Marea

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Nati dalle profondità del panorama estremo, i Marea incanalano la forza primordiale degli elementi attraverso un black metal visionario e intransigente. La loro proposta si configura come un rituale sonoro denso di misticismo, dove le atmosfere soffocanti si fondono ad una tensione marziale. A circa un anno di distanza dall’uscita dell’ultimo “Adrift”, abbiamo incontrato il mastermind Matteo Balzarini per esplorare le visioni che alimentano il suo cammino creativo.

Benvenuto su BMIK. Per iniziare e rompere il ghiaccio, ti va di fare un piccolo passo indietro e raccontarci come e quando ha preso forma il progetto Marea? Ciao e grazie! In realtà questa domanda invece di rompere il ghiaccio è sempre quella che mi mette più in difficoltà, ahaha! È difficile per me individuare con precisione come e quando sia nato il progetto. Potrei dirti nel 2006 quando ho iniziato a comporre i miei primi riff e brani. Oppure nel 2009, quando ho scritto il brano strumentale che ha poi preso il nome “Marea” e che comparirà come traccia finale nell’ultimo ep, sedici anni dopo. Ai tempi, comunque, non avevo intenzione di pubblicarli, mi bastava scrivere queste canzoni per mettere in musica certe emozioni che mi era difficile esprimere o sfogare in altro modo. Essendo questa band un mio personalissimo progetto, ti direi che è sempre stato parte di me, anche quando non esisteva ancora. Comunque, per essere più concreti e meno romantici, è stato solamente nel 2023 che ho deciso di registrare in studio il mio primo album; quindi, possiamo prendere quella come data di nascita ufficiale del progetto.

Il nome “Marea” evoca qualcosa di ciclico, potente, inevitabile e spesso distruttivo, ma che fa parte della natura. Com’è nato questo nome e in che modo riflette la vostra musica? Sono sempre molto più interessato a sentire cosa il nome del mio progetto o i titoli e i testi dei brani evochino nella mente di chi ha voglia di approfondire, anziché essere io stesso a dare una spiegazione. Di recente una talentuosa fotografa (Lumi Claire), con la quale c’è un rapporto di stima e ammirazione reciproca per i rispettivi lavori, mi ha scritto ciò che le comunica il nome del mio progetto, ecco le sue parole: “Penso a tutto quello che la marea incontra sul suo cammino e che porta con sé. Parti arrugginite e deteriorate dal tempo, dalle emozioni vissute, da ogni singola onda che ha colpito e poi affondato. Una forza incontrollabile che prende vita con la tua voce e poi lascia spazio alla calma con passaggi musicali che oscillano tra tormento e sollievo”. Ho voluto citarti questo commento perché credo sia la descrizione più emozionante e poetica che abbia ricevuto, sicuramente meglio di quanto io sarei in grado di fare con le mie parole per dirti cosa significhi per me “Marea”. Riguardo a: “in che modo riflette la vostra musica”, vi invito ad ascoltare il brano omonimo che ho citato poco fa: la risposta è racchiusa nella musica stessa e nei contrasti di quella canzone.

