Urluk – Loss

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Seconda uscita per la neonata etichetta nostrana Black Mass Prayers, impegnata a scoprire e distribuire prodotti estremi italiani, indissolubilmente legati ad un’estetica e ad un approccio underground. Gli Urluk sono un duo di recente formazione, di cui fanno parte il chitarrista U. e il batterista/cantante M., quest’ultimo ex batterista dei Black Oath, band dalla quale questo nuovo progetto sembra prendere qualcosa in termini di influenze generali. Infatti, tra rovine di antichi castelli al chiaro di luna e umide lapidi ricoperte da erbe infestanti, gli Urluk propongono una mistura cimiteriale tra il grezzume del black metal più ruvido e novantiano e la triste ed uggiosa malinconia del doom più nebbioso e funereo, riportandoci idealmente a cavallo tra l’ultimo decennio del secolo scorso ei primi anni duemila e alle atmosfere musicate da realtà come Beatrik e Sleeping Village, tanto per restare entro i confini nazionali, chiamando però in causa anche gruppi come i Deinonychus o i primi Katatonia, o perfino certe cose dei Wyrd, senza dimenticare gli onnipresenti e fondamentali Candlemass, per allargare lo sguardo al panorama internazionale.

Incorniciati da un’intro e un’outro che si reggono sulle delicate trame acustiche della chitarra, i tre episodi di questo ep di debutto scandiscono i passaggi di un viaggio dolente e mesto, dove i ritmi per lo più lenti e cadenzati come quelli di una campana a morto si mescolano ad un andamento ipnotico che caratterizza tanto le chitarre quanto la voce. Uno degli elementi di maggior interesse di questa release è rappresentato a mio avviso dalle trame melodiche che costellano qua e là i pezzi in maniera oculata, veicolando buona parte del peso emotivo delle composizioni senza mai spezzare l’atmosfera opprimente e plumbea che le innerva e ne costituisce la cifra essenziale.

Siamo di fronte al classico lavoro che va fruito nel suo insieme, tanto che risulta abbastanza inutile soffermarsi su una o un’altra canzone in particolare, essendo tutte costruite in sostanza sulle medesime strutture, per un risultato finale del tutto coeso e compatto. “Loss” è nel complesso sicuramente un lavoro degno di attenzione, non proprio di impatto immediato, ma che nasconde diversi spunti interessanti, apprezzabili soltanto ascolto dopo ascolto, come le varie sfumature di una rappresentazione oscura e indistinta, dove i colori dominanti sono il grigio e il nero, che non svela immediatamente il suo significato.