Sacrilegious Crown – Plenilunium Cult

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Progetto italiano relativamente giovane, Sacrilegious Crown è una one man band dietro la quale si cela il factotum e mastermind κενόϛ (letteralmente “vuoto”, con riferimento allo “svuotarsi” della propria volontà incline al peccato per abbandonarsi definitivamente alla volontà divina, concetto legato alla mistica cristiana): una realtà davvero oscura, che si è finora mossa e presumibilmente continuerà a muoversi nei meandri più nascosti, umidi e maleodoranti dell’underground, proponendo un raw black metal con infiltrazioni ambientali che sotto diversi punti di vista, sia prettamente musicale che concettuale, non può che ricordare il piglio minimale ed elitario di certa parte della scena statunitense o iberica. Ascoltando questo “Plenilunium Cult”, edito in formato tape dalla sempre attenta Xenoglossy Productions, infatti non possono che venire in mente realtà come Sanguine Relic, Lampir, Burgûli, Mons Veneris oppure, facendo qualche passo indietro nel tempo, Xasthur e Striborg (che per la precisione arriva dall’Australia). Quest’approccio stilistico è stato fatto proprio da Sacrilegious Crown anche nelle precedenti uscite, una manciata di demo e due lavori sulla lunga distanza (l’omonimo del 2017 e “Chenosi” del 2019), pubblicati da etichette “di culto” come la Defiled Light, la Perverse Homage e la Black Gangrene. Quindi un’attitudine autarchica a prova di bomba. E la musica? Beh, è esattamente quella che ci si potrebbe aspettare da un progetto così ancorato a questa concezione di black metal: sound impastato e riffing nebbioso, che si diffonde come una foschia velenosa senza lasciare all’ascoltatore troppi punti di riferimento, accompagnato da una batteria che scandisce in modo inesorabile le tappe di una mortifera processione funebre, e da vocals lontane, torturate e spettrali, che sembrano davvero provenire da un’altra dimensione.

Più che sull’aggressività e sulla violenza, Sacrilegious Crown gioca le proprie carte puntando sull’atmosfera cimiteriale e sinistra, scegliendo (a mio giudizio saggiamente) di non premere mai sull’acceleratore, prediligendo invece tempi medi o lenti, più consoni al mood generale dell’opera. Queste sono le caratteristiche salienti dei primi tre pezzi contenuti in questa release, che dipingono (non senza qualche tocco morbosamente melodico) scenari notturni e claustrofobici, resi ulteriormente tangibili da una produzione assolutamente artigianale e low-fi, che ci restituisce un suono non tanto grezzo quanto piuttosto ovattato, dilatato, indefinito, come se i brani fossero stati registrati in qualche cavernoso e polveroso anfratto mai raggiunto dalla luce.

Chiude l’ep la conclusiva “Culto IV-Homily”, lunga traccia squisitamente ambientale di oltre sette minuti di durata, con inquietanti rumori di sottofondo e quello che sembra essere il suono distorto di un organo a completare il quadro di una song decisamente oscura ed ossessiva. Quello che vorrebbe proporci Sacrilegious Crown in questo lavoro è una sorta di esperienza interiore dal sapore rituale, accompagnandoci tra le stanze, solo flebilmente illuminate dalla luna piena, del castello bavarese di Neuschwanstein, raffigurato nella suggestiva foto di copertina. È quasi superfluo precisare che si tratta di un lavoro che rifugge qualsiasi raffinatezza estetica o ricercatezza tecnica (che peraltro non hanno mai avuto molto a che fare con un certo tipo di black metal) e che potrà essere assaporato soltanto in uno stato d’animo che permetta di entrare in sintonia con il feeling dell’opera, la quale diversamente potrebbe perfino risultare monotona nel suo marcato andamento meditativo e nella sua piana adesione agli stilemi più tradizionali. Gli spunti interessanti a mio parere non mancano, specie se amate il black metal più funereo ed ipnotico; ed è proprio agli estimatori di questo genere di sonorità che mi sento di consigliare l’ascolto.