Ründgard – Stronghold Of Majestic Ruins

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Se non conoscessimo la provenienza geografica di questo progetto e l’anno di pubblicazione di questo esordio sulla lunga distanza, potremmo tranquillamente giurare che si tratti di una vecchia demo di qualche sconosciuto gruppo underground polacco, registrata su nastro con un quattro tracce analogico nel 1995, ovviamente nel bel mezzo di un bosco o in un’umida cantina piena di riverberi, e rimasta sepolta tra le sabbie del tempo, tanto è il grezzume che trasuda da ogni singola nota di “Stronghold Of Majestic Ruins”. E invece no: l’album è del 2021 e Ründgard è una one man band cilena, dietro la quale si cela il mastermind Lord Valtgryftåk, veterano dell’underground black metal locale ed impegnato anche in altri gruppi, come Pyreficativm, 13th Temple, Gryftigæn e Winterstorm, tutti facenti parte del circolo denominato Pure Raw Underground Black Metal Plague (quant’è bello l’esoterismo elitario), che richiama esperienze come l’attuale Black Circle portoghese (di cui ci siamo occupati nei nostri articoli esplorando la scena lusitana) e ovviamente le storiche Black Legions francesi, alle quali questo genere di sodalizi musical-concettuali fanno sempre riferimento (per non parlare dell’allegra combriccola norvegese). Ad ogni modo, si tratta di una congrega di progetti musicali, soprattutto ma non solo cileni, dediti al black metal nella sua forma più grezza, inaccessibile e criptica, perché è bene che i circoli esclusivi restino tali (o no?). Ründgard non fa eccezione e, invece che alla tradizione estrema sudamericana, che pure costituisce una scuola consolidata e influente da quasi quarant’anni, volge il suo sguardo al marciume europeo (specie esteuropeo) che furoreggiava nelle catacombe più umide e nei meandri più polverosi per tutta l’ultima decade del secolo scorso.

E infatti questo “Stronghold Of Majestic Ruins”, pubblicato originariamente in formato tape dalla misconosciuta Mahamvantara Arts Records e composto in sostanza di tre canzoni, incorniciate da un’intro ed un’outro di matrice dungeon synth e dal sapore lugubre e vagamente epicheggiante, sembra essere una sorta di omaggio a quelle sonorità black vintage così nebbiose, cimiteriali e dal gusto medievaleggiante, associate a realtà come Infernum, Veles, Fullmoon o primi Graveland, senza però trascurare del tutto i padrini Darkthrone. L’approccio stilistico è chiaro e gli amanti di questo genere di sonorità avranno qui di che saziarsi e non si turberanno se a qualcuno questo lavoro potrà sembrare puro revival fuori tempo massimo. In realtà, pur nella loro assoluta prevedibilità e totale devozione ai propri modelli di riferimento, i pezzi compresi in questo lavoro (tra cui cito soprattutto “Spirits From The Medieval Storms”, a mio parere il migliore del lotto) conservano comunque un certo fascino cupo e arcano, romantico se vogliamo, e a suo modo magniloquente, simile a quello che possono emanare le rovine di vecchi castelli consumati dai secoli: un fascino veicolato in questo caso da qualche discreto inserto melodico, dalla più classica delle registrazioni da cantina e da buoni tappeti di tastiera, efficaci nel rappresentare il contrappunto atmosferico delle chitarre in un contesto generale musicalmente piuttosto organico e apprezzabile. E questo è quanto: raw black metal, come sempre (o quasi) quando c’è di mezzo la Signal Rex, etichetta portoghese specializzata in questo genere di lavori, e tutto quello che si può dire in questi casi è: prendere o lasciare, perché in effetti non ci sono mezzi termini.