall’altro lato, forse mi sarei trovato ad oggi stanco del black metal, proprio come sono stanco del death e invece mi sento come un adolescente, con un mondo da scoprire che mi riempie di emozioni che non provavo più, nonostante siano ormai circa dieci anni che ascolto sempre più black metal, a discapito del death. Insomma, per non annoiarti, adoro particolarmente il filone depressive o melodico. Band come Kampfar, Afsky, Mgła, Djevel, Advent Sorrow, Faidra, Ghaals Wyrd, ma anche il black islandese con Svartidauði, Auðn, Mysþyrming o ucraino dei Drudkh, Këkht Aräkh, Khors e Windswept (nonostante alcune realtà ucraine possano essere mal’interpretate). Ultimamente, ho iniziato ad apprezzare anche band d’oltreoceano come Wolves In The Throne Room, Wayfarer e Akhlys… ma proprio non sopporto gli Uada!

Il logo da te disegnato per questo nuovo progetto mi ricorda i tatuaggi lettering che stai realizzando negli ultimi anni. C’è un filo conduttore tra la tua musica ed i tuoi tatuaggi?

Da sempre più che un filo conduttore, c’è un vero e proprio ponte di cemento armato tra i miei tatuaggi e la musica che ascolto. Infatti ho tatuato molti membri di band e la mia clientela è composta principalmente da metalheads provenienti da ogni dove. Quindi certo, il logo che ho fatto per Nel Buio è in blacktering, come viene chiamato il mio stile di scritte in ambito tattoo.

La cinematografia horror ha influenzato particolarmente la tua carriera di tatuatore e musicista? Puoi consigliarci qualche film o serie che ti ha colpito particolarmente negli ultimi tempi?

Purtroppo negli ultimi tempi davvero poca roba. Il cinema non ha più molto da offire, ormai solo remake o qualche saga che sarebbe dovuta finire almeno quindici anni fa. Fortunatamente le serie televisive hanno parzialmente sopperito a questa mancanza. Potrei segnalare sicuramente Ash Vs Evil Dead, Hannibal, American Horror Story (in realtà solo Asylum), non male anche Haunting Of Hill House, tranne per il finale, la prima stagione di The Terror, divertente invece Santa Clarita’s Diet (purtroppo cancellata dopo la terza stagione), invece ritornando agli anni ‘80 ho apprezzato molto la serie Futureman, un gioiellino pieno di citazioni, invece il blasonato Stranger Things lo trovo banale e bruttino, ma reso gradevole da tutto il contesto fin troppo anni ‘80, che però io amo…

L’ultimo album dei Blasphemer risale al 2020, uscito con una label molto prestigiosa, la Candlelight Records. Oltre all’attività live che vi ha visto calcare molti palchi europei, avete composto nuovo materiale?

Con Blasphemer siamo sempre stati abbastanza stitici nella composizione, amiamo prenderci il tempo necessario per comporre, ascoltare, rifinire e inevitabilmente questo processo compositivo, molto minuzioso, influisce sulla velocità di composizione. Anche sotto l’aspetto dei live tendiamo a rifiutare molte proposte che ci vengono fatte, selezionando con attenzione gli show ai quali partecipiamo. Però un paio di mesi fa abbiamo rilasciato un nuovo video di una song riarrangiata tratta da “The Sixth Hour” dal titolo “Stabat Mater MMXXIII” che fa capire maggiormente la direzione che vogliamo prendere sul nuovo disco. Potrete inoltre sentire e vedere in azione Vellacifer dietro le pelli, così da intuire cosa aspettarvi da Nel Buio…

Cosa consiglieresti a un giovane che vuole intraprendere un percorso musicale da musicista black metal, in un genere ormai così saturo dove tutto sembra già sperimentato?

