Firtan – Helios

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Fumo nero proveniente da un ammasso di resti bruciati di soldati caduti; un valoroso guerriero esausto dopo una sanguinosa battaglia che siede a contemplare l’orrida e maleodorante scena. È questa l’immagine iniziale evocata da “Himsa” (un termine sanscrito che sta a significare: ferire, nuocere), l’intro di “Helios”, quinto full length dei teutonici Firtan. Con i suoi tristi violini che suonano a morte, così come sono soliti suggerire i glaciali rintocchi delle campane che accompagnano la dipartita dalla vita terrena, potrebbe benissimo fungere da sottofondo ad un doloroso trapasso. Attivi dal 2010, in oltre un decennio i Firtan si sono guadagnati la fama di band di punta non solo nella scuderia della AOP Records ma nell’intero panorama black/death tedesco, grazie soprattutto alle loro energiche performance live. Il titolo dell’album trae ispirazione dal mito della divinità greca (Helios, appunto) “che tutti vede e tutto ascolta”. Il culto di Helios non era ben accetto nella Grecia antica in quanto non considerato un vero e proprio Dio ma un astro che splendeva durante il giorno per riposare e rimanere celato alla vista altrui durante la notte; la figura del mito viene qui accostata ad una vera illuminazione intesa non come fuga da una fatua realtà, ma come visione più chiara e limpida di ciò che si vuole essere: la versione migliore di sé stessi, e i nostri sembrano essere perfettamente riusciti nell’intento. Siamo di fronte infatti al disco della svolta per la band teutonica, o meglio alla “Epifania di Helios”.

Il gruppo infatti si destreggia abilmente tra un black metal evocativo, disperato (come in “Ascension”) ed a tratti grezzo (come in “Ambrosia”), mai banale, con richiami ad atmosfere dal sapore orientale (come nella title track), e ad un death metal dal sapore più moderno. Forti i rimandi ai Mgła in “Solis Currus” (caratterizzata da un intermezzo tipicamente funeral doom) ed in “Wide Open Eye” (le cui liriche sono prese dal Kybalion, trattato di filosofia esoterica ed ermetica pubblicato per la prima volta nel 1908). Il passato musicale pagan/folk della band è tuttavia ancora pronto ad emergere: e lo si evince dalle parti acustiche e dai brani affidati alla talentuosa violinista ed eterea cantante Klara Bachmair come “Shadows Of A Dawn Unborn” o la già citata intro, od ancora nella ri-arrangiata versione acustica (molto ben fatta) del  classico dei Bathory “Man Of Iron” (che chiude “Helios”), tratto dal fondamentale “Blood On Ice” del 1996. La copertina è una moderna raffigurazione fotografica del “mito greco”, con il capo cinto da una corona di raggi di sole. Gran parte della produzione è fatta in “casa Firtan”: disegni, foto, impaginazione, oltre ovviamente all’aspetto compositivo affidato principalmente a Phillip Thienger (voce, chitarra e tastiere) ed a Christian Strobel (chitarra). James Dorton dei Ne Obliviscaris è qui in versione di guest nel brano “The Hierophant” nel quale, dopo un classico ed orecchiabile riffing iniziale in tipico stile black ed un successivo incedere marziale, si invoca l’arrivo di una luce illuminante atta a svelare il segreto di ciò che sarà in eterno.

Le liriche che compongono gli undici brani di “Helios” (il dodicesimo è la cover dei Bathory) alternano riferimenti alla mitologia greca (“Ambrosia” è il cibo degli Dei che dona l’immortalità) ed alla tradizione indù, come in “Kalikas Tongue” (la lingua della dea Kalì, rossa a causa del consumo dell’ego), in cui si fa riferimento all’era oscura (Kali Yuga), caratterizzata da conflitti e declino morale, spirituale e materiale. Ma è con il celato messaggio di timida speranza che si annida nei versi della conclusiva “Shadows Of A Dawn Unborn”, (“I feel the distant breath / Of a dawn unborn / And it waits for me”) che il combo tedesco sembra aspirare alla tanto agognata “versione migliore di sé”. Un disco che segna indubbiamente un buon punto di arrivo per il sestetto tedesco, anche se la sensazione è che la loro dimensione definitiva sia appunto questa e che non possano crescere di più.

REVIEW OVERVIEW
Voto
68 %
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firtan-heliosTRACKLIST <br> 1. Himsa; 2. Kalikas Tongue; 3. Ambrosia; 4. Solis Currus; 5. Ascension; 6. Wide Open Eye; 7. Helios; 8. The Form Revealed; 9. Revealing Prana; 10. The Hierophant Way; 11. Shadows Of A Dawn Unborn; 12. Man Of Iron (Bathory cover) <br> DURATA: 60 min. <br> ETICHETTA: AOP Records <br> ANNO: 2026