Intolerant – Primal Future

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Perchè inflazionare ulteriormente un panorama già sovraffollato e piuttosto uguale a sé stesso come quello war metal? Beh, che domanda… per diffondere morte e distruzione nel nome del caos e dell’apocalisse nucleare, mi pare ovvio. Ed è per questo motivo che un’uscita come questo “Primal Future”, esordio direttamente sulla lunga distanza per i romani Intolerant (sotto l’egida della nostrana Time To Kill Records, etichetta specializzata in robaccia variamente assortita), ha il suo perchè. I nostri sono un duo formato da Soul Devourer, già nei Nocturnal Degrade e nella band post-punk Der Noir, e Antihuman War Machine, attivo da anni sulla scena elettronica e techno e con alle spalle collaborazioni, tra gli altri, con Ephel Duath e Cripple Bastards. Due personaggi quindi non di primo pelo, che in quest’occasione hanno deciso di cimentarsi in un genere diverso da quelli bazzicati finora e di fare in qualche modo “coming out”, mettendo in mostra il loro smisurato amore per gruppi come Blasphemy, Black Witchery, Revenge, Conqueror, Diocletian, Archgoat, Angelcorpse e compagnia brutale. Questi sono i solidi riferimenti stilistici di questo lavoro, che non si schioda nemmeno di un millimetro dai sentieri battuti della tradizione ormai ben consolidata del black/death metal più violento, malato e sanguinario che ci sia in circolazione, rispettandone scrupolosamente i canoni, quasi a voler tributare un omaggio ai propri indiscussi numi tutelari.

“Primal Future” è quindi un album concepito da appassionati (anzi direi maniaci) del genere e rivolto esclusivamente ad altri maniaci, un disco assolutamente distruttivo e annichilente, nel quale il vorticoso muro chitarristico è accompagnato da una batteria bestiale e furiosa e da uno screaming altrettanto disumano, senza particolari variazioni sul tema, con l’intento di radere al suolo ogni cosa e di disintegrare ogni forma d vita. Violenza, sangue, guerra, odio per il genere umano; ed ancora violenza, violenza, violenza; e la classica registrazione ultra-cacofonica (forse non c’era nemmeno bisogno di specificarlo); ed ancora violenza, violenza e violenza, in un continuo parossismo (perfino manieristico nella sua purezza perfettamente aderente ai luoghi comuni del genere), che tenta di estremizzare all’inverosimile un sound che di per sé rappresenta già la quintessenza dell’estremo in ambito metallico: niente di più e niente di meno, come si diceva una volta. Insomma, non proprio l’ideale per una serata romantica.

Ci può anche stare, considerando che si tratta pur sempre di un debutto, ed infatti a parer mio il disco si guadagna comunque la sufficienza, ma per il futuro sarebbe a mio giudizio opportuno tentare di diversificare maggiormente la proposta, magari inserendo qualche elemento elettronico o comunque non-metal (perché no?): tenuto conto delle precedenti esperienze dei musicisti coinvolti nel progetto, potrebbe venirne fuori qualcosa di sorprendente e forse ancora più devastante. Per ora ci possiamo accontentare di questa mezz’ora di “total nihilistic war metal assault”.