Deathspell Omega – Si Monvmentvm Reqvires Circumspice

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Assolutamente terrificante! Non trovo altre parole per descrivere le sensazioni di disagio e di estrema, lacerante, fisica negatività che trasmette l’ultimo meraviglioso album di quell’incredibile gruppo francese che risponde al nome di Deathspell Omega. Già il precedente “Inquisitors for Satan” aveva destato l’interesse di molti addetti ai lavori e da più parti era stato definito come un disco decisamente sopra la media, ma qui ragazzi siamo di fronte ad un capolavoro totale e definitivo, un prodotto che (credo di poterlo affermare senza tema di smentite) è in grado di rivaleggiare pressoché alla pari con le pietre miliari del black metal e che ha la sola “colpa” di venire pubblicato oggi anziché dieci anni fa. Tutto è perfetto: ritmiche serratissime, riffs glaciali e disumani, una rabbia ed una malvagità quasi palpabili che sembrano letteralmente trasudare, sanguinare da ogni solco di questa opera magna di pura oscurità. L’angoscia e la disperazione umana sublimate in un vortice sonoro di devastante blasfemia, senza un attimo di tregua se non quando la band decide di “deliziarci” con rallentamenti atmosferici e passaggi più cadenzati capaci di procurare un lungo brivido lungo la schiena. La sensazione penetrante che procura l’ascolto di questa perla nera è quella della carne straziata, mutilata, seviziata, di un freddo totale, di una sofferenza fisica devastante che coincide con la vita stessa di ogni essere umano, senza requie e senza la speranza di alcuna futura redenzione: un turbinio eterno di male e dolore. Non è possibile segnalare alcune songs rispetto alle altre, tutte si attestano su livelli elevatissimi. Emblematica tuttavia, e vero fiore all’occhiello dell’album, è “Carnal malefactor”, interrotta da un lungo break durante il quale possiamo percepire tutta la vacuità e l’inutilità della vita mentre un coro monacale scandisce invocazioni ad un “Dio” che mai è sembrato essere così lontano dalle misere vicende umane. La produzione è perfetta: maligna e scarna, mette in risalto l’ottimo lavoro delle chitarre e il drumwork veramente devastante. La voce del singer è un continuo ringhio di disperazione, pur riportando alla mente in alcuni passaggi il mood tetro e agghiacciante dello stile del primo Abbath. Ottimi i testi che rivelano una ricerca intellettuale e spirituale davvero non comune. Unica pecca (altrimenti il voto sarebbe stato pieno): le parole in latino, come purtroppo spesso accade, vengono orrendamente storpiate e pronunciate “all’inglese”. La musica comunque, ed è ciò che più conta, è di meravigliosa fattura. Credo che assai difficilmente il gruppo transalpino in futuro potrà ripetersi su tali, eccelsi, livelli, ma per ora godiamoci questo gioiello da avere e custodire come una sacra reliquia. Questo è il BLACK METAL come andrebbe suonato, concepito e vissuto!

REVIEW OVERVIEW
Voto
90 %
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