Downcross – To The Last Sunset At The Gates Of Collapse

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A sorpresa, senza un minimo preavviso, i blackster bielorussi tirano fuori dal cilindro il loro terzo sigillo sulla lunga distanza, e lo fanno senza troppi proclami, come da tradizione underground.Cosa ci porta di nuovo “To The Last Sunset At The Gates Of Collapse” rispetto alle precedenti releases dei Downcross? La risposta è ovviamente “nulla” in quanto la formula consolidata del duo di Minsk è sempre la seguente: frizzante black metal ad alto tasso adrenalinico, sparato a velocità da ritiro di patente, una gran dose di melodia ed epicità presa in prestito dalla scuola finlandese e intermezzi di chitarra acustica a rendere il tutto più accessibile e variegato; a corollario di tutto ciò le costanti invocazioni a satana e vari diavoli ai quali questi due energumeni sono particolarmente devoti. Quando ti accingi ad ascoltare un disco simile, dal carattere underground verace e incontaminato, sai già cosa aspettarti, nulla di più e nulla di meno: pertanto, facendo a meno dell’elemento sorpresa, si spera sempre nella conferma qualitativa, anche se in questo caso non si riesce a reggere l’exploit compositivo del precedente full length “What Light Covers Not”, a mio parere al momento il miglior lavoro della band. Tuttavia non si tratta di una delusione: quaranta minuti di inni estremi, colmi di epicità e ferocia, ben prodotti e suonati egregiamente, dove non ci si perde in tecnicismi inutili e tutto è curato nei minimi dettagli, grazie alla bravura di Dzmtr e Ldzmr che, con una sapiente alternanza tra blast e up tempos e passaggi atmosferici ben definiti, riescono a dare al disco una buona fruibilità, facendoci arrivare alla fine senza eccessivi sussulti ma senza saltare nessuna traccia.

Il prodotto, ben confezionato e con una cover sufficientemente inquietante, non crea il minimo dubbio sul contenuto e parte nella maniera più canonica possibile, con la devastante “Thru Singularity To Multitude”, seguita a ruota da “Darkness Would Ascend On Onyx Throne”, esempi di come è strutturato il disco: bei pezzi, ottimamente suonati ma che non riescono ad emergere, cosa che accade ad esempio alla successiva title track e a “With Omnipotence Of Ancient Dragon”, dove vengono messe in mostra tutte le qualità compositive dei Downcross, grazie soprattutto alla fierezza e all’imponenza monumentale dei brani in sé. Qui le caratteristiche principali della band che avevamo apprezzato nel precedente lavoro si impongono con prepotenza: cambi di tempo, riffing distruttivo ma soprattutto fiere linee melodiche mai sazie di sangue. Con la successiva “In The Black Moon Principality” la musica cambia ulteriormente ed emerge il lato più malinconico della band, pur senza rinunciare alla loro tipica brutalità,concedendo ampio spazio a innumerevoli cambi tempo ed enfatizzando il lavoro delle chitarre.

Come nel precedente platter la band decide di inserire alcuni intermezzi acustici, che troviamo alla fine del disco con due buone tracce strumentali (“Grail Of Thanatoerotic Bane” e “Void That Comes After”) che tuttavia, essendo posizionate così in fondo alla scaletta, rischiano di non essere apprezzate a dovere e probabilmente avrebbero riscosso più successo se poste come intro o outro del lavoro stesso. I Downcross confezionano un buon disco che, rispetto all’illustre predecessore, risulta leggermente meno ispirato, anche se tecnicamente più maturo; la band pare abbia una maggiore convinzione nei propri mezzi ma, come spesso accade in questo genere, viene meno l’effetto sorpresa a discapito dell’elemento coerenza e conferma. Di sicuro un prodotto che piacerà a chiunque ascolti classico black metal improntato all’irruenza e alla barbarie ma che non farà gridare al miracolo.

REVIEW OVERVIEW
Voto
70 %
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