Hån – Breathing The Void

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Chiunque di noi scommetterebbe la macchina che questo ennesimo combo blasfemo provenga dalla Finlandia o al massimo dalla Germania. E invece rimarremmo tutti fregati, in quanto questi bifolchi sono svizzeri, più precisamente di Basel, probabilmente amano il formaggio con i buchi, il cioccolato e gli orologi a cucù e hanno partorito questo “Breathing The Void”, secondo disco nella loro carriera decennale, un insieme di nove tracce imbizzarrite e devastanti, all’insegna del più classico e canonico black metal nord europeo di matrice finnica, con una raffica di melodie, chitarre acute e brutalità al nostro servizio. Chitarre, basso, batteria e voce, con l’aggiunta di una serie di calci nel culo dati forti e bene, ecco cos’è “Breathing The Void”: quarantacinque minuti di metallo nero old school, che vi catturerà sin dal primo ascolto, rimanendo impresso nella vostra testa come un medievale marchio a fuoco. Si sa poco del quintetto svizzero ma non importa, il loro biglietto da visita è questo platter che ci trascina senza grazia alcuna in un mondo fatto di caproni, rabbia e ignoranza. Tutto suona molto scarno ed elementare, come dovrebbe essere il black metal più puro ed estremo, ed il focus del disco è appunto questo, la genuinità della proposta della band: un’orgia di acciaio satanico scandita dalle vocals lancinanti di Gnist, mattatore per tutta la durata del platter; per non parlare del basilare ma martellante lavoro dietro le pelli di Grevling, che decide di mettere da parte la tecnica in favore della dinamica dei fill, piuttosto scontati ma efficaci e sempre a servizio delle canzoni.

E le chitarre? Beh, il lavoro delle due asce è chirurgico ed efficiente, non si dispensano assoli inutili, ma la coppia formata da Lodur e Kryptos è instancabile come uno sherpa nepalese fatto di cocaina, tra tremolo, arpeggiati e cavalcate nere. Otto brani devastanti, con la doppietta iniziale più eccitante di un film porno dove l’attore protagonista sei tu: la Finlandia non è mai stata così vicina, echi di Malum e Ad Mortem si percepiscono in ogni singola nota, ma più che di vera e propria ispirazione si tratta forse di una mera coincidenza.

La struttura dei brani è abbastanza simile ed elementare, come il true black metal con radici nella second wave impone, i cambi di tempo sono presenti così come accelerazioni e rallentamenti da embolo; non mancano gli episodi meno frastornanti, come ad esempio la più ragionata “Goatman”, inno malinconico e depresso che si lascia ricordare per le chitarre cristalline e il riffing delle strofe che si trasforma diventando quasi punk. Ma è con la conclusiva “Salvation” che gli Hån decidono di pulirsi il volto dal pesante corpse paint, indossare ghirlande di fiori e danzare in spiaggia sulle note del riff iniziale della song, salvo poi pentirsi e tornare nei loro abiti più usuali a martellarci il cranio con bordate di black metal gelido e melodico.

“Breathing The Void” è un disco che potrebbe passare nell’anonimato più assoluto, per via di una proposta del tutto derivativa, ma fa risiedere la sua forza appunto in questo, oltre che in una produzione azzeccata e in un songwriting ispirato, epico e killer. Mettete da parte i pregiudizi sui verdi monti svizzeri, pure da quelle parti, se cerchiamo bene, abbiamo lande desolate colme di lacrime e perdizione.