La scena underground italiana ha una forte tradizione sia nel black metal che nel doom/dark sound. Come sei riuscito a far convergere questi due mondi nel tuo sound senza risultare forzato? La tua musica vive, inoltre, di forti contrasti: sfuriate accanite ed esplosioni di pura violenza sonora che lasciano spazio a momenti di grande atmosfera e introspezione. Come gestisci questo equilibrio durante la composizione? Posso dirti che non è mai una cosa studiata a tavolino. Quando compongo un brano cerco sempre di lasciarmi trasportare da esso e dalle emozioni che provo in quel momento e che cerco di trasformare in musica, piuttosto che decidere a priori cosa dovrei inserire o che genere musicale utilizzare nelle parti seguenti. Per questo motivo sono presenti tante parti strumentali e atmosferiche che poco hanno a che fare con il black metal ma che reputo comunque di pari intensità emotiva, anche senza l’utilizzo di chitarre distorte a creare il muro sonoro. Sicuramente l’utilizzo di diversi generi nasce anche dal fatto che gli album troppo omogenei come struttura ormai tendono ad annoiarmi presto e quindi cerco di dare al mio progetto più sfumature possibili. Di conseguenza, spero che il passaggio tra i vari generi, a volte anche piuttosto netto, non risulti forzato all’orecchio dell’ascoltatore ma che venga percepito o assimilato come una sorta di flusso di emozioni che mi risulta impossibile comunicare attraverso un singolo genere musicale. Ovviamente, sono ben conscio di non aver inventato o rivoluzionato nulla, il post-black metal da sempre utilizza sezioni musicali lontane dalla semplice aggressività sonora, non ho la presunzione di credere che il mio stile sia innovativo. Mi auguro solo che la mia proposta musicale possa risultare personale all’orecchio di chi mastica questi generi, sarebbe già una grande vittoria per me.

Quali sono state le band o le realtà artistiche (italiane o internazionali) che ti hanno spinto a fondare la band? Il progetto nasce dalla volontà (o necessità) di esprimere attraverso la musica i miei stati d’animo; quindi, non c’è stata nessuna band che mi abbia spinto a fondarlo. Non è nato per questioni del tipo: “che figo questo gruppo, voglio fondare anche io una band che suoni così!”. Detto questo, ci sono tantissime realtà o artisti che hanno influenzato il mio modo di comporre: Novembre, Depeche Mode, Ulver, Katatonia, Spite Extreme Wing, Movimento D’Avanguardia Ermetico, Darkthrone, Klimt 1918, An Autumn For Crippled Children, Hypothermia, Lifelover, Drudkh, Deathspell Omega, Ryuichi Sakamoto, Deftones, Deafheaven, Craft… Quasi tutto ciò che ascolto o che ho ascoltato in passato con il cuore, piuttosto che con le orecchie, ha lasciato la sua impronta e plasmato il mio modo di scrivere musica.

Se dovessi descrivere l’atmosfera dell’ultimo lavoro a qualcuno che non vi ha mai ascoltato, che parole useresti? Invece di parlarti solo dell’ultimo ep ti parlerò di tutti i lavori, incluso il prossimo, ormai imminente. E al posto dell’atmosfera cercherò di descrivere l’immagine mentale che associo a ciascuno di essi. Perdonami se con questa domanda mi sto prendendo un po’ troppa libertà! (n.d.r.: e qui siamo dalle parti di Marzullo: “si faccia una domanda e si dia una risposta”) “The Silence Of Rust”: la sensazione di affondare in un abisso nero e opprimente; “Adrift”: trovarsi su una desolata spiaggia invernale con il solo lieve suono delle onde che accarezzano le sponde; prossimo album: un ultimo flebile raggio di sole che danza attraverso le fronde di un albero quasi spoglio, prima di spegnersi all’orizzonte in un tramonto di ottobre.

C’è spesso un senso di catarsi e di profonda malinconia che attraversa il post-black metal. Quali sono i temi concettuali o esistenziali che più esplori attraverso Marea? Mi sto rendendo conto che più il progetto si evolve più i temi e concetti alla base dei testi diventano personali. Quindi, mentre all’inizio affrontavo temi più generali come le paure ancestrali dell’ignoto, la natura in chiave romantica e i sogni, ora è tutto molto più incentrato su esperienze dirette, sentimenti e relazioni umane.

