Black Mass Pervertor – Lex Sodomiticum

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I Black Mass Pervertor sono un trio finlandese, sono in giro dalla fine degli anni novanta e hanno all’attivo 2 album (“Phanerosis” e “Sodomiittien Seura”, pubblicati rispettivamente nel 2016 e nel 2021), oltre a un discreto numero di uscite minori. Considerata la provenienza geografica della band si potrebbe essere portati a credere che i nostri simpatici amici suonino il classico black metal freddo e melodico che come un fiume in continua piena la terra dei mille laghi continua a produrre senza sosta, sfornando decine di gruppi più o meno validi. E invece no. Prendendo in prestito la definizione che la band stessa dà della propria musica, possiamo dire che i Black Mass Pervertor suonano un “black heavy metal che stringe la mano al thrash e al punk old school”; definizione particolarmente calzante per questo nuovo “Lex Sodomiticum”, breve ep che si presenta con una copertina decisamente cazzuta. Guardatela e capirete che ho fatto una pessima battuta, mi rendo conto: tra l’altro la sodomia sembra proprio essere una vera ossessione per la band e il porcello panciuto dall’enorme membro è un po’ la loro mascotte, visto che compare su varie copertine, tra cui quella dell’ep gemello “Lux Sodomiticum” del 2020.

I pezzi sono furenti e rabbiosi, sorretti da un riffing frenetico e febbrile, in equilibrio precario tra il black metal anni novanta (quello che strizza l’occhio a Carpathian Forest e Impaled Nazarene) e le varie altre influenze dichiarate dal gruppo, che effettivamente emergono ora qua ora là, concentrate in soluzioni spesso fulminee e violente, a metà strada tra certi Darkthrone del periodo “The Cult Is Alive” e “F.O.A.D.” e gli Horned Almighty.

A questa impostazione chiassosa e beffarda fanno da contraltare liriche deviate, vomitate con urla da maniaco, che trattano, sempre secondo le parole della band (in questo caso forse un tantino altisonanti), “l’impulso persistente dell’uomo di conquistare, distruggere e umiliare, e di acquisire potere, conoscenza e libertà spirituale sperimentando nei campi dell’occulto e della sessualità morbosa e violenta”: insomma, il classico binomio Satanasso e patonza che non passa mai di moda, ammantato da una patina leggermente più colta.

Una produzione ruvida come carta vetrata completa il quadro di un lavoro veloce e ficcante che potrebbe incontrare i gusti di una schiera di ascoltatori più vasta di quanti si cibano esclusivamente di black metal. Non rivoluzioneranno nulla ma pezzi come “Awaken Lust For Forbidden Pleasures” e la fulminante “Left Hand Sorcerer” vi faranno sicuramente battere il piedino e muovere la testolina.