Meuchelmord – Mordmelodien

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Cernunnos è uno che non si dà pace, visto e considerato che in un anno e mezzo, ossia dall’uscita dell’ultimo studio album dei Meuchelmord “Waffenträger”, ha pubblicato i debut album delle altre sue due creature Hohenstein ed Eisenkult (“Weisser Hirsch” e “…Gedenken Wir Der Finsternis”), senza contare la riedizione del classico degli stessi Meuchelmord “Schwarzmetall Aus Niedersachsen” solamente sette mesi fa. All’alba di questo 2021 il nostro instancabile eroe decide di dare alla luce un nuovo platter della sua principale creatura, riproponendo tutti gli stilemi classici della band ma con quel pizzico di maturità in più acquisita negli anni, senza eccedere, come era accaduto nel bellissimo “Waffenträger”, vero e proprio tributo al black più ortodosso. Questo nuovissimo “Mordmelodien” non si discosta dal tipico sound Meuchelmord ma per alcuni versi risulta più scarno, lento e monolitico, senza mai dimenticare la melodia di base fatta di ottime linee di chitarra memorizzabili, un cantato sempre studiato e una produzione che avvalora il gran lavoro fatto dal mastermind con la sei corde; si perde qualcosa in termini di brutalità e velocità ma si acquisisce quell’impronta di immediatezza che dà la possibilità di fruire del disco in qualsiasi momento della giornata senza dover necessariamente soffermarsi a studiarne l’ascolto: ci si rende conto che la quantità delle uscite non ha assolutamente intaccato la qualità compositiva di Cernunnos, che pare avere un’ispirazione divina e oscura che gli dà la possibilità di registrare dischi come se stesse andando a bersi un caffè al bar. Non abbiamo esplosioni di “Fritz X” in sottofondo nè rumori di “Focke-Wulf 190” o qualsiasi suono attinente a una battaglia della seconda guerra mondiale, qui parlano solo strumenti, con la classica voce di Cernunnos, migliorato di disco in disco, che riesce ad avere oggi una timbrica del tutto riconoscibile nel panorama estremo tedesco.

Oltre quaranta minuti di black metal puro, senza un briciolo di contaminazione, dove ogni song è guitar oriented; gran spazio a riff che, seppur basilari, continuano a fare la loro sporca figura e si lasciano ben ascoltare, pur non aggiungendo di fatto nulla al gia ben nutrito panorama black europeo. Effettivamente, dopo la breve intro corale, assistiamo a un vero e proprio attacco frontale primitivo, con la tripletta iniziale formata da “Der Tod Naht”, “Waffenweihe” e “Schwarzes Ehrenfeld”: la macchina bellica tedesca quando si mette in moto non lascia prigionieri e quando i Meuchelmord decidono di spingere sull’acceleratore lo sanno fare davvero egregiamente. Ma da qui in poi il disco inizia ad assumere connotati più marziali e riflessivi, che in alcuni casi tendono addirittura alla malinconia: basta ascoltare la cadenzata “Treibjagd”, mistica traccia di rara epicità, così come “In Ketten”, caratterizzata da una linea vocale che non richiederà più di un ascolto per infilarsi in testa e non uscirne più.

Il nostro architetto infernale ha concepito un disco in maniera più spontanea, quasi come se fosse suonato dal vivo, tanta è l’immediatezza dei pezzi, e il climax viene raggiunto nella punkrockeggiante “Dem Ross Zur Wehr”, autentica perla dell’album, così come nella melodica e spacca ossa “Alter Geist”, dove il lavoro delle chitarre è letteralmente pazzesco; pezzi che riassumono, con la conclusiva “Monumentum” (forse l’episodio più bellicoso del disco) ciò che sono e vogliono essere oggi i Meuchelmord. Come dicevamo sopra, da encomio la produzione, basilare e scarna, ma che rende giustizia a un disco di vero black metal ortodosso, che non aspira a diventare un masterpiece del genere ma semplicemente a esprimere disgusto ed emozioni negative. Solo per puristi.