Ulvehyrde – Englemakersken

0
1188

Con gli Ulvehyrde, a differenza dei vari side project dal formato copia/incolla rispetto alle band “madri”, il discorso si fa diverso e complesso, considerato che, nonostante si tratti di una band i cui componenti sono bifolchi ben noti nel panorama estremo norvegese, riescono a essere difficilmente classificabili e sfornano un disco d’esordio che richiede diversi ascolti prima di riuscire a capire cosa voglia trasmettere. Tra black metal old school, doom ancestrale e qualche riferimento al metal classico d’annata, i nostri norvegesi scrivono un disco malato e controcorrente, quasi anacronistico rispetto alle tendenze estreme del periodo, sorprendendo in quanto a coraggio circa alcune soluzioni stilistiche adottate. “Englemakersken” potrebbe risultare indigesto alla maggior parte dei black metallers più oltranzisti: abbiamo a che fare infatti con un platter mediamente lento, marziale, cadenzato, che concede poco spazio alle sfuriate a velocità assassina; elemento che incide non poco sulla comprensione di questo disco, che fa delle atmosfere cariche di oscurità il suo punto forte. Non sono una band normale gli Ulvehyrde ed è per questo che ci piacciono: tutto è stato studiato alla perfezione; non abbiamo a che fare con le classiche band che si ritrovano in sala, registrano un buon album, fanno un tour, e via avanti; qui la band racconta la storia,i testi parlano di oscuri eventi accaduti in Norvegia in tempi antichi fino all’inizio del 1900, tra omicidi, esecuzioni, tradimenti e altre tragedie.

L’elemento visivo e concettuale è fondamentale: il cantante Sorath Northgrove è il boia, il predicatore del passato oscuro, mentre il resto della band è composto dai “nattmenn”, i messaggeri delle torture, del dolore e del dispiacere. Questi “nattmenn” sono i servi dello stesso boia, la categoria più bassa della società; storicamente il loro compito era quello di rimuovere cadaveri e carogne, svuotare le “toilette”, mettere gli arti sui pali e altri lavori sporchi. Erano odiati dalla comunità, dovevano nascondersi se incontravano altre persone per strada, dovevano comprare qualsiasi cosa toccassero accidentalmente al mercato e dovevano vivere separati dagli altri, fuori dalle città.

Con queste premesse non possiamo che addentrarci nel cupo e mistico mondo degli Ulvehyrde: la nostra banda di sinistri figuri ha aperto il baule che si trovava nella soffitta della casa dell’antenato e ha riesumato storie dimenticate, passando in rassegna personaggi miserabili e spregevoli come il barone Alv Erlingsson, la carnefice Madam Clausen o il boia Mathias Fliegenring; il tutto raccontato in otto tracce suonate alla perfezione, tra un mid tempo e un altro, ma in pezzi sempre articolati e mai scontati, dove c’è pure spazio per sfuriate tipicamente black, come nell’opener “Jarlen” o in “Englemakersken”, così come per ritmi più lenti e marziali, come in “Dødsuret”, al limite del doom d’annata, dove le chitarre sfoderano intrecci da scuola classica.Non contenta, nella suite finale “Svartbækken”la band si sbizzarrisce in un brano epico e glorioso, dando sfoggio di tutte le proprie abilità narrative e tecniche.

Un lavoro simile rappresenta al meglio cosa vuol dire creare un’opera che si distacca nettamente dalla definizione canonica di “buon disco”. Qui c’è un prepotente lavoro di ricerca e studio e un grande impegno da parte di questi cinque ragazzi, che propongono un disco sì estremo ma, al contempo, articolato e studiato nei minimi dettagli. La prevalenza di brani lenti e pachidermici potrebbe forse stancare l’ascoltatore al primo impatto ma dopo che ci si sarà addentrati nel mondo oscuro degli Ulvehyrde, leggendo i testi e capendo gli intenti della band, tutto apparirà diverso e logico. Non possiamo che promuovere e consigliare questo disco, avvalorato tra l’altro da una performance mostruosa a livello compositivo e tecnico, così come da una produzione d’altissimo livello, a patto che venga ascoltato in quelle classiche notti di luna piena, con la dovuta cautela. Per chi avesse piacere di addentrarsi nei temi trattati dalla band in ogni singolo brano, alleghiamo qui sotto curiosità e specifiche raccontateci dal boia Sorath Northgrove in persona.

