Mavorim – Axis Mundi

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A distanza di tredici mesi dal primo full length “Silent Leges Inter Arma” e a soli quattro dall’ep “Aasfresser” (che per durata era tutt’altro che un ep – cinquantaquattro minuti!), i Mavorim tornano alla ribalta con il loro secondo capitolo sulla lunga distanza, “Axis Mundi”. Niente di nuovo sotto il sole, anzi, sotto terra, infatti il black metal dalle tinte ambient e atmosferiche, contaminato da un pizzico di folk, che ha reso celebre il marchio Mavorim, ancora una volta viene riproposto nelle complesse tracce che compongono questa nuova uscita. È impressionante come Mr. P., mastermind del progetto, disco dopo disco stia riuscendo ad acquisire sempre maggiore personalità e si stia ritagliando nel mercato black una nicchia tutta sua, spiccando tra miriadi di altre bands grazie ai vari elementi che ormai sono una costante nei suoi dischi. “Axis Mundi” suona come il perfetto successore delle due precedenti releases, aumentando la qualità esecutiva, sia strumentale che vocale, e lasciando immutata quell’attitudine depressiva che caratterizza il tipico sound del progetto. La prima cosa che balza alle orecchie è il timbro vocale, una sorta di mix perfetto tra scream e gutturale, che dà vita ad un cantato in harsh vocals molto potente e spavaldo, riconoscibilissimo e mai scontato. Inoltre in questo disco il nostro si è maggiormente cimentato nell’utilizzo di clean vocals, con risultati al di là di qualsiasi più rosea aspettativa: si tratta infatti di momenti ben studiati e posizionati in passaggi nevralgici, che fungono da spartiacque tra le varie parti del disco dando maggiore dinamismo alle composizioni. Questa soluzione è stata usata in brani come “Wo Kriegergleiche Kräfte Walten”, “Der Himmel Bricht Entzwei” e il primo estratto “Königsjäger”, brani che si articolano tra cambi di tempo e atmosfere, abbelliti dal cantato in clean che dà risalto all’elemento epico, presente come non mai nella discografia della band, vicino a tratti alle soluzioni usate dall’indimenticato Quorthon nei suoi ultimi lavori. Ma non pensiamo che ci sia stato un addolcimento nel sound dei Mavorim perché faremmo un grandissimo errore.

Infatti l’oscura title track è un lampante esempio di black metal suonato con personalità, dai connotati atmosferici e melodici ma senza mai perdere di vista il groove; oppure “Verbannt In Dunkelheit”, caratterizzata da un gran lavoro chitarristico grazie all’incrociarsi di riff in puro stile old school; e ancora “Aus Asche Auferstanden”, un vero e proprio trattore sporadicamente addolcito da tastiere che ammorbidiscono l’impatto brutale della song ma senza mai smorzarlo. In questi pezzi si può assaporare l’essenza più radicata alle origini del sound della band, dove tutto è più oscuro, misantropico, maligno e meno orientato alla ricerca di nuove soluzioni artistiche. Grazie alla presenza di due bonus tracks la lunghezza del disco acquisisce uno spessore importante di quasi settanta minuti, nei quali il nostro artista ribadisce le capacità già espresse nei precedenti capitoli della sua saga nera, riuscendo a toccare picchi compositivi di vera e propria eccellenza come mai prima d’ora. Le bonus tracks consistono nella rivisitazione della quarta traccia, “Wie Ein Sturm”, per l’occasione suonata in collaborazione con Revenant, un attacco frontale violento e senza fronzoli che subisce qualche rallentamento in corso d’opera ma si rivela una delle songs più devastanti di tutto il lotto; mentre in chiusura troviamo una canzone dei Minenwerfer, fidi colleghi di scuderia Purity Through Fire, dal loro ultimo riuscito “Alpenpässe”, con una produzione decisamente più curata e abbellita nella parte atmosferica centrale con un cantato in clean davvero di pregevole fattura, a sottolineare come il nostro abbia iniziato a prenderci gusto.

Parlare in lungo e in largo di “Axis Mundi” è abbastanza superfluo in quanto si tratta di un classico disco dei Mavorim, che suona Mavorim al 110%, anche se rispetto alle precedenti releases aggiunge elementi di innovazione e amplia i confini della loro proposta, senza snaturarla ma rendendola più intrigante, variegata, epica ed oscura. Il black metal vecchia scuola, dai risvolti atmosferici e quasi ambientali, è oltremodo valorizzato da una performance di alto livello e da una produzione di categoria superiore, alla quale la Purity Through Fire ci ha abituato nel corso di questi ultimi anni, grazie alla pulizia della resa finale che va di pari passo con la potenza espressa da tutti gli strumenti, senza che nessuno prevalga sull’altro. Un disco che dev’essere posseduto non solo a chi è un fan della band ma da tutti quelli che amano un pizzico di sperimentazione senza poter rinunciare alla brutalità ed essenzialità tipica della vecchia scuola black metal.