Hey tu! Continua ad ascoltare musica, comprare dischi, merch ufficiale ed andare a concerti, ma senza intasare ulteriormente la scena con un ennesima band clone di qualcun’altro e completamente inutile. Prima di mettere assieme una band bisognerebbe porsi una domanda e darsi una risposta sincera: ho qualcosa da dire di nuovo? Ho qualcosa da dare alla scena per renderla più forte e solida? Se la risposta è NO, continua a fare il fan o il collezionista.

Che rapporto hai con la musica in streaming digitale? Da musicista pensi che possa ledere alle vendite del formato fisico?

Sicuramente sì, e non è un’opinione ma la realtà dei fatti. Ma è anche vero che i tempi cambiano, giusto o sbagliato che sia, è così. Siamo già fortunati che nel nostro ambiente viviamo ancora in uno spazio-tempo dove il pubblico acquista la copia fisica in cd, lp e addirittura tape. Per quanto riguarda il digitale non è un segreto che utilizzo quotidianamente le piattaforme di streaming e sarei un ipocrita a dirti che non mi siano state utili. Proprio grazie ad esse ho scoperto e continuo a scoprire tantissime band e posso ogni giorno ascoltare quelle che voglio comodamente ovunque io sia, oltre ad essere istantaneamente aggiornato sulle nuove uscite. Poi per fare un parallelismo, è come dire che internet abbia ammazzato la carta stampata… infatti quest’intervista esce on line non su un magazine o una ‘zine cartacea, eppure le interviste e le recensioni esistono ancora, solo in formato diverso, così come la fruizione della musica è cambiata.

Hai degli obiettivi particolarmente ambiziosi con questo nuovo progetto per quanto riguarda contratti discografici e attività live?

Certo. Il fallimento non è mai stato contemplato nella mia vita.

L’Italia è stato sempre un paese particolarmente conservatore e bigotto, non molto aperto al metal estremo. Ti va di raccontarci qualche aneddoto divertente successo negli anni, se ce ne sono?

Non credo l’Italia si possa definire un paese chiuso al metal estremo, credo piuttosto che si soffra la mancanza di una vera scena coesa. Notai in passato la stessa cosa in ambito death, con una mancanza di supporto, in primis da parte di band, promoter ed etichette, ma anche da parte dei fans stessi, se comparato ad altre realtà estere. Da noi si segue solo il trend del momento o chi possa tornarti utile, inoltre si tende a criticare ed affossare le nostre realtà continuando a tessere le lodi di tutto ciò che è estero. Personalmente ho sempre fatto di tutto per supportare il metal nostrano, sia con live e festival (qualcuno ricorderà ancora il Tattoo Death Fest che organizzai dal 2004 al 2012), che producendo band (ho gestito la The Spew Records fino al 2012) ed in tempi più moderni promuovendo band e concerti sui miei canali social. La realtà è che conviene farsi un nome all’estero ed investire da subito su territori d’oltralpe perché si suona in situazioni più professionali e dinanzi ad un bel pubblico e poi perché noi italiani supportiamo le band quando diventano famose fuori, allora magicamente si diventa tutti loro fans anche a casa nostra, ma fino al giorno prima non si andava a vederle neanche sotto casa ad ingresso gratuito, né si comprava un loro un cd… Quindi mi spiace, ma al momento non mi vengono aneddoti divertenti, o forse diciamo che è proprio tutto “divertente” da noi, ma col sorriso amaro però…

Grazie, Clod, per la tua musica e il tuo tempo. A te le ultime parole, se ti va di lasciare un messaggio ai lettori.

Il messaggio è sempre lo stesso, amare e supportare un genere musicale di nicchia ed estremo richiede passione ed energie anche quando non si ha un tornaconto. Personalmente consiglio di non chiudere mai i propri orizzonti musicali, soprattutto per partito preso, ricordiamoci che qualsivoglia genere musicale noi amiamo, è nato da una sperimentazione di alcuni ragazzi desiderosi di qualcosa di nuovo, quindi i fissati/puristi sono la cosa più antimetal che possa mai esistere, rifletteteci bene…