JARLEN
È la storia del barone Alv Erlingsson, della casa di Tandberg a Ringerike, un tempo la persona più potente della Norvegia, a parte il re. Fu inviato dal governo norvegese per attaccare, saccheggiare e annientare la flotta tedesca, ma alla fine andò a cercare navi neutrali e città danesi lungo le coste. Dopo la guerra, Alv e i suoi mercenari britannici ebbero dissidi con il re e arrivarono perfino a bruciare la capitale. Continuòi suoi atti di pirateria a Riga, fino a quando non fu catturato e ucciso.Basato sul libro di Tore Skeie “Fortellingen Om En Adelmanns Undergang”.

DISIPPELEN
Il testo è basato su Ole Hallesby (1879-1961) e Aage Samuelsen, che usano la religione e interpretano i suoi scritti per comandare gli altri, pur essendo personalmente al di sopra della legge. 

LIKBÅLET
Parla dell'incendio della chiesa a Grue Kirke nella Pentecoste del 1822: il sacerdote fu uno dei primi a scappare mentre la sua famiglia fu lasciata indietro e 113 persone furono schiacciate o bruciate a morte. Dopo questo incendio, tutte le chiese dovettero avere una porta rivolta verso l'esterno. Basato sul libro di Christopher Hals Gylseth "Inferno I Guds Hus".

ENGLEMAKERSKEN
Il testo è basato sulla storia di Anna Mathea Johansen (1865 -?), alias ​​Madam Clausenche, tra il 1899 e il 1900, fu responsabile dell'uccisione di 17 dei suoi 19 bambini in affidamento. I poveri pagavano lei e le sue cameriere per prendersi cura dei loro figli fino al raggiungimento dell'età della cresima. Invece i bambini vennero uccisi per incuria, annegamento e strangolamento.

DØDSURET
Parla del peggior massacratore in Norvegia tra l'età vichinga e l'età moderna. Prese l'ascia dei suoi fratelli e camminò per 5 km sul ghiaccio di Randsfjorden,scappando per il furto di un orologio d'argento. Uccise tutti gli 8 membri della famiglia con il martello (il più giovane di soli 3 mesi) e diede fuoco alla casa. È stato giustiziato sul luogo dell'omicidioe il vecchio boia ha avuto bisogno di più di 4 colpi d'ascia prima che la sua testa fosse tagliata e bruciata con il corpo sul posto.

SKARPRETTEREN
È la storia di Mathias Fliegenring (1685 - 1729), che si trasferì dalla Germania per lavorare come boia in Norvegia per 7 anni, fino a quando impazzì e uccise sua figlia di 2 anni. Basato sul libro di Torgrim Sørnes "Bøddelen".

DIABOLISTEN
Basata sulla storia di Anne Pedersdotter (? - 1590), che fu accusata dai suoi vicini e dalla domestica di essere in cospirazione con il diavolo: la sua vicenda fu l’inizio della caccia alle “streghe” in Norvegia.

SVARTBÆKKEN
Parla di Kristoffer Nilsen Grindalen (1804 – 1876) alias Svartbækken, che fu l'ultima persona ad essere giustiziata in tempo di pace in Norvegia. Trascorse 41 dei suoi ultimi 46 anni di vita in istituti penali, di cui 20 nel famigerato Slaveriet. Dopo essere stato aiutato dal 19enne Even Dæhlin, Grindalen gli tese un'imboscata e lo uccise con la sua spada, trascinò il corpo nudo nei boschi e fuggì con tutte le sue cose. Fu catturato il giorno seguente, ancora insanguinato, con il portafoglio e gli abiti di Dæhlin, e fu decapitato prima che potesse essere processato per altri due omicidi. Non fu autorizzata la sepoltura al cimitero; la sua bara fu trasportata oltre le mura e interrata lontano dalle altre tombe.