Hecate Enthroned – The Corpse Of A Titan, A Lament Long Buried

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Emersi dalle ombre inglesi intorno alla metà dei gloriosi anni novanta, gli Hecate Enthroned hanno sempre macinato un black metal sinfonico epico e occulto e con “The Corpse Of A Titan, A Lament Long Buried”, loro settima fatica sulla lunga distanza, dimostrano ancora una volta di percorrere il proprio sentiero, ignorando contaminazioni e moderne diavolerie. A questo giro sembra che la band britannica abbia raccolto una maggior quantità di idee e le abbia messe meglio a fuoco, probabilmente grazie anche a una line up più stabile: cosa che si riflette in un songwriting più centrato e ortodosso, che pare collegarsi idealmente a quelli che furono i primi tre, per alcuni fondamentali, lavori del gruppo. Le chitarre taglienti, brutali e ossessive sono accompagnate da blast beat serrati che sembrano scandire un rito arcaico; dal canto loro le tastiere non sono mai decorative: sono spettri che si insinuano in silenzio tra le note, amplificando il senso di decadenza e mistero e dando corpo a un rituale gelido che solleticherà le orecchie di chi ama rifugiarsi nel lato più oscuro del black metal sinfonico. Il singolo “A Gallery Of Rotting Portraits” riassume perfettamente la filosofia del disco, con la costante alternanza tra riff assassini e momenti atmosferici molto intelligenti: qui ogni nota profuma di terra bagnata, morte e miti sepolti ed evoca meraviglia e riverenza: esattamente ciò che i sostenitori di vecchia data si potevano aspettare da un ritorno degli Hecate Enthroned. L’album tuttavia non si limita a singoli episodi isolati ma costruisce un percorso coerente, che sembra scivolare come un fiume in piena.

“Spirits Stir Within Our Ancestors Tombs” e “Into A Vale Of Endless Snow” sono viaggi inesorabili tra paesaggi nebbiosi e leggende dimenticate; da applauso anche la strumentale “Pwca”, vero manifesto di un black metal sinfonico ormai sepolto dalle sabbie del tempo, che si distende elegante nei suoi sei minuti di durata come un requiem per la dolce musa venuta a mancare tra le braccia del suo principe. La produzione è più nitida rispetto agli esordi ma conserva la sporcizia e il grezzume di quei dischi, suonando perfino low-fi nei punti giusti: le melodie delle tastiere emergono ma non dominano e l’equilibrio tra aggressività e atmosfera è sostanzialmente perfetto.

Ciò che sorprende è la coerenza totale dell’album che, a dispetto della durata di quasi un’ora, risulta un ascolto stratificato e complesso che renderà felici coloro che sono cresciuti negli anni novanta divorando fanzine come Metal Shock o Grind Zone. Se vogliamo trovare qualche difetto possiamo dire che l’approccio decisamente conservativo della band potrebbe essere fastidioso per alcuni e che le vocals, quando vanno nella direzione di uno scream più acuto risultano un po’ deboli, quasi piatte e monocordi, compensate tuttavia da un discreto growl e dallo scream nella sua versione più sporca e ruvida. “The Corpse Of A Titan, A Lament Long Buried” è un album che non cerca applausi o facile approvazione ma si propone di evocare buio e paura: gli Hecate Enthroned, a distanza di più di trent’anni dal loro debutto riescono a comporre una vera messa nera sinfonica dimostrando che il loro nome non è mai caduto nell’oblio.

REVIEW OVERVIEW
Voto
74 %
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hecate-enthroned-the-corpse-of-a-titan-a-lament-long-buriedTRACKLIST <br> 1. Adar Rhiannon; 2. Spirits Stir Within Our Ancestors Tombs; 3. The Arcane Golem; 4. Steed Of The Still Water; 5. Pwca; 6. Deathless In The Dryad Glade; 7. A Gallery Of Rotting Portraits; 8. The Boreal Monastery; 9. Into A Vale Of Endless Snow <br> DURATA: 54 min. <br> ETICHETTA: M-Theory Audio <br> ANNO: 2026