Kanonenfieber – Menschenmühle

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Negli ultimi anni le tematiche legate alla guerra nella musica metal stanno vivendo una seconda giovinezza; vengono infatti affrontate sia da band più conosciute sia in ambito underground. Pertanto la proposta dei Kanonenfieber non ha destato in noi immediatamente curiosità, se non fosse per una copertina decisamente minimalista ma dal buon colpo d’occhio e per le note che accompagnavano la copia promozionale del disco recitanti: “Questo album ha lo scopo di commemorare le innumerevoli vittime della prima guerra mondiale. Gli uomini furono gettati in una realtà diversa in cui contava solo la sopravvivenza tra morte, paura e fame. Lo sfondo lirico di “Menschenmühle” si basa su rapporti fattuali, lettere e altri documenti dei soldati sopravvissuti e deceduti”. Da qui i primi ascolti a questo debut dei Kanonenfieber, misteriosa creatura all’assoluto esordio discografico; infatti nulla si sa sui componenti della band, anche se la logica ci porterebbe a pensare al più classico dei progetti solisti. Ciò che Kanonenfieber vuole trasmettere è l’assoluta condanna di qualsiasi guerra e dei suoi miserabili scopi. Questo messaggio viene trasmesso tramite una sfuriata di black/death metal dall’elevato contenuto tecnico ed emotivo, che ci porta a pensare che dietro questo moniker si celi qualche personaggio dalla lunga militanza sulla scena estrema: “Menschenmühle” è un disco ben strutturato, che non sembra scritto da principianti; ogni arrangiamento è curatissimo; brani con una durata media di oltre cinque minuti che si sviluppano tra svariati cambi di tempo, prediligendo i mid tempos ma senza disdegnare qualche sfuriata, alternata a tempi ancora più lenti e rarefatti. Tra un brano e l’altro vengono riportati discorsi registrati del periodo, sparatorie aeree o da campo, per evidenziare il concept del progetto, mentre per la stesura dei testi è stata fatta un’attenta ricerca di documentazione originale dell’epoca, tra articoli e lettere che ne hanno generato l’ispirazione, connettendo le liriche alla musica in maniera indissolubile. Kanonenfieber si differenzia dall’innumerevole quantità di band che trattano lo stesso tema entrando nell’intimo delle trincee, guardando il tutto da un punto di vista inedito, con gli occhi dei veri eroi di quei tempi, i soldati che stavano costantemente distesi nel fango, un’immagine decadente dalla brutalità insensata e fine a sé stessa della guerra: “Menschenmühle” è una sorta di tributo a tutti coloro che sono caduti invano in quelle terribili battaglie.

Noise (così si fa chiamare il mastermind del progetto) si esprime così, come da stralci di interviste scovate in rete: “Il primo passo per la creazione del disco è stato trovare una tematica interessante. Un giorno ero seduto con un amico che come hobby colleziona materiale inerente la grande guerra e possiede letture, lettere originali e cimeli, e mi sono convinto che sarebbe potuto essere un’ottima tematica da trattare. Questo accese qualcosa nella mia testa ma volevo farlo in maniera diversa da quel che si trova sul mercato, non un rapporto sul campo di grandi comandanti che non hanno mai visto la trincea, ma parlare del semplice soldato che si trovava in ginocchio ogni giorno nel fango e doveva temere per la sua vita ogni secondo. Storie reali di persone reali. Il mio amico non ha esitato un attimo e mi ha dato molto materiale che ho studiato per entrare nello stato emotivo dei protagonisti. Non è stato un bel momento per me, sono sincero! Nella mia testa avevo solamente immagini di guerra e distruzione, di morte e paura, e questo è durato per mesi…”. Grazie al lavoro di ricerca storica questo debut cattura il concetto lirico in modo piuttosto impressionante e la musica risulta in stretta sintonia con le tematiche trattate. Non si tratta del solito disco di metal estremo che parte e finisce nello stesso modo: “Menschenmühle” è un disco complesso, non facilmente definibile, con molti spunti diversi; va ascoltato dall’inizio alla fine lasciandosi trasportare nelle trincee, anche se echi dei primissimi Amon Amarth e 1914, così come di Forteresse e Panzerfaust, sono facilmente intuibili ma mai troppo palesi. Notevole anche l’impatto melodico di ogni singola traccia, che nella maggior parte dei casi sfocia nella malinconia, espressa da un guitar work ben strutturato e feroce, che non da punti di riferimento e mette in evidenza svariate influenze. Questo ambizioso lavoro potrebbe far parlare di sé negli ambienti underground per il messaggio che trasmette e per il modo in cui lo trasmette: e mentre alcuni pensano che i Sabaton siano l’unica band a trattare tematiche di questo tipo, il Comandante Noise spara un bel colpo di cannone!