Thron – Vurias

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Con “Vurias” i Thron, una delle realtà più interessanti venute alla luce negli ultimi anni nel calderone del così detto blackened death metal, innalzano un monolite sonoro che probabilmente segnerà un momento decisivo nella loro traiettoria artistica. Non si tratta semplicemente di un nuovo capitolo discografico ma di un’opera che sembra concepita come rito di passaggio, una soglia oltre la quale il linguaggio della band si espande, diventando più oscuro e caricandosi di una gravità finora solo intravista. Qui il black metal non è mera aggressione ma una forza arcaica usata come strumento di evocazione e rovina. Le fondamenta della quinta fatica sulla lunga distanza dei tedeschi affondano saldamente nella tradizione ma “Vurias” non si limita a celebrarla e si intuisce fin da subito che è in atto un cambiamento piuttosto netto. “The Serpent’s Path” infatti apre il disco con riff affilati, facendo emergere scale gelide e progressioni solenni che richiamano la scuola scandinava degli anni novanta, mentre la componente death, da sempre presente nel sound della band, aggiunge peso specifico, densità e un che di marziale alla struttura dei brani: il risultato è un suono compatto, inesorabile e privo di compiacimento.

Rispetto ai precedenti lavori la scrittura si fa più ampia e monumentale, e pezzi come “Astral Materia” e “One Truth, One Light” sono lì a dimostrarlo: non cercano l’immediatezza ma costruiscono tensione attraverso stratificazioni e mutazioni interne. Le accelerazioni violente non sono mai casuali: irrompono come tempeste, seguite da rallentamenti carichi di oscuri presagi. Con “Hubris Crown”, dalle tinte opache e vagamente gotiche, perfino new wave nei riff iniziali, i Thron dimostrano una maturità compositiva che trasforma ogni istante sonoro nel frammento di un disegno più grande. È arduo al primo impatto con il disco capire dove la band voglia andare a parare; saranno necessari vari passaggi prima di avere un’idea più nitida di quello che il combo teutonico intende proporci. In “Ungemach (Stilles Ende)”, synth e organo aprono squarci psichedelici che evocano decadenza e dissoluzione, mentre in “The Hunter And The Prey” l’inaspettato intervento del sax aggiunge una dimensione quasi visionaria e progressiva, amplificando una certa tensione primordiale di fondo. Si tratta di scelte che apparentemente potrebbero addolcire il suono ma in realtà lo rendono più inquietante, evocando scenari di una vastità cosmica e lovecraftiana, allontanando l’opera da un immaginario puramente satanico per abbracciare un’epica più astratta, quasi metafisica, che guarda al mito e all’abisso. La voce di Samca, sempre impeccabile, è quella di un oratore al centro del caos. Il suo screaming è controllato, ruvido, carico di autorità, mai teatrale nel senso banale del termine; non cerca di dominare la musica ma di incanalarla, fungendo da filo conduttore attraverso le molteplici incarnazioni sonore del disco: la scelta di mantenere una linea vocale coerente rafforza il senso di unità e di inevitabilità che permea “Vurias”.

Anche la produzione contribuisce in modo decisivo all’impatto dell’opera. Il suono è ampio e profondo, in grado di trasmettere potenza senza perdere asperità. Le chitarre mantengono un suono rotondo e pulito; la batteria, complice il sorprendente lavoro del drummer J, colpisce con precisione rituale mentre il basso, presente e pulsante, conferisce spessore alle parti più lente e oppressive. Tutto concorre a creare un’atmosfera che non schiaccia l’ascoltatore ma lo trascina in un flusso oscuro e solenne. È inevitabile che “Vurias” divida. Chi concepisce il black metal come forma immutabile potrebbe vedere in queste aperture una deviazione, un tradimento dell’ortodossia. Ma i Thron non cercano facile approvazione e usano il black metal come linguaggio vivo, capace di incarnare nuove visioni senza perdere la sua essenza distruttiva e malata. In definitiva, siamo al cospetto di un’opera ambiziosa, severa e maestosa, che richiede dedizione e ascolti ripetuti: non offre conforto immediato ma costruisce un mondo sonoro coerente e imponente, forse destinato a risuonare per qualche tempo nelle profondità della scena.

REVIEW OVERVIEW
Voto
75 %
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thron-vuriasTRACKLIST <br> 1. The Serpent’s Path; 2. Astral Materia; 3. Hubris' Crown; 4. A Paradox; 5. Ungemach (Stilles Ende); 6. One Truth, One Light; 7. Griefbearer; 8. The Hunter And The Prey; 9. The Metamorph's Curse <br> DURATA: 47 min. <br> ETICHETTA: Listaneble Records <br> ANNO: 2025