Ad Omega – Tenebris Templum

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Ed ecco giungere per gli italiani Ad Omega l’atteso momento del debutto sulla lunga distanza, dopo i due ep pubblicati negli scorsi anni, “Luciferian Climax” e “Golden Age In Blasphemy”, dei quali abbiamo avuto modo di occuparci su queste pagine virtuali. “Tenebris Templum”, con la sua lugubre cover realizzata dall’italiana Silent Wood (qui la nostra intervista), esce sotto l’egida dell’etichetta russa Narcoleptica Productions, ultimamente molto attenta nello scovare realtà interessanti nel sottobosco underground nostrano, e rappresenta la compiuta sintesi di quanto proposto finora dal duo composto da Noktvrnal e Vindur, costituendo al tempo stesso anche un’ulteriore tassello nel percorso evolutivo della band e ponendo le basi per quelle che potrebbero essere le future releases. La band è riuscita in questi quaranta minuti scarsi di musica a condensare le influenze e gli stili che avevano caratterizzato fin dagli esordi la propria concezione di black metal in un insieme coerente, che si sviluppa attraverso tracce che mantengono inalterato il piglio oscuro e demoniaco di fondo, dando però spazio ad elementi di diversificazione che mantengono alta l’attenzione e il coinvolgimento emotivo dell’ascoltatore.

Abbiamo quindi il tipico riffing feroce ed aggressivo, che progredisce in maniera organica con le ritmiche e lo screaming, richiamando alla mente i mostri sacri del genere senza però mai appiattirsi troppo su soluzioni preconfezionate; abbiamo atmosfere sulfuree e ritualistiche, che ormai possiamo considerare alla stregua di un marchio di fabbrica del combo nostrano, veicolate anche dall’uso mai invasivo di brevi intrusioni tastieristiche, che non fanno mai avvicinare la proposta dei nostri a schemi riconducibili al black sinfonico ma contribuiscono in maniera essenziale a sottolineare alcuni passaggi più evocativi, a volte anche in modo piuttosto sorprendente; abbiamo un certo gusto per la melodia (altro tratto rimarchevole della band, fin dalla prima demo), mai ostentata ed anzi abbastanza sottotraccia, ma presente benché distorta e sinistra; abbiamo infine un certo afflato progressivo, già manifestato in passato (ad esempio in un pezzo come “Great Mother Lilith”, presente su “Golden Age In Blasphemy”), che si manifesta in stacchi improvvisi e in una struttura complessiva dei brani non eccessivamente prevedibile, che però si mantiene compatta, senza mai sfociare in soluzioni inutilmente cervellotiche. È quindi possibile, con buona approssimazione, circoscrivere la musica degli Ad Omega nell’ambito della più classica tradizione del black metal a sfondo satanico, su quel sentiero rosso che parte dai Mayhem di “De Mysteriis Dom Sathanas” e giunge ai più recenti esiti del così detto “religious black metal” (che per alcuni significa semplicemente scopiazzare in maniera banale i Deathspell Omega e citare senza costrutto passi della Bibbia, ma non è questo il caso).

A voler fare a tutti i costi un accostamento, personalmente credo di poter avvicinare questo disco, sotto alcuni aspetti, alle prime uscite dei Watain: ma gli Ad Omega riescono però a conservare una propria specificità e una fluidità compositiva ed esecutiva veramente invidiabile, ben veicolata da una registrazione che ci restituisce una certa quantità di sporcizia ma non risulta mai troppo confusionaria e caotica. Quello che manca è forse l’episodio folgorante, in grado di stamparsi indelebilmente e fin da subito nella mente dell’ascoltatore, il cavallo di battaglia insomma. Ma poco male in fondo, perché “Tenebris Templum” va ascoltato nella sua interezza ed è un album che mette in mostra un’indiscutibile crescita da parte di un ensemble ancora giovane e con ulteriori margini di miglioramento. Da una parte una buona conferma e dall’altra una piacevole sorpresa.