Ecnephias – Seven-The Pact Of Debauchery

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Su queste pagine virtuali abbiamo seguito dall’inizio l’evoluzione della creatura Ecnephias, fin dalla prima demo “November”, pubblicata nell’ormai lontano 2005, lavoro per certi versi ancora immaturo ma nel quale erano già presenti, in nuce, tutti quegli elementi che sarebbero di lì a poco diventati caratteristici del sound dei nostri. Nel corso degli anni la band capitanata dal cantante e chitarrista Mancan (tra i suoi altri progetti ricordiamo Abbas Taeter) ha saputo trovare la propria strada costruendo, a partire da “Inferno” e in maniera ancora più evidente con il successivo “Necrogod” (che credo rimarrà il loro lavoro al quale resterò comunque più affezionato), un trademark oggi riconoscibilissimo ed assolutamente personale, tanto che, appena inserito il dischetto nel lettore e premuto il tasto play, bastano pochi secondi per capire che quella che stiamo ascoltando è una canzone degli Ecnephias. E, scusate se è poco, questa non è davvero prerogativa di tutti. Gli Ecnephias suonano un mix molto equilibrato ed efficace tra black (poco per la verità, anche se un certo venticello che spira dalla Grecia si sente sempre nei loro brani), doom, heavy e gothic metal, con un tocco al tempo stesso magico e sensuale, oscuro e caldo, che mette in evidenza la loro origine mediterranea, in netta contrapposizione con la freddezza dei gruppi provenienti dal Nord Europa. Un dark metal che fa della creazione di atmosfere rituali attraverso insinuanti melodie il proprio punto di forza, ulteriormente fortificato dal cantato di Mancan, che spazia da un growling abbastanza atipico ad interi pezzi cantati in clean vocals, con un timbro molto sofferto e teatrale, ricco di influenze vicine a certa dark wave, su liriche che alternano (altro tratto distintivo degli Ecnephias) inglese e italiano.

I gruppi ai quali gli Ecnephias pagano in qualche modo dazio sono quelli che da sempre hanno rappresentato per la loro musica una fonte di ispirazione: Rotting Christ, Moonspell, Type O Negative, Fields Of The Nephilim, Paradise Lost, perfino certi Tiamat e Sentenced, sono l’humus nel quale affonda le radici il sound dei nostri che, come detto, riesce comunque a mantenere intatta la propria specificità. Tutta questa lunga premessa semplicemente per ribadire quello che ogni fans degli Ecnephias in effetti già sa. E quindi com’è questo “Seven-The Pact Of Debauchery”, settima (appunto) fatica discografica dei nostri, che si presenta con la bella cover opera di Luciana Nedelea? Non è un disco che cambia le carte in tavola perchè le coordinate stilistiche restano quelle consuete. Le melodie sono il punto focale dei brani, costantemente accompagnate da trame tastieristiche misteriose e sognanti che ne amplificano il feeling tetro e malinconico e al contempo dannatamente affascinante. E non è un caso che le canzoni più immediate, quelle che si stampano nella testa dell’ascoltatore fin dai primi ascolti, siano proprio quelle dove questi elementi emergono in maniera tangibile: e mi riferisco a “Vampiri” (giustamente scelta come singolo), con il suo testo malinconico e disperato ottimamente recitato da Mancan, a “Il Divoratore”, ottimo pezzo gothic/doom intriso di una possente carica erotica, e alla più aggressiva opener “Without Lies”, lectio brevis di gothic metal di estrazione classica perfettamente calata in una dimensione più moderna.

Ma tutto l’album si mantiene su standard qualitativi decisamente elevati, senza alcun momento di stanca. Le più telluriche “The Clown” e “Rosa Mistica” sono la dimostrazione che i nostri sono capaci anche di picchiare più duro quando è il caso, mentre gli squarci dal sapore tribale e orientaleggiante di “Run” sono un elemento che arricchisce e rende ancora più conturbante la proposta della band. Cito infine “The Dark”, altro pezzo da novanta: una dark metal song praticamente perfetta, costruita su melodie semplici e un giro di tastiera ammaliante ed efficacissimo. Le canzoni degli Ecnephias sono l’ennesima dimostrazione di una teoria sempre valida, quella per cui la semplicità è sempre la cosa migliore ovvero, in poche parole, “less is better”: per scrivere brani di qualità non serve accatastare riff complicati o pirotecnici cambi di tempo nè fare inutili sfoggi di tecnica; serve invece avere due-tre idee forti e svilupparle completamente. Per quanto mi riguarda gli Ecnephias erano già da tempo nel novero dei gruppi metal più interessanti a livello nazionale ed internazionale e questo loro ultimo full length non fa che rafforzarmi in questa opinione, nella speranza che possano raccogliere il meritato consenso. Ascolto assolutamente consigliato, anzi obbligatorio se siete amanti del metal più oscuro e melodico.