Iscuron– The Nothing Has Defeated Atreyu

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Nel nostro continuo girovagare tra i più reconditi anfratti dell’underground ci siamo imbattuti in questo disco del progetto Iscuron, one man band proveniente dal Nord Italia, il cui titolo è chiaramente un rimando a “The Neverending Story”, film del 1984 di Wolfgang Petersen, che tutti coloro che hanno trascorso la fanciullezza negli anni ottanta non possono che conoscere a memoria, a sua volta tratto dall’omonimo romanzo di Michael Ende pubblicato qualche anno prima. Se nel film, come nel libro, era Atreyu (con l’aiuto di Bastian) a sconfiggere il Nulla, qui invece l’esito pare essersi capovolto, con le forze del male che hanno avuto definitivamente la meglio sulla luce e sulla vita. Eppure il black metal suonato da Iscuron non sembra essere privo di qualche sprazzo di luce, anche se resta immerso in una perenne penombra e in un’atmosfera dolente e malinconica. Più nello specifico, la proposta di questo progetto solista è assimilabile ad un black metal di matrice vagamente atmosferica, con un tocco epic-fantasy-medievaleggiante che, da un lato, ne ammorbidisce gli spigoli più appuntiti e, dall’altro, lo rende notturno, sognante e ricco di fascino. Fin dall’opener “The Silent Storm” si nota come le tastiere giochino un ruolo importante, direi fondamentale, nell’economia del sound: la canzone si snoda attraverso linee di synth semplici ed accattivanti ma al tempo stesso molto efficaci, che accompagnano lo sviluppo del pezzo anche nei momenti più tirati. Costruzione e strutture minimali, tastiere sempre ben presenti, chitarre che tessono un muro sonoro nebbioso e insinuante, piglio epico e reminiscenze riconducibili a realtà come Summoning, Caladan Brood e Druadan Forest, per citare alcuni gruppi dai quali la musica di Iscuron sembra essere stata influenzata. Sono caratteristiche che ritroviamo in quasi tutti gli altri brani, che si mantengono sempre in costante equilibrio tra momenti più aggressivi ed una sofferente inquietudine di fondo: a mio giudizio vale la pena di citare soprattutto la più epica e sincopata “Mighty Winter Night”, che palesa un certo approccio folk assolutamente apprezzabile, e la conclusiva “In The Darkness”, pezzo più rilassato, che con il suo afflato ai limiti del tragico segna la degna conclusione di questo lavoro.

Non mancano le sorprese e le troviamo nella parte centrale del disco, con due pezzi, la title track e la successiva “Caterina 1667”, che si lasciano andare ad un andamento completamente elettronico e danzereccio. Queste influenze sono peraltro disseminate in tutto il disco ma nelle restanti canzoni stanno nelle retrovie e compaiono più che altro nelle parti introduttive o per sottolineare e dare forza a qualche arrangiamento qua e là: nei due pezzi citati invece prendono decisamente il sopravvento, cosa che potrà far storcere il naso a qualcuno. Personalmente ho apprezzato molto la title track, che potrebbe richiamare alla mente qualche esperimento dei vecchi Aborym e che comunque, pur segnando una rottura con gli altri pezzi, si inserisce bene nel contesto dell’album, con un trascinante amalgama tra elettronica e chitarre; mentre al contrario ho trovato ultronea “Caterina 1667”, a mio avviso decisamente meno riuscita della sua gemella, della quale costituisce una sorta di doppione che forse avrebbe potuto essere evitato.

Il suono dell’album è in generale abbastanza polveroso, specie per quanto riguarda le chitarre, e la drum machine ha una resa a tratti un po’ troppo artificiale; una produzione più potente e pulita probabilmente avrebbe esaltato il piglio epico delle composizioni ma al tempo stesso avrebbe forse fatto perdere al disco una parte di quell’alone misterioso che invece ne costituisce uno degli elementi vincenti: in futuro scelte diverse in fase di registrazione dipenderanno dalla direzione musicale che il progetto vorrà intraprendere, leggermente più accessibile o esclusivamente di nicchia. Si tratta però tutto sommato di peccati veniali: “The Nothing Has Defeated Atreyu” è un lavoro coinvolgente, sufficientemente personale e a suo modo perfino coraggioso. Ascolto caldamente consigliato.