Aries – Le Dernier Sacre

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La Francia è un paese particolare; senza fare eccessivo rumore e senza creare troppo scalpore, coltiva la sua scena underground con estrema cura e dedizione, dando alla luce costantemente band interessanti. È il caso degli Aries, duo formatosi nel 2015, che nello stesso anno ha dato alle stampe un buon ep, seguendo linee guida abbastanza canoniche ma lasciando intravedere una forte vena epica nelle liriche e nelle composizioni. Léandre e La Hire in questi sette lunghi anni hanno mangiato pane e piombo senza mai cambiare la ricetta, mettendo su muscoli e rabbia, tanto da scrivere un disco come “Le Dernier Sacre” che, pur non facendo gridare al miracolo, risulta un accattivante mix tra black metal di puro stampo nordico ed influenze epiche, senza mai cedere a modernismi o soluzioni innovative. Questo è un disco marcio, rude, vigliacco ma al contempo fiero e nobile; il duo francese è riuscito a unire l’aspetto più cavernicolo del metallo nero a quello più epico, in un connubio non scontato, dove la violenza non viene tralasciata neppure per un secondo, le chitarre sono taglienti come spade e il drumming è furioso come un cavallo al galoppo.

Nella semplicità delle soluzioni è assolutamente percepibile che si è studiato tutto alla perfezione, senza lasciare niente al caso; queste sette tracce scorrono senza patemi d’animo, tra episodi di spessore ed altri più accademici, e nulla si può rimproverare a parte una produzione eccessivamente caotica che, se da un lato sottolinea le radici underground della band, dall’altro penalizza la potenza che avrebbe reso questo lavoro ancora più fruibile, valorizzandone tutti gli accorgimenti melodici, acustici e atmosferici. La scuola degli Aries è prevalentemente quella nordica, un equilibrio tra melodia tedesca, furia glaciale finlandese e basicità norvegese, senza dimenticare la classe della terra natìa. Un mix tra Sarkrista, Malum e Vehemence, con echi di epicità alla Runespell, in una sorta di limbo dove il gruppo riesce a dire la sua in maniera prepotente e arrogante. Una breve intro di canti eucaristici ci dà il benvenuto in questo viaggio oscuro, per lasciare subito spazio a un’incessante e irrefrenabile sfuriata di riff melodici ma letali, con le vocals di La Hire che fanno il bello e il cattivo tempo. Proprio le vocals in realtà non riescono a soddisfarci del tutto, per il loro approccio eccessivamente monocorde che non varia mai rispetto alla modalità urla acute e laceranti, rischiando in alcuni frangenti di penalizzare la dinamica dei pezzi e un songwriting globalmente di buon livello.

Nel corso dei brani però si assiste a costanti cambi di tempo e atmosfere, stacchi strumentali, acustici o di solo basso, che danno spessore al disco, rendendolo piacevole e mai scontato. Non c’è un pezzo brutto in “Le Dernier Sacre” ed è interessante anche l’aspetto lirico, che passa dalla vita di Giovanni Battista raccontata nell’opener alla storia dello stendardo del re di Francia (“Oriflamme”), dal motto della Normandia (“Viriliter Et Sapienter”) a lutti personali (“À L’Océan Qui Nous Sépare”, vero capolavoro del disco). Non un album semplice, da ascoltare mentre ci si fa la barba; “Le Dernier Sacre” è autentico “metal noir” che lascia il segno per una certa maturità compositiva e il piglio epico. Il black metal è pure questo, fiero e battagliero.

REVIEW OVERVIEW
Voto
74 %
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TRACKLIST <br> 1. Vie Et mort De Saint Jean Le Baptiste; 2. Oriflamme; 3. Au-Devant De La Nuit; 4. À L'Océan Qui Nous Sépare; 5. Viriliter Et Sapienter; 6. Là Où Je T'Ai Trouvé; 7. Le Dernier Sacre <br> DURATA: 45 min. <br> ETICHETTA: Epictural Productions <br> ANNO: 2022 aries-le-dernier-sacre