Lo split a tre “Roi Des Forêts – Basoen Jauna”, pubblicato dall’etichetta francese Antiq Records, rappresenta una delle sinergie più affascinanti nel panorama dell’underground pagan e atmospheric black metal europeo degli ultimi tempi. Il titolo viaggia sul doppio binario linguistico (francese e basco) per evocare la medesima figura mitologica: il “Re delle Foreste”, il guadiano dei boschi, lo spirito silvano che custodisce la natura selvaggia e incontaminata dei Pirenei. L’album è concepito come un percorso sonoro continuo suddiviso nelle risposte artistiche delle tre entità coinvolte, mantenendo un filo conduttore fortemente narrativo e dal piglio neofolk. Le tre band che partecipano discoallo split sono accomunate dalla provenienza dalle zone limitrofe alla catena montuosa dei Pirenei: il disco quindi si configura come un vero e proprio manifesto di devozione alla natura primordiale e alle leggende dimenticate di quell’area geografica e nel contempo costruisce un ponte concettuale e sonoro tra il dungeon synth e l’atmospheric black metal.

Elffor è la creatura solista del musicista basco Eöl, attivo dall’ormai lontano 1995. Pioniere assoluto del dungeon synth e dell’atmospheric black metal nella penisola iberica, la sua sterminata discografia attinge costantemente al patrimonio mitologico e paesaggistico dei Paesi Baschi, unendo un approccio sinfonico e marziale, costruito su strati di tastiere evocative, a rullanti serrati e chitarre di chiara matrice anni novanta e ponendosi idealmente a metà strada tra Summoning e Mortiis.

Hyver rappresenta una delle anime più ombrose e viscerali della scena underground francese. Nato nei primi anni 2020 e legato al circuito dell’etichetta Antiq, il progetto fa della freddezza atmosferica e del minimalismo rurale la sua cifra stilistica. A differenza della magniloquenza di Elffor, Hyver lavora con chitarre ipnotiche, riverberi densi e riff lo fiw capaci di evocare boschi innevati, nebbia fitta e la solitudine dei paesaggi alpini francesi.

Erroiak è un progetto più recente e sfuggente che incrocia la sensibilità francese con la cultura basca (il nome significa “i corvi”). L’entità artistica si muove su territori ibridi dove il black metal scarno incontra arrangiamenti pagani e strumentazione folk. L’obiettivo principale di Erroiak è la resa acustica e ritualistica del folklore pirenaico, spogliando il genere da sovrastrutture orchestrali per restituirne l’essenza primordiale e selvatica.Il lavoro si apre con la sezione firmata da Elffor, che impone da subito un’impronta solenne e maestosa. La traccia costruisce una tensione epica grazie all’intreccio di sintetizzatori cavallereschi, ritmiche calcolate e campionamenti d’ambiente. Le atmosfere sono ampie, quasi cinematografiche: la musica dipinge fortezze dimenticate e vette spazzate dal vento, mantenendo intatto quel sound nostalgico che ha reso il progetto una certezza nel circuito underground europeo. Il passaggio a Hyver segna un netto cambio di temperatura e prospettiva. Il suono si fa improvvisamente più grezzo, decadente e soffocante. Le chitarre lavorano su trame cicliche e ipnotiche e lo screaming appare quasi inghiottito da una produzione oscura e nebbiosa. È la parte del disco più vicina all’atmospheric black metal di stampo rurale, capace di bilanciare la grandiosità della prima parte con un senso di isolamento quasi oppressivo. La chiusura affidata ad Erroiak sintetizza i due mondi precedenti con un approccio rituale. I brani scivolano su ritmi lenti ed essenziali, con passaggi acustici, declamazioni vocali ruvide ed elementi tradizionali che profumano di terra ed erba bagnata. È il capitolo più pagano e viscerale del disco. Lo split si rivela una gemma per gli amanti delle sonorità atmosferiche: tre visioni distinte ma perfettamente integrate che celebrano la natura selvaggia e il mito pagano. In definitiva “Roi des Forêts – Basoen Jauna” si impone come un ascolto prezioso per chiunque consideri l’atmospheric black metal e il dungeon synth non come semplici generi musicali ma come veri e propri vettori di evasione e rievocazione storica. Il grande pregio di questo lavoro risiede nell’equilibrio: la maestosità cavalleresca di Elffor, l’isolamento nebbioso di Hyver e il rigore rituale di Erroiak si compenetrano senza mai annullarsi, offrendo tre interpretazioni complementari dello stesso spirito silvano. È un’opera sincera, fortemente legata alle radici del territorio e lontana dalle mode, capace di trasportare l’ascoltatore al centro di un bosco secolare dove il tempo sembra essersi fermato. Un tassello per arricchire la propria collezione di sonorità arcane e una testimonianza di come l’underground europeo sappia ancora forgiare opere di pura atmosfera.









