Nethermancy – Worship Evil Sacrifice

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Pare assurdo ma dischi come questo servono al black metal come il pane e l’acqua. La band lusitana, sulla scena più marcia ed estrema del paese da metà anni novanta, di sicuro non fa parlare molto di sé, forse per la proposta ben radicata a un genere estremamente di nicchia o per aver rilasciato solo quattro dischi in oltre venticinque anni di dedizione alla causa, sta di fatto che quest’ultimo full length è tra le cose più becere e anacronistiche che abbiamo sentito di recente. I primi tre lavori della band avevano una struttura piuttosto complessa, per una durata di oltre un’ora, mentre questa volta il trio di Lisbona bada al sodo, compattando il tutto in una mezz’ora minimale di metallo nero come il carbone, che tuttavia non lesina accorgimenti da professionisti. “Worship Evil Sacrifice” è un trip malsano, suddiviso in otto tracce, con un’intro e un outro a fare da cornice, e ci propone un black metal d’annata molto elementare ma ben curato, accompagnato costantemente da tastiere che rendono il tutto più macabro e sinistro.

La band non fa molto se non suonare come sa, senza orpelli né effetti cinematografici, seguendo il percorso segnato dagli zoccoli del caprone, e partorisce un disco con un approccio musicale differente, che nella sua semplicità riesce a sprigionare grande cattiveria. In ogni singola canzone ci sono aggressività, crudezza e oscurità, e la tradizione regna sovrana, con richiami che vanno da Bathory, Venom e Hellhammer ai primi Emperor, Immortal e Marduk, strizzando l’occhio persino ai seminali Azazel.

Tutto è al posto giusto, in un’alternanza ben studiata tra pezzi più tirati ed altri più cadenzati: “Worship Evil Sacrifice” è un disco irruento e ritualistico ma non banale, che riesce a trasportare l’ascoltatore indietro nel tempo e attraverso ogni girone infernale; ed è proprio qui che trionfa, nel suo essere diretto, elementare e minimale senza voler necessariamente trovare soluzioni elaborate che a volte snaturano un genere per sua stessa natura semplice. I Nethermancy ritornano in modo convincente con un lavoro che non sarà una pietra miliare ma riesce a farsi apprezzare soprattutto per via del suo approccio primordiale. Belzebù.