Parlaci della dimensione live della band: Hai avuto difficoltà a reclutare i membri che suonano sul palco? Se dovessi scegliere tre band (passate o presenti) con cui condividere il palco per un concerto ideale, chi nomineresti? In realtà no, non ho avuto difficoltà! Ho avuto parecchie proposte da gente interessata a suonare con me da quando è uscito il primo album. Mi trovo comunque benissimo con la formazione attuale: Alessandro è il batterista che suona anche sugli album in studio; Andrea, la seconda chitarra, è da sempre un mio grande amico ed è subito stato entusiasta di entrare a far parte della formazione live; e Lorenzo è il frontman dei The Scars In Pneuma, e si è gentilmente offerto di farmi da bassista quando l’ho conosciuto di persona a un suo concerto. Sono tutti diventati buoni amici ormai, oltre a essere ottimi musicisti. E soprattutto sono molto flessibili e disponibili. Accettano tutte le mie mancanze, come ad esempio ricevere video su whatsapp delle parti da imparare, invece di spartiti, guitar pro o altri strumenti sicuramente più professionali, ma che o mi annoiano a morte o faccio schifo a usarli. Per le tre band ti direi Novembre, Forgotten Tomb (e su questi possiamo metterci la spunta verde!) e Agalloch. Questi ultimi risultano sicuramente i più difficili e sarei contento anche solo di riuscire a vederli almeno una volta dal vivo, anche senza condividere il palco.

Cosa c’è all’orizzonte per Marea? Parlaci di cosa bolle in pentola alle tue altitudini. Come ho anticipato nelle risposte precedenti, abbiamo un nuovo album in uscita in autunno. Abbiamo firmato con l’etichetta portoghese/canadese Hypnotic Dirge Records per quest’uscita, ma, allo stesso tempo, non abbiamo abbandonato la Masked Dead Records che ci ha supportato fino ad ora. Le due etichette hanno infatti raggiunto un accordo commerciale e l’album sarà quindi coprodotto da entrambe! Per me è sicuramente una soluzione fantastica, che mi permette di mantenere i rapporti con Matteo e Denis della MDR, con cui mi trovo molto bene e, allo stesso tempo, di ampliare i nostri orizzonti all’estero. Sono molto soddisfatto del nuovo album e sono convinto che sia il lavoro più maturo e personale a oggi, nonché la naturale evoluzione del nostro sound dopo “Adrift”. A differenza di quest’ultimo, però, che reputo una parentesi più soft, il nuovo sarà molto più diretto e aggressivo. Sarà più improntato verso il black metal che non verso il doom o il post-rock, anche se, ovviamente, non mancheranno le sezioni più atmosferiche e melodiche dei precedenti lavori. Ci sarà un nuovo video ufficiale per il primo singolo e presto sveleremo i primi dettagli!

La marea sale, travolge e poi si ritira, lasciando sempre qualcosa sulla spiaggia. Se doveste lasciare un messaggio a chi è arrivato a fine intervista, quale sarebbe? Lo spazio è tuo. Ringrazio ancora voi per queste domande interessanti e per la bellissima recensione che avete dedicato al mio ultimo ep qualche mese fa, davvero piena di immagini suggestive e poetiche. Invito coloro che non fossero rimasti soddisfatti della mia risposta riguardo al nome del progetto a leggerla: il recensore ha compreso perfettamente il significato dietro a “Marea”. Colgo l’occasione per ringraziare anche tutti coloro che ci hanno supportato in questi due anni, siamo molto grati del calore che ci è stato riservato. Ogni singolo commento, ogni condivisione e ogni complimento durante i live per noi ha un grande valore, non diamo niente per scontato. Chi volesse approfondire la nostra musica può trovarla su Spotify, YouTube o Bandcamp. Per chi volesse, invece, vederci suonare dal vivo, al momento abbiamo una data per il release party del nuovo album non ancora annunciata, poi suoneremo il 21 Novembre a Montebello Vicentino con Mother Augusta e Afraid Of Destiny e il 12 dicembre a casa nostra a Legnano per il Black Winter Fest. Seguiteci su Facebook o Instagram come “marea.rusted” se volete restare aggiornati sui prossimi concerti e sul nuovo album. Se sarete presenti alle date dal vivo, fermatevi a salutarci se vi va, ci fa sempre piacere scambiare quattro chiacchiere di persona!