I Morgal sono una delle realtà più spietate, viscerali e sfacciate emerse dal sottobosco black metal finlandese negli ultimi anni. Formatisi nel 2014 hanno da subito catturato l’attenzione degli amanti delle sonorità più oltranziste. Sono passati cinque anni da quando hanno pubblicato il loro album di debutto “Nightmare Lord”, ed ecco fra le nostre mani, sempre sotto l’ala protettrice della Werewolf Records, il secondo full “The Seventh Circle”. Durante il tempo trascorso fra i due dischi i Morgal hanno visto l’ingresso in formazione di due nuovi membri: il cantante/bassista Tomb Nekrofiler e il secondo chitarrista Killhammer. Con i membri fondatori Crusher (chitarra) e SS Exiler (batteria) a fare da perno, il quartetto torna a distruggere le nostre orecchie con il un ferale misto tra black e speed metal. A differenza del classico finnish black metal malinconico e cadenzato la proposta dei Morgal è un assalto all’impazzata che unisce la furia incontrollabile del primo black/thrash con lo speed metal suonato a velocità insensate ed un lavoro di chitarre intriso di intrecci melodici e assoli che attingono a piene mani dagli anni ottanta. Il cambio di line up e la produzione più curata permettono ai Morgal di mettere a segno la prova della “maturità”, ovvero una trentina di minuti di metallo nero, sporco, veloce e affilato come un rasoio.

Subito dopo la breve intro, l’opener “Stormchaser” attacca e ti trascina giù in un abisso più incendiario che mai, mettendo fin da subito le cose in chiaro rispetto a quelle che sono le intenzioni della band: la sezione ritmica va completamente fuori controllo; l’attacco delle due chitarre intensifica lo stile lacerante ma melodico, con entrambe le sei corde che si scambiano assoli e lead da far ribollire il sangue. Il disco prosegue con influenze heavy/speed sempre in primo piano, seguendo la lezione svedese (evidente l’eco dei Nifelheim), con alternanza continua tra assoli e ricami melodici che evitano che la velocissima sezione ritmica sfoci in un muro di suono incomprensibile. Il basso tiene un tiro organico e devastante permettendo ai dettagli delle chitarre di emergere con forza. Da segnalare “Goddess Of Death”, in cui la combinazione fra riffing aggressivo e ganci melodici raggiunge il suo apice, mentre la traccia che presenta un collegamento più evidente con il classico Finnish sound, ovviamente riletto alla luce di un approccio speed, è “Harbinger’s Ritual”.

Concludendo “The Seventh Circle” è un disco che va dritto al punto e privo di riempitivi. I Morgal non inventano nulla di nuovo ma riprendono la tradizione del black/speed e la affilano, risultando a conti fatti fra le entità più tradizionaliste dell’underground finlandese e più credibili nel loro sottogenere di riferimento. Chi cerca black metal suonato con l’attitudine dei teppisti degli anni ottanta, velocità incontrollata e riff incisivi sicuramente troverà troverà in questo disco dei Morgal pane per i suoi denti!









