Da poco i pugliesi Vulfehrie hanno rilasciato il loro debutto sulla lunga distanza, “The Devouring Fire Of Mortality”, sotto l’egida dell’etichetta tedesca Wolfmond Productions: un buon disco di black metal atmosferico, con alcuni spunti davvero interessanti. L’occasione era quindi propizia per scambiare quattro chiacchere con il chitarrista e tastierista Antonio Zalitta, per scoprire qualcosa in più di questa nuova realtà che si affaccia sulla scena underground nostrana.

Il vostro primo full-lenght invero ci ha colpito molto. Quali sono state le vostre principali fonti di ispirazione a livello stilistico?

Grazie per i complimenti. Le nostre principali fonti di ispirazione sono principalmente legate alle sonorità black metal a cavallo tra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila. Per citarti qualche gruppo di riferimento direi sicuramente:  Windir, The Ruins Of Beverast, Borknagar, Drudkh, Kampfar, Saor. Le tematiche affrontate nei testi sono piuttosto canoniche per il genere. Riguardano principalmente il folklore, la natura e altri temi collegati, come la superstizione e il rapporto dell’uomo con la morte. I testi dell’album non esprimono nessuna visione del mondo in particolare, sono stati scritti in base alle suggestioni create dalla musica che abbiamo registrato. L’obiettivo era quello di tirare fuori qualcosa che fosse “atmosferico” come la musica suonata.

Una visione del testo in musica che condivido in pieno. Ci puoi dare qualche indirizzo biografico di questo progetto e cosa ti ha spinto a crearlo?

Vulfehrie è un progetto che nasce nel 2019 e trova il suo compimento a marzo/aprile 2020, durante il primo lockdown. Da tempo avevo maturato l’idea di rendere omaggio in qualche modo a un genere musicale che seguo ormai da circa vent’anni. Così abbiamo registrato per puro passatempo, io e il cantante mio amico (Michele Labratti, ndr), alcuni pezzi il cui risultato è stato questo disco.

Ora una piccola curiosità: da dove viene il vostro nome?

Bella domanda ahaha. Il nome del progetto è una parola puramente inventata senza alcun significato particolare. Semplicemente ho scelto un nome che suonasse bene (almeno per me) e che fosse in linea con la musica e le atmosfere del disco.

Cosa potremmo aspettarci dalla vostra realtà in futuro? Quali progetti avete già in mente?

Ho iniziato da poco le registrazioni per un altro album sullo stile del precedente. Sarebbe interessante anche produrre uno split con qualche altra band locale, ci sono diverse band underground attive molto interessanti. 

Hai giustappunto preceduto la prossima domanda. Cosa pensi della scena black italiana e quali band ritieni ad oggi particolarmente valide?

La scena italiana, se così la vogliamo chiamare, si difende molto bene a mio parere. Ad oggi ritengo ci siano band molto valide come Progenie Terrestre Pura, il loro primo disco è qualcosa di estremamente originale e di altissima qualità.Oppure altri progetti come Selvans, Anamnesi, Scuorn, che secondo me hanno molto da dire. Dei gruppi storici mi viene da citare sicuramente Malnàtt e Inchiuvatu, i quali hanno contribuito notevolmente al mio gusto musicale. Tra i gruppi sicuramente meno noti vorrei citare l’ep degli Anguana che mi è piaciuto davvero tanto. Potrei continuare ma mi fermo qui, credo sia abbastanza ahah.

Bene, lascio finire a te l’intervista come meglio credi.

Ti ringrazio per l’intervista e per la recensione molto precisa, hai colto bene alcuni dettagli della produzione e questo mi fa piacere. Colgo l’occasione per ringraziare anche la label tedesca Wolfmond Production che ha stampato i cd. A presto!