Finnr’s Cane – Finnr’s Cane

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Dopo sette anni di silenzio, i canadesi Finnr’s Cane riemergono con un album omonimo che si delinea come un vero e proprio manifesto della loro identità musicale. Conosciuti per la scelta insolita e ormai caratteristica di sostituire il basso con il violoncello, The Bard e The Peasant costruiscono un lavoro che è molto più di un disco black metal: è un’esperienza atmosferica, un viaggio interiore che prende le mosse dalla natura e dal ciclo delle stagioni per farsi allegoria di introspezione, solitudine e connessione spirituale con il paesaggio. La cifra stilistica resta quella di un black metal atmosferico e contemplativo ma con questo nuovo capitolo i Finnr’s Cane si spingono oltre, introducendo nuove sfumature gotiche, linee vocali più varie e una produzione curata che lascia spazio e respiro a ogni strumento. L’ascolto è come un lento cammino attraverso boschi che mutano colore e consistenza: l’autunno che si sgretola, il gelo che avanza, il respiro che si condensa nell’aria fino a scomparire nel buio. Il viaggio prende forma già con l’opener “Wayward Souls”, un brano che cresce lentamente, sorretto da cori solenni, chitarre che si stratificano e voci che alternano spoken word e canto pulito. È un’introduzione che non cerca di colpire subito con forza, ma di trascinare l’ascoltatore in un mondo a parte, dove il tempo sembra rallentare e i suoni diventano elementi naturali. Subito dopo, “Twilight Glow” apre una prospettiva più luminosa: qui le chitarre pulite creano linee eleganti e dinamiche mentre il ritmo più incalzante accompagna un crescendo emozionale che sfocia in un’esplosione intensa, come un bagliore che squarcia l’oscurità. È uno dei momenti più immediati e accessibili del disco, capace di far emergere tutta la sensibilità melodica del gruppo senza perdere tensione drammatica. Con “Awaken The Sleeping Forest” si entra nel cuore del lato più feroce dei Finnr’s Cane: riff serrati, scream evocativi e un’energia quasi rituale costruiscono un brano che sembra davvero risvegliare una foresta dormiente. Qui la band dimostra di saper ancora evocare il lato più aggressivo del black metal, pur mantenendo intatto il proprio approccio atmosferico e narrativo.

“In Shadows” rappresenta il vertice del dualismo che anima il disco: linee rarefatte e liquide si dissolvono in urla lancinanti, creando una sensazione claustrofobica che però non schiaccia l’ascoltatore, bensì lo guida in un tunnel oscuro da cui emergere solo in parte trasformati. È un brano che unisce l’attitudine sperimentale della band con la capacità di comunicare emozioni forti e tangibili. La chiusura affidata a “Harvest” porta un senso di compimento, un ritorno a un paesaggio più disteso, come se dopo la lotta e il gelo si potesse finalmente raccogliere ciò che si è seminato. Non è un finale rassicurante, ma un approdo naturale che chiude il ciclo stagionale evocato dall’album con coerenza e forza poetica. La produzione merita una menzione speciale: cristallina senza mai risultare sterile, riesce a mantenere il calore degli strumenti acustici e la potenza delle sezioni distorte. Le chitarre hanno spazio per respirare, il violoncello non è mai relegato a semplice decorazione ma si impone come colonna portante del sound, portando in dote profondità e malinconia. Le voci spaziano tra scream, canto pulito e parti narrate, arricchendo la tavolozza espressiva e contribuendo a creare un’atmosfera che oscilla tra rituale, narrativo e meditativo. I testi, coerenti con la tradizione del gruppo, si muovono tra immagini autunnali, foreste avvolte nella neve e riflessioni sulla natura come specchio interiore. Non c’è compiacimento nichilista né distruzione fine a sé stessa: i Finnr’s Cane scelgono di percorrere la via di un black metal contemplativo e spirituale, in cui l’essere umano non domina il paesaggio ma vi si perde, diventandone parte. È un approccio che li avvicina a realtà come Agalloch, Wolves In The Throne Room o Fen, ma con un timbro personale e riconoscibile. Rispetto ai lavori precedenti, questo omonimo album appare più maturo e compatto.

Se in “Wanderlust” e “A Portrait Painted By The Sun” emergeva l’urgenza di sperimentare e costruire un linguaggio, se in “Elegy” prevaleva una vena malinconica e quasi funebre, in “Finnr’s Cane” si percepisce la sintesi delle loro esperienze: una band che conosce bene i propri punti di forza e i propri limiti e decide di lavorare per esaltare i primi e smussare i secondi. Non mancano momenti in cui la narrazione musicale sembra perdersi in deviazioni troppo diluite ma è un rischio intrinseco al loro modo di comporre e non scalfisce l’impatto complessivo del disco. In definitiva “Finnr’s Cane” è un album che non cerca immediatezza o spettacolarità ma richiede ascolto attento, concentrazione e disponibilità emotiva. È un lavoro che funziona meglio se vissuto come esperienza, magari in solitudine, lasciandosi trasportare dalle atmosfere glaciali e dai paesaggi evocati. In cambio offre una profondità rara, un suono che è insieme intimo e maestoso, e una visione coerente di cosa significhi oggi fare black metal atmosferico senza cedere a mode o compromessi. È un ritorno ispirato, potente e necessario, che conferma Finnr’s Cane come una voce originale e imprescindibile nel sottogenere di riferimento.

REVIEW OVERVIEW
Voto
76 %
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finnrs-cane-finnrs-caneTRACKLIST <br> 1. Wayward Souls; 2. Twilight Glow; 3. Awaken The Sleeping Forest; 4. In Shadows; 5. The Northwind; 6. The Everwinter Grey; 7. The Spell Of The Change Of Seasons; 8. Harvest <br> DURATA: 42 min. <br> ETICHETTA: Nordvis Produktion <br> ANNO: 2025