Gospel Of The Horns – The Satanist’s Dream

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Sono particolarmente affezionato a questo esordio degli australiani Gospel Of The Horns per averlo acquistato casualmente al tempo della sua uscita, giovane metallaro imberbe, incuriosito dal titolo e dalla copertina così espliciti. A tanti anni di distanza si può dire che questa band si sia ritagliata il suo spazio di tutto rispetto nella scena black australiana, accanto a nomi forse più conosciuti come Destroyer 666, Abominator ed altri. Anche se, con riferimento ai Gospel Of The Horns, sarebbe probabilmente più corretto parlare di black/thrash perché il loro sound veloce e aggressivo è decisamente caratterizzato da un approccio violento, che mescola in egual misura influenze primordiali provenienti dalla così detta prima ondata black (Hellhammer, Celtic Frost), l’assalto iconoclasta e furibondo tipico di certo thrash più intransigente (Onslaught, Mortal Sin) e l’immancabile influsso dell’allora imperante true black metal di scuola norvegese (Darkthrone e Gorgoroth su tutti). Un amalgama che intorno alla metà degli anni novanta aveva il suo perché e che i nostri hanno saputo declinare anche con maggiori tecnica e personalità nei lavori successivi (specie gli album “A Call To Arms” e “Realm Of The Damned”, rispettivamente del 2002 e del 2007) mantenendo invece in questo loro primo parto, originariamente pubblicato nel 1994 in cassetta e poi ristampato in formato cd l’anno seguente, un piglio molto primitivo e grezzo, senza troppi fronzoli. Certamente dischi come questo, così naif nei suoni e ingenuamente anticristiano nel concept, in quegli anni giustificavano la propria esistenza in una scena che ribolliva di novità a livello mondiale ed oggi da alcuni sarebbero forse considerati inevitabilmente datati e superati, ma poco importa quando ci sono attitudine e buona musica. Consiglio in ogni caso, e non solo ai nostalgici, di recuperare questo lavoro, se ne avete la possibilità, se non altro come testimonianza storica dei primi passi di una scena underground, quella australiana, che non ha mancato di produrre gruppi di valore.

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70 %
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