Ad Omega – Aphelic Ascent

0
681

A poco meno di un anno di distanza dall’ep “Anathema”, i laziali  Ad Omega lasciano emergere dagli inferi il loro secondo full lenght, “Aphelic Ascent”. Una release che odora di zolfo e che trova il suo posto lungo l’oscuro sentiero della mano sinistra, fulcro di tutta la discografia della band nostrana. L’album si apre in un clima di tetra rarefazione, dove le dissonanze fanno da contorno a un andamento aggressivo e monolitico. Sin da subito emerge la grande abilità evocativa degli Ad Omega, un loro pregio distintivo che in quest’ultimo lavoro è stato sublimato a tal punto da dare al disco un’aura quasi rituale. Rispetto al precedente “Anathema” è evidente un diverso equilibrio, dato soprattutto dal differente uso dei synth, che ora emergono soprattutto tra le crepe della violenza di drumming, chitarra e voce. L’effetto, evidente soprattutto in “Profane Mystic Crown”, è un senso di “funereità” arcaica, ai confini con la cinematografia.

Non si tratta però di un connubio banale bensì di un ottimo gioco di luci e ombre, capace di donare quello spessore armonico tanto difficile da ritrovare nell’underground nostrano. Proseguendo con l’ascolto diventa sempre più evidente che ciò a cui stiamo assistendo è una “gloriosa” ascesa delle fiamme degli inferi ma, al contempo, anche una nostra discesa inesorabile verso quelle profondità.

“Solvet Cosmos In Favilla” segna sicuramente una tappa importante di questa catabasi e, a mio avviso, si tratta del brano più particolare di tutto il disco, pregno di audacia ritmica e dinamica. Un’irruenza a tratti guerresca che, “casualmente”, ritroviamo proprio nella traccia numero tre, come in un fine gioco di simbolismi sovversivi. E in questo ribaltamento incontriamo forse il più antico simbolo del diavolo in musica: una sorta di danza monca che ci accompagna ed estranea in tutto l’incipit del brano. La discesa continua e con essa incontriamo sempre più dissonanze e andamenti armonici dalle grandi nuances evocative.

E così, anche quando la voce sembra urlarci in faccia con grande ferinità, ci ritroviamo macabramente cullati da melodie che in quest’ultima parte dell’album hanno un fascino antico e, a tratti, quasi bizantino. “Cosmic Demise”, ultima traccia del disco, è una conclusione inaspettatamente introspettiva e di sicuro non banale. Ci ritroviamo infatti forzati al ruolo di spettatori, impotenti, dell’ultimo decisivo annientamento: il dissolversi del cosmo in cenere. Oscurità e rabbia, unite a un andamento trionfale, sono solo alcune delle immagini evocate in questa lunga gradinata verso le nebbie sulfuree dell’oltretomba. Un clima a cui gli Ad Omega ci avevano già abituati nel corso di questi ultimi anni ma che qui appare quasi inedito, una grande riconferma del continuo progredire e maturare di questo duo nostrano.

REVIEW OVERVIEW
Voto
76 %
Previous articleSilence Oath – From The Womb Of The Earth
Next articleAethyrick – The Seventh
ad-omega-aphelic-ascentTRACKLIST <br> 1. Dysangelium; 2. Profane Mystic Crown; 3. Solvet Cosmos In Favilla; 4. Aphelion (Interlude); 5. Stellar Heritage; 6. The Bitterest Heart; 7. Triumph Of Void; 8. Cosmic Demise <br> DURATA: 42 min. <br> ETICHETTA: Drakkar Productions <br> ANNO: 2023