Thron – Pilgrim

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Con “Pilgrim” i tedeschi Thron giungono alla fatidica terza fatica in studio e, se con il precedente “Abysmal” la band aveva ottimamente impressionato sotto il profilo tecnico e qualitativo, con questo nuovo lavoro siamo proprio su un altro livello. Cinquanta minuti abbondanti di black metal di puro stampo svedese per il combo teutonico, completamente devoto alla lezione di Dissection e Necrophobic, tale da sembrare, in certi episodi, quasi al limite del plagio. Ma se, da un certo punto di vista, questo può lasciarci interdetti per la natura derivativa della proposta dei nostri, dall’altro ce ne possiamo fregare altamente in quanto, come dicevamo sopra, la qualità della musica è davvero sopraffina e, d’altronde, quello che era da inventare è stato inventato e in alcuni casi non resta che farne una sublime ricapitolazione. “Pilgrim” ha dalla sua nove tracce killer che difficilmente vi lasceranno impassibili: una serie di missili sparati con furia cieca, mettendo da parte trovate commerciali non idonee per una band underground come i Thron che però, a questo giro, strizza l’occhio pure ad un’audience potenzialmente più vasta, creando una situazione ideale per un ipotetico salto di categoria. Nulla è lasciato a caso e lo si capisce subito dalla produzione, una delle migliori mai sentite negli ultimi anni, se si considera il genere di nicchia suonato da una band appena al terzo disco, che sino ad ora si faceva difficoltà pure a trovare sulle riviste specializzate in rete. Tutto suona potente, feroce e ben definito, esaltando al massimo gli arrangiamenti che la band opera in ogni brano, curando ogni dettaglio. L’act della Foresta Nera è impaziente di sparare le sue cartucce e ci risparmia l’intro in favore di una partenza killer con “The Prophet”, pezzo tutto sommato canonico che non fa gridare al miracolo; cosa che invece avviene con “To Dusk” e “Hosanna In The Highest”, due autentiche mine antiuomo che difficilmente usciranno dalla vostra testa una volta ascoltate.

Le nostre cinque bestiacce hanno visto bene di alternare pezzi più diretti ad altri dove la struttura strumentale è più complessa, mentre la breve strumentale “Epitome” funge da spartiacque nella scaletta, di fatto aprendo in maniera soffusa e intima il “lato b” del disco, facendo da apripista a “The Reverence”, suite di oltre otto minuti che, senza esagerazioni, si può tranquillamente definire un capolavoro. L’impatto drammatico espresso dalla band in questa canzone, che di fatto riassume cosa sia il black metal di matrice svedese, è tangibile: l’alternarsi di blast beat con up tempos più cadenzati, che esalta il lavoro mostruoso di ZIV dietro le pelli, si incastra alla perfezione con le sontuose chitarre che, tra tremolo picking e accordi pieni, sembrano condurre una lotta tra bene e male.

Encomio e applausi per la prestazione dietro al microfono di SAMCA, che riesce costantemente a dare profondità e melodia a ogni singolo brano senza mai cadere nella trappola della monotonia tipica del black metal. La band non si risparmia e gli ultimi tre proiettili sono di grande spessore, con la conclusiva “Into Disarray” che fa trasparire in modo ancora più palese la venerazione nei confronti dei Dissection, tanto che il fantasma di Jon Nödtveidt sembra palesemente materializzarsi alle nostre orecchie. In conclusione, “Pilgrim” è un lavoro di qualità superiore rispetto alla media delle bands underground, dal punto di vista compositivo, tecnico e di produzione finale; tralasciando l’innovazione della proposta, vicina allo zero, qui suona tutto perfetto, toccando più volte livelli eccelsi. Inserendo un pizzico in più di farina del loro sacco questi ragazzi potrebbero sfondare pure tra il “grande pubblico” metal.