Vorga – Striving Toward Oblivion

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A un primo e disattento sguardo, prendendo in mano “Striving Toward Oblivion”, abbiamo la sensazione di avere la copia di “Cipher” degli Imperialist, ma osservando meglio, nonostante la spudorata similarità, notiamo nella cover (creata dallo stesso autore, Adam Burke della NightjarI llustration) qualche differente particolare che la rende più articolata della sua illustre “cugina”. Dei Vorga sappiamo ben poco, un buon ep intitolato “Radiant Gloom”, ancora acerbo; tematiche sci-fi; look accattivante; e una tecnica superiore alla media possono essere le linee guida per identificare velocemente la band tedesca, che esordisce con questo full length in maniera altisonante, come quasi sempre accade per le band della scuderia Transcending Obscurity Records. Ma se è innegabile la forte somiglianza della cover con il debut album degli americani Imperialist non possiamo fare a meno di captare pure notevoli spunti in comune a livello musicale che uniscono stilisticamente le due band. La formula è la stessa, un black/death metal con contaminazioni thrash e riff affilati come lame, ma sempre intriso di quella melodia oscura che spesso riporta a fasti atmosferici al limite del progressivo, grazie a un sapiente uso delle chitarre e qualche synth posizionato all’interno delle composizioni.

Nulla di nuovo ma che si ascolta sempre con piacere, tra echi di Necrophobic, Netherbird, Thron, senza mai dimenticarsi dei sempre presenti Dissection; “Striving Toward Oblivion” è il classico disco dov’è difficile trovare difetti; tutto suona senza pecche, riuscendo a distinguersi dal marasma iperinflazionato del genere per motivi ben precisi, quali l’accattivante artwork a tema interstellare (seppure le liriche differiscano da quelle degli Imperialist), un packaging di livello e un’estetica abbastanza originale per una band black (basta vedere il video di “Comet”): queste sono le carte vincenti di una band che ha le idee ben chiare. A questi tratti distintivi ben marcati aggiungiamo una produzione praticamente impeccabile e una visione molto ben sviluppata di un black metal melodico moderno, con influenze pur sempre ancorate alla vecchia scuola, e per i Vorga diventa facile vincere con il minimo sforzo. Una volta inserito il disco nel lettore e premuto il tasto play, il viaggio interstellare verso qualche galassia sconosciuta inizia e ci trascina con prepotenza in buchi neri senza ritorno. Spingono il piede sull’acceleratore da subito i Vorga, lanciando la navicella spaziale a tutta velocità già dall’opener “Starless Sky”, pezzo tipicamente black metal di stampo melodico con blast beat esasperato e tremolo stile motosega che non lascia scampo.

Ma è con la seguente “Comet” che si iniziano a vedere le carte che i Vorga si giocheranno durante tutto il platter; un disco fortemente guitar oriented, con questi strumenti fortemente indirizzati alla melodia depressa e rassegnata di un viaggio senza ritorno ma sempre pronti a colpire con riffing serrato e fiero (basta ascoltare l’intricata “Fool’s Parade”), così come il drumming veloce che fa un grande uso di blast beat a differenza di tante altre band dello stesso genere, senza mai strafare con tecnicismi, pura velocità  a servizio delle composizioni. La track list è lineare, con una durata media che varia tra i cinque e i sei minuti a canzone e una struttura pressappoco simile tra tutti i pezzi, con i picchi qualitativi dei tre pezzi sopra citati, senza dimenticare la bellissima conclusiva “Death Manifesting” che, oltre ricordare gli ultimi Groza, si qualifica come pezzo più tipicamente heavy del disco. Ascolto dopo ascolto “Striving Toward Oblivion” scava lentamente nella nostra mente solchi tali da rimanere nella memoria a lungo, riuscendo nella difficile impresa della ricerca di una longevità che in dischi come questo è cosa ben difficile; e non solo, la band riesce là dove gli Imperialist non sono riusciti con l’ultimo “Zenith” nel creare un prodotto accattivante ma al contempo fruibile ai più. I Vorga con “Striving Toward Oblivion” confezionano il proprio sound andando oltre la nostalgia e il tradizionalismo, trovando una casa nell’ombra dello spazio più profondo senza mai rinnegarsi, puntando a universi lontani. Vedremo se manterranno le promesse nel prossimo viaggio.

REVIEW OVERVIEW
Voto
77 %
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TRACKLIST <br> 1. Starless Sky; 2. Comet; 3. Disgust; 4. Stars My Destination; 5. Last Transmission; 6. Fool's Paradise; 7. Taken; 8. Death Manifesting <br> DURATA: 45 min. <br> ETICHETTA: Transcending Obscurity Records <br> ANNO: 2022 vorga-striving-toward-oblivion