Vulture Lord – Desecration Rite

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A ben diciotto, lunghi anni di distanza dal precedente full length “Profane Prayer”, ritornano alla carica i norvegesi Vulture Lord, band del cantanta Kat Ghil Northgrove, che si ripresenta con una line up nuova di zecca, che vede la partecipazione di membri di realtà importanti come Urgehal, Carpathian Forest, Beastcraft e Endezzma. Il gruppo è attivo dai primi anni novanta, con diversi nomi (prima Interment, poi Energumen, poi Coffin Of Lament, poi Faun, ed infine Vulture Lord) e si è quindi costruito un certo alone di culto, centellinando le uscite ed esprimendo la propria urgenza di uccidere attraverso un black/thrash metal assolutamente feroce e primitivo, senza compromessi, pur continuando a definire la propria musica, da un punto di vista concettuale, come “death metal”. Era quindi possibile attendersi qualcosa di diverso dai Vulture Lord rispetto a quanto fatto in passato? La risposta è ovviamente no, e infatti questo nuovo “Desecration Rite”, seconda fatica sulla lunga distanza che vede la luce (delle tenebre) sotto l’egida dell’etichetta polacca Odium Records, è accompagnato dal seguente disclaimer: “non aspettatevi altro che rituali blasfemi, necromanzia, puzza di morte e devozione verso il Diavolo!”.

Ed è in effetti così: dalla prima all’ultima nota questo album è un assalto viscerale, riscaldato dalle fiamme dell’inferno, che procede spedito e senza fare prigionieri, tra riff al vetriolo, assoli fulminei, cascate di blast beats, vocals demoniache e tutto il consueto armamentario sonoro del genere. Con il non trascurabile particolare che i Vulture Lord sanno il fatto loro e sanno suonare (d’altra parte stiamo parlando di musicisti di comprovata esperienza). Le canzoni infatti sono sì caotiche e primordiali ma conservano una solida base di scrittura, senza mai scadere nella totale e completa cacofonia, facendo emergere nel maelström black/thrash pregevoli influenze speed/heavy, passando con naturalezza dai Bathory ai Destruction, da certi Enthroned ai Sodom, con evidenti richiami alla scuola australiana e sudamericana (è ovvio che i nostri abbiano ascoltato bene gente come Bestial Warlust e Sarcofago): tutti elementi che contribuiscono in maniera determinante alla riuscita dei pezzi, rendendoli dinamici e freschi, per quanto possibile all’interno di confini sonori piuttosto rigidi e ben delineati.

Tra i vari episodi mi sento di citare la schizofrenica e nervosissima “Bloodbound Militia”, scelta non a caso come singolo di lancio, che ben rappresenta l’attuale stato di forma della band; l’ottima “The Vulture Lord”, quadrata ed autocelebrativa esplosione di thrash vecchia scuola; la slayeriana e potentissima “Diabolical Intervention”, con quel riffing forse abusato ma efficace, che non vi consentirà di tenere ferma la testolina; e infine la conclusiva “Perverting The Bible”, più lunga e strutturata, che parte addirittura come una cadenzata nenia black, per poi deflagrare quasi subito nella consueta, tempestosa carneficina. Siamo di fronte ad un lavoro che non potrà non piacere ai nostalgici e che è quanto di più lontano si possa immaginare dalle attuali interpretazioni colte e filosofiche del metallo nero: qui troverete ignoranza ed arroganza a go-go in salsa satanica, proprio come se il tempo si fosse fermato al 1993, con l’unica differenza che i suoni beneficiano sicuramente delle moderne tecnologie e questo permette di cogliere ed apprezzare meglio alcune sfumature, che altrimenti sarebbero andate perdute nella furia strumentale e nella confusione di una registrazione non all’altezza. Quindi che aspettate? Se siete fanatici di questo genere di sonorità, pittatevi la faccia, brandite torcie e pentacoli, e lanciatevi nell’ascolto di questo forsennato “Desecration Rite”: Lucifero sarà contento e vi riserverà un posto d’onore all’inferno.