Sarkrista – Sworn To Profound Heresy

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Terzo sigillo per i Sarkrista e vai di copia incolla professionale al massimo livello. Con i tedeschi dello Schleswig-Holstein non si sbaglia, centro sicuro e, nonostante la band si ripeta all’infinito, qui abbiamo a che fare con il miglior platter del combo senza se e senza ma. Le idee originali latitano ma quel farabutto di Revenant è riuscito a coniare con la sua band madre un sound riconoscibile, grazie a linee vocali personalissime, un guitar work instancabile dall’alto tasso di blasfemia e i classici blast inferociti, che non di rado lasciano spazio a rallentamenti alternati a sfuriate in doppia cassa. In poche parole i Sarkrista in dieci anni sono diventati un’istituzione teutonica che, senza girarci intorno, nel breve periodo si innalzerà allo status di band di culto, nonostante i soli tre full length all’attivo, grazie al cospicuo seguito di seguaci. Per il mastermind Revenant si tratta del secondo disco del 2021 (siamo solo a marzo), e del quarto in quindici mesi, considerati i due lavori con gli Slagmark (“Purging Sacred Soil” e “Radical Malice”) e il debutto degli Order Of Nosferat (“Necuratul”) e forse ne stiamo dimenticando qualcuno, ma la sua vena compositiva pare non essere ancora satura: “Sworn To Profound Heresy” infatti è un missile terra-aria di quasi cinquanta minuti di black metal puro, scarno e glaciale, come da marchio di fabbrica Sarkrista, una mitragliata di riff circolari che avvolgono il cervello in una cortina di nebbia e ghiaccio.

La band sta in palla; non era facile bissare il successo di “Summoners Of The Serpents Wrath”, platter fondamentale per il gruppo, tuttavia i nostri amici si sono superati senza stravolgere il proprio sound, anzi, salvaguardando le caratteristiche peculiari che hanno reso la loro proposta riconoscibile nel panorama estremo, spingendole al massimo ed enfatizzandone i punti di forza, grazie a un songwriting all’altezza dell’illustre predecessore e addirittura migliore per quanto riguarda le linee melodiche, soprattutto per il gran lavoro delle chitarre e per un cantato più vario, meno monocorde e più personale, con alternanze tra scream acuti, harsh vocals e sprazzi di clean, seppur centellinati, che riescono a far emergere maggiormente la vocazione epica delle composizioni. “Sworn To Profound Heresy” è il miglior disco dei Sarkrista non perché cambia le carte in tavola ma perché, partendo da un’ottima base, cerca di sviluppare attorno ad essa un concetto più ampio e professionale. La performance della band è minimale ma mostruosa nella sua semplicità; non esistono solos di chitarra che calamitano l’attenzione e i fill di batteria sono classici e lineari ma precisi ed efficaci: qui si tratta di un perfetto lavoro di squadra messo a disposizione della canzone in sé, senza inutili fraseggi o egocentrismi dei singoli musicisti.

I minuti passano ma è impossibile che canzoni come “Lair Of Cursed Remain”, “The Chosen Ones Of Satan” o “Conjuring The Profane Fury” non rimangano in testa al primo ascolto, senza contare la epica e violentissima “The Beast Reborn”, tutti autentici massacri di black metal senza compromessi che strizzano l’occhio alla sacra scuola degli anni novanta in ogni singolo secondo. Questo è un disco che sembra scritto a tavolino ma in realtà trasuda pura passione e autentica devozione per la frangia più nera e satanica del metallo; non ci sono trucchi né inganni, tutto funziona grazie all’equazione più conosciuta: piede sull’acceleratore, urla da pazzi scatenati e tanta dedizione. Disco da non perdere in questa prima parte dell’anno che conferma la “regola del terzo album” e catapulta i Sarkrista tra le migliori band del panorama estremo tedesco.